La scuola è un contesto che si fonda essenzialmente sulla relazione: tra docenti e studenti, tra studenti, tra docenti e genitori. Senza questa relazione non è possibile alcuna attività didattica, come la scuola a distanza dell’era Covid ha ampiamente dimostrato. È chiaro che ognuno entra a scuola e porta con sé il proprio bagaglio culturale, di esperienze, di conoscenze. È impossibile prescindere da questo bagaglio.Certamente questo bagaglio non deve essere motivo di imposizione di un pensiero ma deve essere messo a disposizione di tutti, colleghi, studenti e genitori per uno scambio proficuo e una reale formazione a 360°. Nessuna imposizione di pensiero può trovare spazio o legittimazione nella scuola, così come in ogni altro ambito di vita, ma nella scuola ancora di più, perché si ha a che fare con le menti dei giovani che non dispongono di un bagaglio di conoscenze e di esperienze strutturato, se lo stanno costruendo, soprattutto i giovani devono costruire la loro visione critica della realtà sulla base di quanto, mano a mano, stanno sperimentando. La scuola, pertanto, non è un luogo neutro ed è il luogo nel quale occorre liberarsi da qualsiasi forma di oppressione.Ritengo, infatti, che la prima forma di oppressione da cui dobbiamo liberarci sia il potere dei social, dei vari mezzi di informazione e capire come quella stessa notizia possa essere presentata a seconda delle diverse impostazioni di pensiero. Presentiamo, invece, i fatti così come sono avvenuti, senza letture o interpretazioni sottese: saranno poi gli studenti a farsi un’idea sulla base delle loro conoscenze e del loro modo di interpretare la realtà. Il docente può anche dichiarare la sua linea di pensiero, a patto che presenti gli argomenti in modo obiettivo e nel rispetto di tutte le posizioni. È chiaro che ognuno di noi ha una propria visione del mondo e della vita. Ma questa visione non deve essere imposta. Il docente di qualsiasi materia deve presentare i diversi contenuti con obiettività, sicuramente esternando, se lo desidera, la propria opinione e la propria visione ma senza tentare di imporla ai discenti che saranno così posti nelle condizioni di sviluppare una propria visione.Solo così si costruisce lo spirito critico, non pretendendo che lo spirito critico consista, paradossalmente, nell’avere la stessa visione del docente. Ed è proprio in questa prospettiva di libertà che da anni sostengo la necessità che anche in Italia sia garantito il diritto alla libertà di scelta educativa dei genitori, di insegnamento dei docenti e di apprendimento per gli studenti. Lo Stato che indossa le vesti di unico gestore del servizio di istruzione è lo stato totalitario, ossia quello che vuole indirizzare le menti dei suoi cittadini più giovani, cittadini adulti del domani. Non è un caso che le Costituzioni dei paesi dell’Est Europa, nati dopo la caduta dei regimi comunisti, abbiano posto, tra i principali diritti da garantire, quello della libertà di educazione e che tale diritto sia stato attuato. Questi paesi hanno capito, facendone diretta e drammatica esperienza, che l’educazione dei giovani è considerata come strumento al servizio del potere, da sempre.Allora affermare il diritto alla libertà di scelta educativa vuol dire creare le condizioni per la nascita di più realtà educative, più prospettive sulla realtà, vuol dire che le scuole tutte potrebbero elaborare molteplici progetti educativi da proporre a famiglie, docenti e studenti: una simile libertà porterebbe ad un aumento della qualità dell’offerta formativa, frutto anche di un confronto costruttivo tra docenti, studenti e famiglie. E sarebbe un’offerta formativa accessibile a tutti, senza alcuna discriminazione economica.Suor Anna Monia Alfieri, 22 febbraio 2025Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis)L'articolo Liberiamo la scuola dai cattivi maestri proviene da Nicolaporro.it.