No, l'accordo tra Usa e Ucraina non riguarda le 'terre rare'

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AGI - Si è aperto un nuovo fronte nel conflitto ucraino su chi controllerà le risorse minerarie del Paese, dopo la fine dei combattimenti. Con grandi aspettative sui proventi, che potrebbero però andare deluse. Il presidente Usa, Donald Trump, ha annunciato di volere "l'equivalente di 500 miliardi di dollari in terre rare" mentre l'omologo a Kiev, Volodymyr Zelensky, ha espresso il suo dissenso, avvertendo che non avrebbe "firmato qualcosa che dieci generazioni di ucraini pagheranno in seguito". Ma c'è un piccolo problema in questa discussione sui miliardi, se non trilioni, che arriverebbero dai minerali dell'Ucraina: in realtà questa presunta ricchezza non è così ricca.Tecnicamente parlando, le terre rare sono 17 dei 118 elementi della tavola periodica: scandio, ittrio, lantanio, cerio, praseodimio, neodimio, promezio, samario, europio, gadolinio, terbio, disprosio, olmio, erbio, tallio, itterbio e lutezio. Tutti preziosissimi. "L'Ucraina, tranne un po' di scandio, fondamentalmente non ha terre rare, per questo sarebbe più appropriato parlare di accordo con gli Usa per minerali e risorse critiche", spiega in un'intervista all'AGI Gianclaudio Torlizzi, fondatore della società di consulenza T-Commodity e consigliere del ministro della Difesa su materie prime e materiali rari. Torlizzi riporta l'attenzione sul fatto che l'Ucraina "ha una discreta ricchezza, ma non è un campione minerario come per esempio il Congo per il cobalto o il Cile per il rame". Secondo l'esperto, la confusione sulle terre rare può spiegarsi "da una parte con la scelta degli ucraini di calcare un po' la mano su questo aspetto per aumentare l'interesse dell'Occidente nei loro confronti e dall'altra con l'utilizzato un po' semplicistico fattone da Trump che sotto questa categoria fa rientrare un po' tutto".   Le ricchezze (vere) dell'UcrainaL'intesa sui minerali che domani dovrebbe essere finalizzata alla Casa Bianca nell'ambito della visita di Zelensky, "riguarda invece il titanio, di cui l'Ucraina è sesto produttore a livello mondiale e che rappresenta l'attrattiva maggiore per il suo impiego nell'industria della Difesa, i giacimenti di carbone e gas e i minerali di ferro", sottolinea Torlizzi. L'Ucraina, inoltre, ha la grafite, che non è una terra rara, ma un minerale strategico e il litio, fondamentale per l'industria delle batterie e il business dei veicoli elettrici, ma di cui disponiamo in abbondanza in tutto il mondo e i cui depositi più promettenti si trovano nella regione di Zaporizhzhia, parzialmente sotto controllo russo.Ciò di cui l'Ucraina è veramente ricca sono i minerali di ferro, il gas naturale e il carbone, scoperti dal gallese John Hughes nel XIX secolo nella valle del fiume Donets, in Donbass. Lo stesso capoluogo regionale Donetsk in passato si chiamava Hughesovka in suo onore. Il problema è che tutte queste riserve di gas inutilizzate si trovano proprio lungo le attuali linee del fronte e molte miniere di carbone sono sotto il controllo russo e lo sono dal 2014. Le possibilità che questi giacimenti vengano sfruttati sono molto ridotte. "La trattativa vera in questo ambito sarà tra Mosca e Washington", che secondo l'analista, "si stanno già spartendo le risorse strategiche del Paese".  Per Torlizzi, sulle terre rare "la confusione di fondo è che si associano impropriamente ai cosiddetti minerali critici", pur essendo due cose molto diverse: le terre rare sono un gruppo di 17 elementi ben specificati nella tabella periodica e usati in piccole quantità nei semiconduttori, e i minerali critici sono materie prime importanti dal punto di vista economico e che presentano un elevato rischio in termini di approvvigionamento. Anche sul concetto di 'raro' bisogna fare chiarezza: "Le terre rare non sono affatto rare, l'Italia stessa ha dei giacimenti, la vera 'rarità'' è la loro raffinazione che serve per renderle commerciali", dice l'esperto."Si tratta di un processo che richiede molta energia e acqua ed è molto inquinante, per questo l'Occidente negli anni lo ha delocalizzato sempre di più in Cina, che oggi si trova a controllare oltre il 90% della raffinazione di questi elementi a livello globale". La nuova postura di Washington sull'Ucraina rientra cosi' in una più ampia strategia: "In questa Seconda Guerra Fredda colmare il divario con Pechino sulle materie prime è diventato un pilastro della politica estera americana, perseguito in modo anche più aggressivo del passato". Si spiega cosi' anche l'attenzione americana per la Groenlandia, "che ha una grande disponibilità mineraria e per il Canada che è un grande produttore mondiale di metalli critici", conclude Torlizzi. Iscriviti al nostro canale Whatsapp! Le notizie, in tempo reale, dell'Agenzia Italia ora anche sul tuo smartphonehttps://whatsapp.com/channel/0029VasFyio84Om51mulG02M