Il declino dell’industria europea non è una conseguenza dell’agenda verde. Anzi, è solo accelerando sulla transizione energetica che le aziende del Vecchio Continente potranno tornare a correre. È a partire da questa premessa che nasce e si sviluppa il Clean Industrial Deal, il maxi-piano della Commissione europea (qui il documento completo) che punta a stimolare la produzione di tecnologie pulite dentro i confini Ue mobilitando (almeno) 100 miliardi di euro di investimenti. Il documento svelato oggi rappresenta una sorta di “fase due” del Green Deal e promette di coniugare le politiche per l’ambiente a quelle per il rilancio dell’industria. Non è un caso, infatti, che alla conferenza stampa di Bruxelles si siano presentati tre pezzi da novanta dell’esecutivo di Ursula von der Leyen: il commissario al Clima Wopke Hoekstra, il commissario all’Industria Stéphane Séjourné e la commissaria alla Competitività e alla Transizione Teresa Ribera, che ha coordinato in prima persona la stesura del documento.Cosa sono le «clean tech»Quando si parla di clean tech, il riferimento è a tutte quelle tecnologie non inquinanti che cercano di promuovere la decarbonizzazione e il contrasto ai cambiamenti climatici. Le principali sono cinque: pannelli solari, turbine eoliche, auto elettriche, batterie e pompe di calore. Per quanto riguarda pannelli e batterie, la Cina ha una posizione di dominio pressoché incontrastato a livello globale e controlla non solo la maggior parte della produzione ma anche la catena di fornitura delle materie prime necessarie. Su auto elettriche ed eolico, Pechino ha una quota di mercato superiore al 50% ma l’Europa potrebbe ancora avere margini di manovra per rosicchiare terreno ai concorrenti asiatici. E infine ci sono le pompe di calore, che rappresentano un’alternativa più ecologica per il riscaldamento degli edifici e che vedono l’Europa nell’insolita posizione di leader mondiale nella produzione.Il piano di Bruxelles da (almeno) 100 miliardiLa ricetta di Bruxelles è tanto semplice quanto ambiziosa: stimolare la produzione di tutte queste tecnologie sul suolo europeo così da rilanciare l’industria e, allo stesso tempo, rispondere alla minaccia esistenziale dei cambiamenti climatici. «Oggi l’Europa sta mandando un messaggio chiaro: la decarbonizzazione è un motore di prosperità, crescita e resilienza. Il futuro inizia ora», ha detto la commissaria Ribera durante la conferenza stampa di presentazione del Clean Industrial Deal a Bruxelles. Per raggiungere questi obiettivi, la Commissione mobilita un tesoretto da 100 miliardi di euro, che sarà gestito da una «Banca per la decarbonizzazione industriale» e servirà proprio a sostenere la produzione di tecnologie pulite Made in Europe. A questo si aggiungeranno poi altri tre canali di finanziamento. Il primo passa da una riforma delle regole sugli aiuti di Stato, che saranno semplificate proprio per stimolare gli investimenti green. Il secondo riguarda la modifica del regolamento InvestEU, che potrebbe mobilitare fino a 50 miliardi di euro in investimenti aggiuntivi. Infine, ci sono i nuovi strumenti finanziari che lancerà la Banca europea per gli investimenti (Bei) sia per i governi che per le aziende.Cosa propone la Commissione europeaIl Clean Industrial Deal presentato oggi a Bruxelles contiene un ampio ventaglio di proposte. Di seguito alcune delle principali:Prezzi dell’energia:Insieme al Clean Industrial Deal, la Commissione ha presentato oggi un «piano d’azione sull’energia accessibile» per abbassare le bollette di famiglie e aziendePriorità al «Made in EU»:Preferenza a prodotti sostenibili e realizzati dentro l’Unione europea negli appalti pubblici e privati che riguardano settori strategiciIntroduzione di una «etichetta volontaria di intensità di carbonio» per quantificare le emissioni dei prodotti industriali. Si partirà con l’acciaio nel 2025 e si proseguirà poi con il cementoMaterie prime:Creare piattaforme per acquisti congiunti di materie prime per conto delle aziende interessate, nella speranza di riuscire a strappare prezzi più bassi dai fornitori esteriAdottare un «Circular Economy Act» nel 2026 per accelerare il riciclo delle materie prime, in particolare quelle considerate «critiche», e ridurre la dipendenza dalle importazioniCommercio:Stringere nuovi accordi commerciali per includere anche investimenti puliti e diversificare le catene di fornituraPosti di lavoro:Istituire una «Unione delle competenze» per formare personale qualificato e di livello nei settori delle tecnologie puliteSemplificare, ma senza motosegaIl Clean Industrial Deal è solo una delle tre grosse iniziative politiche presentate oggi a Bruxelles. Assieme al Piano per l’industria pulita e a quello per l’energia a prezzi accessibili, la Commissione europea punta anche sulla semplificazione delle regole già esistenti. Oggi l’esecutivo di Ursula von der Leyen presenterà anche il pacchetto Omnibus, che contiene una serie di proposte per ridurre l’onere economico e amministrativo che grava sulle aziende. Come? Andando a rivedere alcuni provvedimenti del Green Deal approvati negli ultimi anni. I gruppi politici più ecologisti del Parlamento europeo hanno interpretato questo annuncio come in aperta contraddizione con il Piano per l’industria pulita. La Commissione, però, ha rigettato le critiche, assicurando che non ci sarà alcuna deregolamentazione. «L’Europa vuole semplificare e sa riformarsi anche senza una motosega, ma con uomini e donne competenti che ascoltano le imprese», ha ribattuto il commissario Séjourné in conferenza stampa, riferendosi alla motosega del presidente argentino Javier Milei diventata un simbolo delle politiche libertarie e di taglio dei servizi pubblici.Foto copertina: EPA/Olivier Hoslet | La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, poco prima della presentazione del Clean Industrial Deal, 26 febbraio 2025L'articolo Arriva il Clean Industrial Deal: dalle quote «Made in EU» ai prezzi dell’energia, cosa c’è nel nuovo patto per la transizione verde proviene da Open.