Sicurezza, Albiani (Pd): “Servono risposte complesse, ma Milano è stata lasciata sola dal Governo”

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E’ uscita la nuova puntata di “Frontale”, newsletter di Fabio Massa con riflessioni (su Milano e non solo), inside e racconti di quello che accade in città. Ci si può iscrivere qui: https://frontale.substack.com“Se noi dobbiamo e vogliamo fare in modo che questa sia una città vivibile il più possibile per tutti a tutte le ore, non possiamo farlo da soli”. La battaglia della sicurezza nelle grandi città come Milano non si può affrontare e vincere senza il contributo di tutte le istituzioni. Ne è convinto il consigliere comunale del Pd Michele Albiani, presidente della Commissione Sicurezza di Palazzo Marino. Riflessioni che hanno sullo sfondo l’ultimo grave episodio in stazione Certosa, dove ha perso la vita il 22enne Gianluca Iberra Silvera. L’INTERVISTAConsigliere, l’ultimo episodio è tornato a mostrare la fragilità in particolare di alcuni luoghi come le stazioni.Quello di Milano Certosa è tra gli episodi più gravi successi in città ma le situazioni di mancanza di sicurezza all’interno delle linee del passante sono all’ordine del giorno. Tante persone mi raccontano di essere sfuggite a tentativi di aggressione nelle stazioni delle linee ferroviarie e dei passanti.Questi rischiano di diventare dei non-luoghi che nessuno riesce a controllare. Il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana ha evidenziato che “come Regione purtroppo non abbiamo mezzi per poter intervenire” sulla sicurezza ma che “si è sottovalutato per troppi anni, da parte di una certa politica, il problema che stava emergendo e che stava evidenziandosi”. Di chi è la responsabilità?In quelle stazioni i cartelli mostrano che finisce a gestione da parte di Atm e nei luoghi di interscambio subentra quella di FS e RFI. Se vogliamo giocare sulla questione delle prerogative, Regione dovrebbe farsi sentire di più con la propria parte politica a livello nazionale per chiedere più agenti della polizia ferroviaria e controlli all’interno delle stazioni, soprattutto quelle più delicate.Le stazioni solo pericolose?Ci sono stazioni assolutamente centrali, nevralgiche per la nostra città e che non sono controllate in maniera continua ed efficace. Lì spesso arrivano persone da fuori Milano per fare serata credendo di poter agire senza controllo. Così aumenta il rischio di violenze e atti predatori di carattere sessuale. Sulla questione specifica di Certosa si va ad aggiungere la fattispecie di una gang che agisce con modalità mafiose. Abbiamo chiesto più volte aiuto, Fontana fa lo scaricabarile su di noi ma non abbiamo la responsabilità purtroppo delle stazioni del passante. Avete chiesto aiuto anche a livello nazionale?Certo, più volte. Al tavolo del comitato in Prefettura è stato posto più volte il tema in questi anni, anche sollecitato da noi. Lo stesso Franco Gabrielli aveva fatto notare che la Polizia locale ancora non ha accesso a una serie di denunce e al Sistema di indagine (Sdi). In questo modo non riusciamo a incrociare i dati. Inoltre, non possiamo intervenire su aree che non sono di proprietà comunale, come quelle attorno a Rogoredo, di proprietà di FS, quindi del Ministero dei Trasporti e Governo nazionale.Se la responsabilità non è unica, neanche le risposte per la gestione della sicurezza in città lo sono. Cosa si può fare a livello di rapporti tra istituzioni?Si potrebbe fare un protocollo in cui possiamo fare una serie di cose. Come punto di partenza servono le risorse economiche per il personale. Quest’anno abbiamo messo 50 milioni di euro per il comparto della direzione di sicurezza: di quei 50 milioni, 5 arrivano da Regione e a livello nazionale ci danno altri 4 milioni. Se noi dobbiamo e vogliamo fare in modo che questa sia una città visibile il più possibile per tutti e a tutte le ore, non possiamo farlo da soli, perché non abbiamo le risorse necessarie e soprattutto le autorizzazioni della norma di legge.A livello nazionale il governo Meloni sta affrontando la sicurezza a colpi di decreti e con strette in tema di reati e pene. Potrebbe essere una prima risposta?Non basta solo la repressione e lo dimostra il fatto che al centro dei decreti ci siano proprio le stazioni. C’è stato un aumento di pena legato alla questione delle borseggiatrici e in uno dei decreti di sicurezza è stato inserito che se un reato viene compiuto all’interno o nelle vicinanze di una stazione della metropolitana o del treno, c’è l’aggravante, misura inserita e sventolata con riferimento particolare alle borseggiatrici, ma evidentemente quel decreto sicurezza non ha funzionato se ci sono stati aggressioni e addirittura un omicidio all’interno di una stazione di competenza di FS. A Certosa evidentemente non ha funzionato.Oltre le reazioni, si possono evitare situazioni che portano a commettere reati?Certamente è importante intervenire anche a livello sociale. Non far sentire le persone abbandonate è il primo passo per non farle cadere nella disperazione e nelle sue conseguenze. Sulla gang di Certosa sicuramente c’è poco da recuperare, sono pericolosi e vanno fermati ma c’è la tendenza di una certa destra a puntare il dito solo sul colore della pelle di chi commette reati. Andiamo a vedere anche qual è l’Isee delle famiglie da cui arrivano, andiamo a vedere se il problema è anche di esclusione sociale e dell’essere costretti dalle circostanze a diventare criminali. Bisogna agire su questo così da dare a tutti il diritto di tornare a casa sani e salvi.Tornando alle risposte che possono arrivare a livello locale, il Comune costa sta facendo?Stiamo proseguendo sul piano di assunzioni dei vigili della Polizia locale per portarne sempre di più in strada e creare un presidio. Ci stiamo anche interrogando su come migliorare il servizio e lunedì 8 giugno in Consiglio comunale arriverà la delibera sull’introduzione del taser tra i ghisa, vedremo cosa decideranno i consiglieri. Poi dall’altra parte oltre alla mancanza di risorse vediamo il forte disagio sociale che arriva ad esempio dal Cpr o dalle carceri, che non riescono a fare un lavoro di reinserimento. Sono fabbriche del disagio psichiatrico, di dipendenze, da psicofarmaci, droghe, e di persone che poi una volta fuori devono esser gestite dai cittadini e dalle forze dell’ordine che non hanno gli strumenti per questo.A Milano dunque cosa serve per gestire veramente la sicurezza?Un’azione su tre ambiti. Sul primo, securitario, noi facciamo tutto quello che possiamo con le risorse economiche e il personale che abbiamo. A livello nazionale servirebbe un investimento sui nuovi agenti di polizia di Stato e carabinieri. Inoltre, spesso le persone arrestate vengono poi lasciate subito in giro. Il secondo piano è di carattere sociale, cercando di recuperare le persone e fare in modo che non finiscano in baby gang, bande o che vadano a spacciare. Il terzo aspetto su cui bisognerebbe intervenire è quello psichiatrico e della salute mentale, come dimostrano i casi di Modena e quello dell’accoltellatore di Gae Aulenti. Se non si interviene su questo, il tema del disagio rischia di diventare un’infezione di cui non riusciamo più a capire quali parti trattare, perché si spande ovunque. Non ci sono abbastanza psichiatri e psicologi nelle carceri, perché non ci sono abbastanza fondi su tutti questi aspetti, dal securitario al sociale e sanitario.Cosa resta da fare a Milano?Noi arriviamo dove possiamo, evitando di fare lo scaricabarile. D’altro canto, chiediamo uno sforzo in più e che ci vengono dati dei poteri da parte dello Stato. Sono d’accordo sulla proposta di legge speciale per Milano e secondo me ci aiuterebbe in tantissimi aspetti. Però partiamo capendo cosa succederà ad esempio alla riforma della Polizia locale in discussione in Parlamento. Mettiamoci tutti attorno a un tavolo.Serve per questo che la premier Meloni venga in città?Questo è il punto. Se Giorgia Meloni non viene a Milano a discutere con il sindaco ma viene solo per le inaugurazioni, ci lascia in difficoltà. Siamo veramente lasciati soli ad agire.L'articolo Sicurezza, Albiani (Pd): “Servono risposte complesse, ma Milano è stata lasciata sola dal Governo” proviene da Nicolaporro.it.