L’occhio di Davide Pulici ‘Nei meandri del mostro di Firenze’ e del suo squallido contesto

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Otto duplici omicidi commessi tra il 1968 e il 1985. Le vittime, coppie in cerca di intimità nella campagna fiorentina, in auto o in tenda: sul mostro di Firenze, come venne ribattezzato il primo serial killer italiano di fidanzati che aveva agito come lo Zodiac della California settentrionale alla fine degli anni 60 (6 vittime su 7 erano coppiette isolate) è stato scritto tutto e il contrario di tutto. Oggi esce un libro di Davide Pulici, cinefilo preparatissimo, ma anche ricercatore indefesso (Nei meandri del mostro di Firenze, Cinemabis Communications, reperibile on line, 300 pagine) che, per la prima volta, con una puntigliosa, tassonomica ricerca analizza come i media (film, fiction tv, talk show, programmi di intrattenimento e persino fumetti, oltre che numerosi libri e qualsivoglia mezzo di comunicazione di massa) abbiano affrontato (e sfruttato) le vicende del mostro. Purtroppo cala ancora un profondo silenzio sulla annunciata e attesa fiction Netflix sul mostro di Firenze (autunno 2025?) diretta da Stefano Sollima, anche se non mancano certo altri materiali su cui lavorare.D’atra parte, Pulici non si limita a una fredda analisi dei media, ma, attraverso questa, finisce per attivare dubbi, sfatare miti e certezze, sbugiardare fantasiosi inventori di favole, dando il via alla propria indagine sul più noto ‘cold case’ italiano anche attraverso un’analisi della realtà che quei crimini ha generato e del contesto, assai squallido, nel quale si svilupparono.Ovviamente l’autore ha mosso i primi passi attraverso la lettura dei testi ‘sacri’ sul mostro, a cominciare da quelli di Michele Giuttari, già capo di un pool (Gruppo Investigativo Delitti Seriali) della polizia fiorentina che ha ricoperto un ruolo determinante (pur contestato) nelle indagini che hanno portato alle condanne dei cosiddetti ‘compagni di merende’ ovvero Mario Vanni e Giancarlo Lotti, deceduto nel 2002, gola profonda che chiamò in correità i complici; e Pietro Pacciani, condannato in primo grado a più ergastoli (ma solo per gli omicidi avvenuti dal 1974 al 1985), poi assolto in appello e, infine, passato a miglior vita prima di ulteriori azioni giudiziarie.Ma anche dei testi del giornalista investigativo Mario Spezi, dello scrittore di ‘nera’ Carlo Lucarelli, del romanziere Diego Cugia e di tanti altri scritti, più o meno attendibili. Pulici ha poi visionato tutte le fiction sul mostro: i film per il cinema (quelli di Cesare Ferrario, di Camillo Teti e di Gianni Siragusa e i più recenti Lettera H di Dario Germani e Nero fiorentino di Gianpaolo Saccomano); e la serie tv di Grimaldi (trasmessa da Fox Crime nel 2019), i vari documentari, docu-fiction sul tema, interviste televisive di Minoli, Costanzo, Vespa e tanti altri, tuttologi e mostrologi, traendo da quel materiale “il capo del filo della ‘finzione’ generata dai delitti di Firenze”, anche attraverso una expertise di alcune immagini tratte da una vecchia VHS che a Pulici, in qualità di memoria storica del cinema italiano, era stata richiesta da una ricercatrice nell’ambito dei casi del Mostro.Lungi dal definirsi un ‘mostrologo’, piuttosto uno studioso di cinema e di comunicazione in generale, Pulici si è reso conto di come, nella sua ricerca massmediologica, non fosse possibile astrarsi dalla realtà e, dopo aver letto tutti gli atti processuali e le dirette complete su Radio Radicale, ha finito per farsi trascinare nei ‘meandri’, appunto, della storia.Ha finito dunque per cominciare a valutare “la suggestività di un’ipotesi” piuttosto che di un’altra. Come poter accettare, ad esempio, che a commettere gli omicidi siano stati “personaggi che si direbbero incapaci di fare la O con il culo di un bicchiere, immaginandoli come mostri imprendibili e infallibili” (i compagni di merende)? Pacciani accettò persino la visita a domicilio di una porno attrice, Gessica Massaro che, per farsi pubblicità, tentò un approccio sessuale con lui. Ma il breve frame del VHS in circolazione mostra solo la ragazza che lo bacia sulla bocca. La Massaro, dopo la morte di lui, toccando il fondo, asserirà di aver ricevuto la confessione di Pacciani (“Sono io il mostro di Firenze”) con l’impegno di non rivelare la cosa finché fosse vivo. Ma, si sa, i morti non possono confermare né smentire, neppure le macabre sciocchezze della Massaro. Gente, i ‘merendiniani’, abbrutita da comportamenti primitivi (pari a quelli di chi li volle sfruttare commercialmente), poveretti privi di un barlume di etica (del resto Pacciani faceva sesso con le figlie…).Più affascinante è l’ipotesi di “un giovane apollo biondo” ricco e massone “che scompare nel nulla assolato e ventoso di un pomeriggio di ottobre…”, ovvero quel possibile mandante, quel dottor Francesco Narducci, trovato morto annegato (piuttosto misteriosamente) nel Lago Trasimeno (1985) e che spesso era stato visto chiacchierare con i compagni di merenda, possibili esecutori materiali a pagamento, personaggi di tutt’altra estrazione sociale e culturale, a San Casciano in Val di Pesa, davanti alla farmacia di un’altra misteriosa pedina del caso, Francesco Calamandrei.Sorprendente la parte del libro che racconta dei fumetti e dei fotoracconti sexy che “predavano la realtà più truce e finivano addirittura per inserire nelle trame elementi che non è escluso possano addirittura avere ispirato il Mostro o i Mostri”. In uno di questi incredibili fumetti, “l’assassino dopo avere infierito sul sesso di una vittima femminile, le taglia il seno”. “Nella realtà – nota Pulici – fino a quel momento vi erano state solo escissioni della vagina, il seno ancora non era entrato in gioco. Accadde solo in seguito. Il Mostro si è ispirato a quel fumetto?”.L'articolo L’occhio di Davide Pulici ‘Nei meandri del mostro di Firenze’ e del suo squallido contesto proviene da Il Fatto Quotidiano.