AGI - Con quella faccia non avrebbe mai dovuto sfondare in un cinema dominato dai belli e dannati come Marlon Brando o dai belli e basta come Paul Newman. E invece Gene Hackman ha conquistato Hollywood, inanellato successi, imposto quella faccia da cattivo in una lunga carriera: 80 film, due Oscar e tre nomination. Di sé stesso diceva di essere un attore più che star; di certo è stato uno dei più grandi del Novecento. L'interpretazione forse più famosa di Hackman, trovato morto ieri nella sua villa di Santa Fe oinsieme con la moglie e il cane, è forse il duro e volgare poliziotto newyorkese Jimmy 'Popeye' Doyle ne 'Il braccio violento della legge', del 1971. Leggendaria la scena dell'inseguimento in auto di cinque minuti e mezzo, in cui Doyle si fa strada per le strade trafficate della città. Quell'interpretazione gli valse il suo primo Oscar.Il secondo arrivò 20 anni dopo, nel 1992, per la sua interpretazione del brutale sceriffo di provincia 'Little Bill' Daggett ne 'Gli Spietati'. "È incapace di fare un brutto lavoro", disse di lui Alan Parker dopo averlo diretto nel 1988 in 'Mississippi Burning'. "Ogni regista ha una breve lista di attori con cui morirebbe dalla voglia di lavorare, e scommetto che Gene è su tutte", spiegò.Hackman era nato nel 1930, durante la Grande Depressione, a San Bernardino, Illinois, Midwest. Il padre se ne era andato di casa quando lui aveva 13 anni, salutandolo con la mano mentre si allontanava in macchina. Hackman raccontò poi di aver capito in quel momento che non sarebbe mai tornato. La madre di Hackman mori' in un incendio prima che lui si affermasse come attore. A 16 anni, mentendo sull'età, si arruolo' nei Marines. La mancanza di un contesto affettivo solido ha pesato sulla sua vita, come lui stesso ammise. "Le famiglie disfunzionali hanno generato un certo numero di attori piuttosto bravi", ha disse al Guardian nel 2002Hackman era arrivato alla recitazione relativamente tardi. Dopo aver studiato giornalismo all'Università dell'Illinois, alla fine degli anni Cinquanta si iscrisse alla Pasadena Playhouse in California. Insieme al suo compagno di corso, un certo Dustin Hoffman, furono qualificati come "i meno promettenti" del corso. L'aspetto, non proprio corrispondente alo stereotipo del belloccio di Hollywwod, non lo favoriva. E lo sapeva. "Volevo recitare, ma ero sempre stato convinto che gli attori dovessero essere belli. Questo perché ai tempi Errol Flynn era il mio idolo. Uscivo da un teatro e mi spaventavo quando mi guardavo allo specchio perche' non assomigliavo a Flynn", disse una volta.Finita la scuola Hackman tornò a New York e cominciò a farsi notare nei teatri off-Broadway. Nel 1964, fu scritturato a Broadway per la commedia "Any Wednesday", che gli valse un piccolo ruolo nel film "Lilith" con Warren Beatty. Qualche anno dopo, nel 1967, Beatty lo chiamò per 'Bonnie and Clyde'. Fu la svolta. Hackman ottenne la sua prima nomination all'Oscar e gli si apri' la strada per la celebrita'. Una seconda nomination all'Oscar arrivo' per "Non ho mai cantato per mio padre" (1970).Da allora, un'interminabile lista di pellicole entrate nella storia del cinema. Da 'Frankestein Junior' a 'Superman', Nemico Pubblico' a 'Twilight' e decine di altre ancora. "Sono stato addestrato per essere un attore, non una star. Sono stato addestrato per interpretare ruoli, non per avere a che fare con la fama, gli agenti, gli avvocati e la stampa", diceva. Hackman ha collezionato decine di riconoscimenti nella sua lunga carriera, anche nel XXI secolo. Il terzo Golden Globe è arrivato nel 2001 per 'The Royal Tenenbaums'. Nel 2008 la decisione di lasciare, anche di fronte a un inevitabile declino fisico: "Mi costa davvero molto emotivamente guardarmi sullo schermo", raccontò. Hackman ha passato gli ultimi anni scrivendo e dipingendo nella sua villa di Santa Fe insieme alla compagna di una vita, la pianista classica Betsy Arakawa, sua seconda moglie trovata morta insieme con lui. Dalla prima, Fay Maltese, sposata nel 1956, aveva avuto tre figli.