Arbovirosi e clima, più rischi Dengue a Chikungunya nell’Italia tropicale

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Maledette zanzare: i cambiamenti climatici che stanno tropicalizzando il clima italiano impattano sul rischio arbovirosi. Dal 1 gennaio a oggi sono stati 133 i casi registrati di Dengue, tutti associati a viaggi all’estero, e 13 quelli di Chikungunya, tutti d’importazione. Ma l’innalzamento delle temperature e l’estate anticipata aumenta la capacità di trasmissione delle malattie un tempo tropicali, favorendo la sopravvivenza e la proliferazione delle zanzare e la capacità di replicazione virale di Dengue, Chikungunya e West Nile. Occhio alla temperaturaPer ogni grado di temperatura in più, nella fascia tra i 23 e i 32 gradi, sale di oltre il 20% in media la trasmissibilità. A puntare i riflettori sul rischio crescente di focolai autoctoni sono gli esperti nazionali e regionali intervenuti al congresso dedicato alle arbovirosi e organizzato a Verona dall’Irccs Sacro Cuore Don Calabria di Negrar.“Le arbovirosi non sono più eventi importati e sporadici, ma si stanno progressivamente stabilizzando nel nostro territorio, sostenute da un cambiamento climatico che amplia le aree geografiche esposte”, afferma Federico Gobbi, Direttore del Dipartimento di Malattie Infettive e Tropicali dell’Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar e Professore associato di malattie infettive all’Università di Brescia. “Il dato secondo cui per ogni grado di temperatura in più aumenta di oltre il 20% il rischio di trasmissione di quelle principali, è rilevante e in linea con tre studi internazionali pubblicati su Frontiers in Climate, Tropical Medicine and Infectious Disease e Parasitology & Vector-Borne Diseases”, chiarisce.Il clima e le zanzare Nel primo lavoro, i ricercatori, da un’analisi di 45 studi condotti nei Paesi a più alta incidenza di Dengue, Brasile, Indonesia e India, hanno evidenziato l’associazione tra variabili climatiche e incidenza della malattia, calcolando un rischio del 16% in più per ogni incremento di un grado della temperatura. Il secondo studio, condotto sui 1.145 casi di West Nile registrati in Italia tra il 2012 e il 2020, ha identificato la temperatura media dell’aria come principale fattore climatico predittivo della malattia, con un aumento del 32% di rischio di ammalarsi per ogni grado centigrado in più. L’ultima ricerca, attraverso una revisione di 34 studi sperimentali, ha confermato l’impatto della temperatura sulla capacità delle zanzare di trasmettere anche la Chikungunya, con effetto più marcato al di sopra dei 28 gradi centigradi. Federica Gobbo, medico veterinario del Laboratorio di entomologia sanitaria dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, sottolinea “l’effetto combinato sul ciclo riproduttivo delle zanzare tigre, che diventa più rapido, e sulla stabilità di temperature più miti durante l’inverno, non più in grado di decimare le larve, come avviene in Italia, con l’effetto di una stagione attiva anticipata e prolungata”.L’Iss e la sorveglianza attiva delle arbovirosi“Di fronte a questo scenario, la vera sfida risiede nella capacità di non farsi trovare impreparati: è fondamentale mantenere un monitoraggio costante e una sorveglianza attiva anche in assenza di criticità o di evidenti emergenze epidemiche. Solo attraverso una prevenzione continua e strutturata è possibile intercettare precocemente i segnali di rischio prima che si trasformino in focolai diffusi”, afferma Anna Teresa Palamara, Direttore del Dipartimento di Malattie Infettive dell’Iss. Cosa fare in caso di improvvise febbri estiveA preoccupare gli esperti è anche “la mancanza di terapie farmacologiche specifiche per la Dengue e la Chikungunya. Per queste due patologie esistono dei vaccini, ma al momento sono indicati soltanto per viaggiatori che si recano in zone endemiche: è necessario valutare un loro eventuale utilizzo anche in caso di epidemie autoctone” dice ancora Gobbi. “Una zanzara tigre che punge un paziente con Chikungunya – prosegue – può trasmettere a sua volta questa infezione dopo soli 5 giorni, per cui in presenza di febbri estive improvvise associate ad altri malesseri, è fondamentale rivolgersi subito al proprio medico”.Cosa fare, allora? La lotta alle arbovirosi si gioca anche sul terreno della prevenzione, attraverso misure che riducono al minimo l’esposizione alle punture delle zanzare. Dunque repellenti, zanzariere e lotta all’acqua stagnante in sottovasi, secchi e grondaie. “Per limitare la diffusione di queste patologie, la strategia chiave è fare rete: da un lato la sinergia tra operatori sanitari e istituzioni a ogni livello, dall’altra una collaborazione più diretta e attiva tra ospedale, territorio e cittadini, in un approccio One Health”, chiosa Claudio Cracco, Amministratore delegato dell’Irccs Negrar.Questo articolo Arbovirosi e clima, più rischi Dengue a Chikungunya nell’Italia tropicale proviene da LaPresse