“La magistratura che oggi sciopera e che si oppone a un tentativo sottilmente eversivo di una riforma della Costituzione parla al paese. Però se parla al paese, il paese deve poter ascoltare. Un grande ideologo della comunicazione della destra americana ha detto la frase definitiva: non è importante quello che dici, ma quello che sentono. Allora, il cittadino che sente il dibattito di oggi, che cosa sente? Quasi nulla“. Sono le parole di Gianrico Carofiglio, scrittore ed ex magistrato, intervenuto oggi all’assemblea pubblica dell’Associazione Nazionale Magistrati al teatro Adriano di Roma, con una reprimenda affettuosa ma severa nei confronti dei suoi ex colleghi.L’ex parlamentare esordisce menzionando un motto celebre dell’americano Frank Luntz, sondaggista e consulente di comunicazione dei Repubblicani. Ma menziona anche Bruno Trentin, partigiano e segretario della Cgil dal 1988 al 1994: “Pare che Trentin, se un suo collaboratore diretto gli dava ragione più di tre volte di seguito, lo mandava via. E questo è il segno, è il sintomo, è il simbolo della leadership”.E sottolinea: “Io sono rimasto affascinato dal discorso che ha fatto il mio amico Enrico Scoditti sul tema delle complesse questioni costituzionali legate all’istituzione di quello che potrebbe essere un giudice speciale. Però questo, come altre cose, sono questioni da convegno. Noi stiamo cercando di parlare ai cittadini per far capire quello che sta succedendo. Lo dico con amicizia e affetto per un lavoro che ho fatto per tanti anni e che mi è rimasto addosso. E permettetemi anche un’altra notazione critica – continua – Siamo 5 uomini, una professoressa e non c’è neanche una donna magistrato a parlare. Una magistratura proiettata nel futuro, capace di cogliere la complessità del presente per ragionare sulle soluzioni necessarie ai problemi del presente, che si propone al Paese in questo modo manda un messaggio che poi non è vero, perché siamo qui”.Carofiglio torna sulle lacune comunicative della magistratura nell’esplicare le ragioni della protesta contro la riforma costituzionale che prevede la separazione delle carriere. E a riguardo cita il linguista statunitense George Lakoff, proponendo agli ex colleghi un suo celebre esperimento: “Qualche giorno fa leggevo l’intervista di un bravissimo magistrato: era piena di cose giuste e contemporaneamente la sintesi di quello che non bisogna fare. Questo bravissimo collega diceva: ‘Noi non siamo contro la riforma perché vogliamo difendere le prerogative e i privilegi della magistratura’. George Lakoff, il più grande studioso di comunicazione politica del mondo, nonché il più grande studioso della metafora politica – spiega – cominciava il suo corso di linguistica dando alla sua classe una prescrizione che è quella che io adesso darò a voi. Vorrei che vi facesse quello che sto per dire, cioè non pensate a un elefante. C’è qualcuno che non ha pensato a un elefante? Ecco, come scrisse Dostoevskij, il modo migliore per far pensare una persona a un orso bianco è dire: ‘Non pensare a un orso bianco‘”.Lo scrittore prosegue: “Se di fronte a un pubblico distratto e non sempre ben disposto diciamo ‘noi non stiamo difendendo le nostre prerogative’, quello che rimane nella testa delle persone, come l’elefante di Lakoff, sono le prerogative, i privilegi. Bisogna spiegare in positivo. Sempre Lakoff sostiene che quando ci si trova di fronte ad affermazioni false o addirittura truffaldine, bisogna praticare una tecnica di reazione che non deve essere estemporanea, altrimenti – puntualizza – si fa come nella barzelletta in cui il maestro di arti marziali si inchina davanti al teppista e quello gli dà un cazzotto in faccia. Davanti a un avversario che dà le testate e i cazzotti in faccia, non è che non dobbiamo rispettare le regole, ma dobbiamo tener conto del fatto di avere interlocutori così spregiudicati e così poco inclini a considerare il tema della verità“.Carofiglio poi invita gli ex colleghi a un’altra riflessione: “Ci deve essere anche una esplicita dimensione di autocritica, non individuale, non di categoria, ma dei percorsi storici. Dire che non si sentiva alcun bisogno di alcuna riforma significa collocarsi in un angolo nel quale non ci si può difendere. Per sostenere con forza le ragioni dell’indipendenza, dell’autonomia e quindi dei diritti dei cittadini, non bisogna far calare una saracinesca su tutto quello che può essere successo o che succede e su quello che non funziona, perché c’è anche quello che non funziona. Autocritica – aggiunge – significa avere la capacità di vedere la complessità del mondo da più punti di vista, per poi restituirla all’esterno in una maniera comprensibile, il che non significa banalizzante. Uno dei più grandi geni del secolo passato, Richard Feynman, diceva che se non sei capace di spiegarlo a un bambino di 8 anni, non l’hai capito. Io non sono così drastico, però bisogna essere capaci di spiegarlo a chi non ha nessun elemento”.E conclude: “Bisogna essere capaci di sfuggire alla trappola della conoscenza, quella per cui, se noi sappiamo una cosa, allora vuol dire che gli altri la capiranno. Non la capiscono, non sanno di che cosa stiamo parlando. E se non sanno di cosa stiamo parlando, saranno preda di ogni tipo di manipolazioni, anche se sono in buona fede, anche se non sono appartenenti a quel tipo di impostazione che noi vediamo e che vorremmo contrastare. Le cose vanno dette in maniera comprensibile e chiara, cogliendo il tema. E questo è il risultato della capacità di leggere la complessità e di restituirla in modo comprensibile”.L'articolo Sciopero magistrati, Carofiglio agli ex colleghi: “Bisogna saper reagire a chi ti dà cazzotti in faccia, dice falsità e non rispetta le regole” proviene da Il Fatto Quotidiano.