L’accordo sui minerali tra Usa e Ucraina è quasi realtà. I dettagli

Wait 5 sec.

Minerali, ma non solo. L’intesa che sembra essere stata trovata tra Kyiv e Washington pare non limitarsi solamente alle terre rare, ma anche ad altre risorse strategiche presenti nel suolo ucraino, come ad esempio gas e petrolio. Nella bozza della versione finale dell’accordo, non ancora diffusa pubblicamente ma che è stata resa accessibile al Financial Times, viene prevista l’istituzione di un fondo comune al quale l’Ucraina contribuirebbe con il 50% dei proventi derivanti dalla “futura monetizzazione” delle risorse minerarie di proprietà dello Stato, compresi petrolio e gas, e della logistica associata. Viene anche specificato che il fondo potrebbe usare le proprie risorse per finanziare alcuni progetti siti in Ucraina.Tuttavia, nell’accordo non risulterebbero incluse le risorse già sfruttate (e monetizzate) dall’Ucraina, come ad esempio le attività già avviate di Naftogaz o Ukrnafta, i maggiori produttori di gas e petrolio dell’Ucraina. Nel testo non sono inoltre affrontati argomenti di rilievo, come ad esempio l’entità della partecipazione degli Stati Uniti al suddetto fondo.Così come non sono menzionate garanzie di sicurezza di sorta, le stesse che il Presidente statunitense Donald Trump aveva evocato nelle scorse settimane, quando aveva sollevato per la prima volta la questione dell’accordo sulle terre rare (definendolo di per sé una sorta di committment statunitense nei confronti dell’Ucraina), e che sarebbero state discusse durante la visita dell’inviato speciale Usa Keith Kellog a Kyiv la settimana scorsa.L’accordo raggiunto tra Ucraina e Stati Uniti è una rinegoziazione della proposta iniziale avanzata dal governo statunitense, la quale prevedeva un fondo di investimento per la ricostruzione in cui gli Stati Uniti avrebbero manenuto “un interesse finanziario del 100%”, con l’Ucraina che avrebbe contribuito al 50% delle entrate del fondo derivanti dall’estrazione di risorse minerarie, tra cui petrolio, gas e infrastrutture associate, fino a un massimo di 500 miliardi di dollari. Questi termini, descritti come inaccettabili dai funzionari ucraini, sono stati rimossi dalla bozza finale, mentre è stata aggiunta la già menzionata clausola relativa al finanziamento di progetti in terra ucraina.La bozza dell’accordo sarebbe stata approvata dai ministri della Giustizia, dell’Economia e degli Esteri di Kyiv, e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky si è reso disponibile per volare negli Stati Uniti già il prossimo venerdì per siglare definitivamente l’accordo con la sua controparte americana. Secondo un funzionario vicino a Zelensky, il leader ucraino potrebbe cogliere l’occasione per discutere del proseguimento del sostegno militare Usa a Kyiv.Fin dall’inizio, Trump aveva mostrato interesse verso i depositi ucraini di quelle che lui stesso aveva definito “Terre rare”. Ma la definizione non sarebbe corretta. “Secondo lo stesso Istituto Geologico Usa, la presenza di terre rare in Ucraina è quasi inesistente”, scrive l’economista e fondatore della società di consulenza T-Commodity Gianclaudio Torlizzi, “La situazione è diversa invece per quanto riguarda minerali critici come titanio e gallio. Ma da qui ad arrivare ai miliardi di dollari chiesti da Trump ce ne corre. Prima della guerra, l’Ucraina rappresentava circa il 6% della produzione globale di titanio. Meno, ad esempio, del Mozambico. Il vero tesoro minerario ucraino sembra riguardare piuttosto carbone, minerale di ferro, e gas”.La questione delle terre rare in Ucraina è stata sollevata anche dal Presidente russo Vladimir Putin durante la sua intervista di pochi giorni fa, nella quale ha sottolineato la disponibilità di Mosca a cooperare con i “partner americani” sullo sviluppo dei giacimenti di terre rare in Ucraina, in una sorta di captatio benevolentiae rivolta alla Casa Bianca.