Baldini e l’Italia, il gigante e la bambina

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È un’Italia sperimentale e soprattutto di provincia nell’accezione più degna del termine, tra convocazioni che scrivono la storia e legittime curiosità tecniche.L’uomo alla guida del gruppo si è assunto l’onere più che l’onore di guidare un manipolo di meritevoli catapultati sulla ribalta, i quali beneficiano dei misfatti tecnici di una combriccola di celebrità che farebbero fatica ancora oggi a definirli loro colleghi.L’Uomo in panchina trasuda dignità, come ogni volta in cui racconta qualcosa, pur se lontanissima dal rettangolo di gioco.Mentre restiamo aggrappati a un colpo di testa di Pio, per quel che il golletto può valere, guardiamo Baldini con il simbolo della Federazione sulla giacca e ci sembra di aprire la finestra per far passare un poco di aria buona; ci pare di non aver bisogno di alcuno slogan contro la più banale delle piraterie; ci viene voglia di sederci assieme a lui con una bottiglia e due bicchieri colmi di tutte quelle storie che raccontano di ogni volta in cui il pallone sia riuscito a sopravvivere a se stesso, in questo benedetto assurdo Belpaese dove sai bene che i Baldini al governo o al comando non li vedrai mai per davvero e che soltanto la sua dignità, degna di un Don Milani con tuta e fischietto, può tramutare il contentino di questi giorni in un’occasione solenne.Paolo MarcacciThe post Baldini e l’Italia, il gigante e la bambina appeared first on Radio Radio.