La pubblicità per aziende, nella testa delle persone, è una spesa che solo i grandi fatturati possono permettersi. Questa concezione è sbagliata per almeno due ragioni, perché, innanzitutto, non si tratta di una spesa, bensì di un investimento; in secondo luogo, se c’è qualcosa che si può vendere, lo si può anche pubblicizzare, a prescindere dalla grandezza dell’azienda.Dunque, prima di chiedersi se ne vale davvero la pena, bisognerebbe anzitutto capire perché e come fare pubblicità per aziende, in cosa consiste davvero questa attività e quali reali benefici può apportare.Vediamo in dettaglio questi aspetti e, una volta compresi e consolidati, sarà semplice rispondere anche da soli alla fatidica domanda: ne vale la pena?Qualche tecnicismo per cominciare: cosa si intende per pubblicità?Quando si parla di “pubblicità”, il riferimento va spesso a un’immagine: uno spot in TV, un manifesto in città, un post sponsorizzato su Facebook. Ma se vogliamo ragionare con criterio, la pubblicità non è il formato, è la funzione. È l’insieme di azioni pagate da un’azienda per attirare l’attenzione di un pubblico specifico, con l’obiettivo di promuovere un prodotto, un servizio, un evento o un messaggio commerciale.In concreto, oggi la pubblicità può avvenire su decine di canali: motori di ricerca (Google Ads), social media (Meta, LinkedIn, TikTok), piattaforme video (YouTube), banner su siti verticali, annunci audio su Spotify, email sponsorizzate, influencer marketing, digital signage, stampa, radio, TV locale o nazionale. Non è importante il mezzo, ma il principio: l’azienda paga per mostrare qualcosa, a qualcuno, con uno scopo preciso.Capire questo è fondamentale, perché consente di distinguere la pubblicità da tutte le altre attività di comunicazione organica o gratuita. Fare pubblicità significa allocare unbudget su canali e formati in grado di generare visibilità, attenzione e azione in un tempo controllabile. E questo la rende uno strumento misurabile, replicabile e scalabile. Esattamente ciò che serve a un’azienda, piccola o grande che sia.Budget e ritorni: la pubblicità per aziende non è una “spesa”Il vero problema non è “quanto costa fare pubblicità”, ma come viene valutato quel costo. Se lo si vede come una voce passiva, il risultato è il blocco: si taglia, si rinvia, si teme di sbagliare. Se invece lo si considera per quello che è, cioè un investimento, allora si entra nella logica del rendimento.Una campagna pubblicitaria, per essere utile, deve avere un obiettivo preciso (acquisizione, conversione, notorietà, ecc.), un budget coerente e un sistema di misurazione affidabile.La metrica chiave è il ROAS (Return On Advertising Spend), ovvero il rapporto tra ciò che si guadagna e ciò che si spende in pubblicità. Un ROAS pari a 4 significa che per ogni euro investito, ne rientrano 4. In alcuni settori, 2 è già ottimo; in altri, 6 è la norma. Non esiste una soglia valida per tutti, ma esiste un metodo: monitorare, testare, ottimizzare.Fare pubblicità oggi: consigli e strategieLa pubblicità che funziona è quella ben targettizzata, creata su misura per segmenti di pubblico precisi, e diffusa su piattaforme dove quei segmenti sono presenti, attivi e reattivi. Quindi fare pubblicità non significa “sparare nel mucchio”, ma parlare alle persone giuste, nel momento giusto, con un messaggio ad hoc.Serve poi un messaggio chiaro, un’offerta leggibile, una creatività coerente con l’identità del brand e con l’aspettativa del pubblico. Serve continuità, perché l’efficacia si costruisce nel tempo, non in un post isolato. E serve analisi costante, perché nessuna campagna nasce perfetta: si testa, si aggiusta, si rifinanzia solo ciò che funziona.La pubblicità, quindi, non è un lusso, né tantomeno un salto nel buio. È una leva strategica che può portare ritorni reali, misurabili, sostenibili. La domanda non è “se conviene pubblicizzare”, ma come farlo in modo intelligente e adatto alla propria realtà aziendale.| Da Rumors.it