“Miss Italia non deve morire” è il titolo del docufilm in uscita su Netflix il 26 febbraio. Un’affermazione netta. Ma anche un desiderio e un invito a non cancellare una pagina di intrattenimento che ha compiuto 85 anni (nasce nel 1939 come “5.ooo lire per un sorriso”) e si è fatta specchio dei cambiamenti del nostro Paese. Anche solo diventando oggetto di critiche e polemiche, dall’accusa di veicolare un’immagine vetusta, non inclusiva e anacronistica delle donne fino alle recenti richieste di annessione delle transessuali al concorso. Richiesta negata per via del regolamento: bisogna essere donne dalla nascita.L’epoca di Sophia Loren e Gina Lollobrigida, quando le aspiranti erano selezionate sulla base delle misure 90-60-90 non esiste più, per fortuna. Oggi abbiamo fra le regine di bellezza Miriam Leone, Anna Valle, Caterina Balivo, Francesca Chillemi, Martina Colombari, Giusy Buscemi, tutte entrate a pieno titolo nel mondo dello spettacolo. Ma Miss Italia, un tempo trasmesso sulla Rai in prima serata con uno share che poteva competere con quello del Festival di Sanremo, è rimasta senza emittente nazionale. E trasmette la finale sul suo canale YouTube. Cancellata dai palinsesti per via, appunto, del suo messaggio ormai vecchio e superato.Patrizia Mirigliani, la patron che ha ereditato il concorso dal padre Enzo nel 2000, non si dà pace e spiega a FQMagazine: “Ho aperto alle taglie abbondanti, alla mamme, ho creato fasce per donne con disabilità, per donne che hanno denunciato abusi e violenze, ho ospitato ricercatrici internazionali. Ho dato spazio al femminile nel mondo del lavoro con la creazione di un’Academy che invita scrittrici, modelle a 50 anni, psicologhe, casting director, esperte d’arte, nutrizioniste, esponenti della Polizia. Da quest’anno faremo anche prevenzione sul cancro in camper in molte tappe delle selezioni. Non è un cambiamento che denota un rinnovamento importante?”.Torniamo al docufilm, un lavoro che nasce da un’idea di Pietro Daviddi, David Gallerano e Gregorio Romeo, prodotto da Gabriele Immirzi per Fremantle, Tommaso Bertani per Ring Film. A noi sembra che, più che l’affermazione “Miss Italia non deve morire”, il film lanci una domanda: Miss Italia deve morire oppure no? E lo fa attraverso immagini che arrivano persino a far sorridere (crediamo volutamente).Come l’accostamento con la premier Giorgia Meloni che urla ‘Dio, patria, famiglia’ poco prima della ripresa dell’entrata in scena di alcune aspiranti Miss. O di Sgarbi e Cruciani, partecipanti alla giuria delle finali del 2023, che rimarcano la questione della bellezza femminile come valore. In tutto questo scorrere di ‘fotografie’ dal backstage delle selezioni regionali sparse sul territorio italiano, si assiste persino alla diatriba fra gli agenti regionali maschi. Uno dichiara che una ragazza non va bene per il lato b troppo abbondante, l’altro enuncia a Netflix che il concorso è muliebre, per lui decreta la moglie ideale. Altre amenità?Patrizia Mirigliani, abituata da decenni ad avere a che fare con il mondo maschile da quando ha preso la direzione del Concorso, si mostra a tratti un po’ sconfortata. Ma ci ride anche su e, sull’accostamento con Meloni, dice: “Il concorso non ha mai avuto un colore politico. Tanto per citare uno di diversa area, Romano Prodi, si era espresso a favore. Persino il presidente Mattarella ha eletto Chiara Bordi, una mia Miss con protesi alla gamba, alfiere della Repubblica”. Poi specifica: “Credo che Miss Italia abbia avuto il suo seguito perché ha realizzato concretamente i sogni di tante donne e ha avuto un pubblico affezionato da casa. Oggi per esempio tre Miss, Leone, Chillemi e Valle, sono impegnate in produzioni televisive importanti”.Anche sulla questione del passato superato, la patron ha le idee chiare: “Miss Italia è una pagina della nostra storia nell’intrattenimento. Ha un passato superato, è vero. Ma io nel tempo ho cercato di attuare un cambiamento. Anni di lotta per affermare un ideale di donna diverso. Con le fasce di Miss Coraggio, tanto per citarne uno. Perciò nel trailer, quando ho visto che sono state abbinate le corse dei cavalli alla competizione delle Miss, solo perché alcune selezioni sono state realizzate negli ippodromi, mi sono irritata. Non posso che ritenere questo un taglio volutamente ironico”.Scusi ma lei dov’era quando giravano il film? Risponde così: “Questa non è solo la storia della direzione di Mirigliani. Questa è la storia di un concorso nato nel Dopoguerra che ha il suo passato. Ci crede se le dico che io stessa ho lottato con gli agenti regionali per anni cercando di sfatare quel concetto di femminilità vetusto?”. Sono 400 le selezioni regionali sparse su tutta la penisola, in Comuni che le ospitano di diverso orientamento politico. Un universo mondo di ragazze in gran parte della provincia italiana – ancora oggi sfiorano le 10mila unità – che sognano di diventare reginette di bellezza ed entrare nello showbiz.C’è anche Aurora, una ragazza coi capelli corti che gioca a calcio e dice cose intelligenti che hanno davvero un senso. E’ il leitmotiv di un cambiamento dell’immagine femminile e di un’esigenza di libertà. E’ come se dicesse a tutti: ‘se voglio fare un concorso di bellezza lo faccio. Punto. Sono e mi sento libera di scegliere anche più cose contemporaneamente, se pur in apparenza contrastanti. Sono io che decido’. Aurora si è fermata alle pre-finali nazionali. Ci è rimasta male. Ma Mirigliani già da tempo sta lavorando sul cambiamento della percezione della bellezza femminile. Modificare i criteri di selezione, oltre ad aver aggiunto donne fra gli agenti in parità, il suo obiettivo. “Il concetto di bellezza oggi è rappresentato da un insieme di fattori, fra cui fascino e personalità. Aurora ha lasciato il segno su tutti, molto avanti sui tempi”, spiega.Il futuro di Miss Italia al di là dell’emittente qual è? Se chiedi alla patron di suo figlio Nicola quale erede della kermesse, ripreso mentre vive quell’esperienza come un evento non suo, fra un sushi e un arrivo alla finale in ritardo che per poco non lo fanno entrare, appare chiaro che, sinceramente, quella non è la sua lotta. Mirigliani anche su questo aspetto sorprende per lucidità: “Per Miss Italia devo lottare io come donna, anche nella mia solitudine. Quando sono tornata a Roma da Trento tanti anni fa ho trovato attorno a me un clima ostile da parte di alcuni collaboratori di mio padre che non volevano prendere ordini da una donna. Riguardo a mio figlio, la cosa più bella per una madre è aver creato una persona diversa che ha le sue direzioni di vita anche non coincidenti con ciò che desideri. Io stessa sono approdata alla direzione del Concorso da sola. E’ stata una scelta autonoma, mica un obbligo da parte di mio padre”.In conclusione, la patron si augura che questo docufilm generi un vero dibattito: “Decidere di cancellare un programma che è fatto per le donne e piace soprattutto alle donne, con una storia importante, è stato un gesto di prevaricazione. Ripensiamo insieme questo evento per dare alle donne grandi opportunità”.L'articolo Miss Italia deve morire oppure no? Il doc su Netflix parla chiaro. Ma Patrizia Mirigliani contesta: “Sono state abbinate le corse dei cavalli alla competizione delle Miss” proviene da Il Fatto Quotidiano.