Al merch di Spring Attitude c’è una maglietta che recita “La prima vera nostalgia”. Nostalgia è una parola forte: è un sentimento allo stesso tempo presente, passato e futuro. Si può avere nostalgia di qualcosa che ancora non è? Assolutamente.Ci sono altre due parole, oltre a questa, che voglio associare a questa edizione dello Spring Attitude: messaggi e identità.Messaggi, perché nei due giorni romani sul palco della Nuvola all’EUR sono stati portati diversi messaggi, ognuno dei quali lascia a suo modo il segno. L’identità è quella che si crea, lavorando negli anni per costruire una line up selezionata e democratica: poco conta chi sia emergente e chi no, a Spring Attitude viene dato il giusto spazio a chiunque, in un modo così naturale che non servono comunicati stampa o parole – parlano le presenze sul palco.Molto spesso mi sono sentita chiedere per quale artista fossi scesa a Roma “Per Tony Pitony o per i Nu Genea?”.La mia risposta è stata: per Birthh, Lamante, Altea e Gaia Banfi. Sono serissima: tutte queste sono artiste che seguo e che ero molto curiosa di vedere live, vuoi perché le avessi viste in acustico, vuoi perché non ne avevo ancora avuto modo.BIRTHH – Kimberley RossE ognuna di loro ha superato le mie aspettative.Birthh, nome d’arte di Alice Bisi, racconta di identità da costruire e di evoluzione. Senza fiato racconta di amori e New York, di voglia di futuro e dubbi sul presente, in una confusa fine dei vent’anni e ritorno alle radici, anche nell’uso dell’italiano. Se con Birthh vogliamo solo ballare, ballare, ballare, Lamante sul palco ci lascia letteralmente senza fiato con un live dall’impatto emotivo forte e inaspettato: ogni canzone di Giorgia Pietribiasi trasuda urgenza, rabbia, dolore e forza. LAMANTE – Kimberley RossAl confine tra le sonorità di Daniela Pes e le parole di Andrea Laszlo de Simone vive invece l’universo intimo di Gaia Banfi, che unisce la sperimentazione alla tecnica, e fa della sua voce uno strumento per narrare di luoghi e tempi che esistono nel cuore. Così come Gaia Banfi, anche Altea sperimenta, in modo molto più oscuro: il suo live è un film in bianco e nero degli anni 20, con un cantato etereo che si disperde nelle immagini cosmiche che passano sullo schermo. E quando meno te lo aspetti, la cassa irrompe a risvegliarti dal sogno. Portare artiste di questo calibro a Spring Attitude è un segnale forte che alcuni generi, da sempre lasciati in una nicchia, stanno ritrovando invece il loro spazio, soprattutto grazie al lavoro di produttrici come loro: e ben venga, perché abbiamo personalità che potrebbero tranquillamente stare sui palchi europei e non solo nazionali.Dicevo all’inizio che ogni artista ha portato un messaggio sul palco. Emma Nolde, ad esempio, è pura speranza. Partecipare a un suo concerto è come un abbraccio: ti fa sentire al sicuro, accolta e amata. Poche artiste e artisti hanno questo carisma, e lei è davvero una persona rara e preziosa. Si percepisce dai testi e dall’energia che sprigiona durante i suoi live che ogni parola che dice, canta e urla è sentita da dentro l’anima. Parla a chi si sente solo, parla a chi ha bisogno di sentirsi rappresentato, e arriva con una delicatezza potentissima. Il suo messaggio è l’empatia, e non dovremmo dimenticarcene.Un po’ all’opposto dell’empatia sta invece il messaggio di Tony Pitony, l’artista più discusso del momento grazie/a causa dei suoi testi “ironici” e volgari.Lui indossa la maschera della “goliardia” dietro la quale gran parte del suo pubblico si protegge per giustificare comportamenti e frasi inopportune. E in un momento in cui questioni delicate vengono affrontate come fazionismo, Tony Pitony ha capito che provocare una reazione funziona più che approfondire. “È come Elio”, dicono in tanti. Ma, nonostante questo, esco dal live con il dubbio che sotto la volgarità non ci siano messaggi di alcun tipo, e che questo sia solo un modo di emergere in un sistema musicale che altrimenti lo avrebbe penalizzato, perché suona come tanti altri gruppi già più lanciati.Penso che il fenomeno Pitony ci dica molto più del pubblico sfegatato che lo idolatra come nuovo genio della comicità, che di lui stesso. Semplicemente, lui ha dato qualcosa che le persone volevano: quindi bisognerebbe domandarsi “Perché al pubblico piace questo?”, “A quale necessità sta rispondendo, Tony Pitony?”. Quindi che messaggio porta Tony Pitony al pubblico? O cosa ci dice, in realtà, la musica di Tony Pitony sulle persone che si sentono da lui rappresentate? Non lo so. Ma ne sono abbastanza intimorita: non è il tipo di ambiente che mi fa sentire rappresentata o accolta. E penso anche che, in ogni caso, quando si debba spendere più parole a giustificare e argomentare il perché si scrivano certe cose, significa che il contenuto non è all’altezza di potersi raccontare da solo, e il messaggio – se c’è – è debole.Se da un lato Tony Pitony ci porta nell’universo dello spogliatoio maschile dove vige il “bros before hoes”, dall’altro lato Nathy Peluso sabato sera ha portato sul palco un altro tipo di messaggio: quello del dare spazio a chi di solito non ne ha. CLUB GRASA – Kimberley RossPremetto che la scena ballroom sta vivendo un inaspettato rinascimento e se ne sente sempre più spesso parlare, anche in Italia, con rappresentanti riconosciute come la B. Fujiko, madre dell’iconica House of Ninjia, fondata nel 1982 da Will Ninja (vi consiglio di vedere “Paris is Burning” a proposito), che ha curato una rubrica dedicata su Cosmopolitan. La cultura della ballroom affonda le radici nelle comunità queer e transgender latinomaericane e afroamericane, dove rappresentazione è una parola importante: laddove non si trova posto nella società, nelle ball si può avere una propria identità, sfoggiarla, trovare rappresentazione e riconoscimento per ciò che si è. E Nathy Peluso con “Club Grasa” ha portato sul palco i linguaggi e i codici della scena ballroom per un pubblico molto più ampio, creando una festa che è anche una dichiarazione di libertà di espressione. Un messaggio che si lega molto a quello che anche Emma Nolde ha dichiarato sul palco: se non sai ballare, questo è il concerto giusto, se eri uno sfigato, sei al concerto giusto, se, in sostanza, hai passato una intera vita a sentirti marginalizzato, qui puoi trovare accoglienza.La festa di “Club Grasa” è stata pazza, libera, fresca e gioiosa, un luogo dell’anima e delle emozioni dove la musica è un pretesto per creare collettività. Che poi è quello che i Nu Genea fanno da tanti anni, e che hanno portato a Spring Attitude con il loro nuovo disco “People of the Moon”: una musica che parla al mondo, del mondo. Un altro tipo di festa e di gioia che riunisce tutti sotto palco, senza etichette. Questi sono i messaggi che voglio e che spero si continuino a portare sui palchi.Motta rende omaggio al decennale del suo disco, scritto alla fine dei 20 anni e diventato non solo un pilastro della musica indie italiana ma anche il simbolo della fine di un ciclo per tante persone che hanno oggi 30 o 40 anni. Motta sul palco ci fa capire che messaggio, identità e nostalgia convivono, e che la fine dei vent’anni era solo l’inizio della nostra età adulta – e che a 40 anni puoi guardare indietro e comprendere meglio ciò che hai vissuto, diventando anche abbastanza adulto da romperti il cazzo e non stare più alle regole. Perché tanto la vita fa male di suo, e prima o poi passerà.MOTTA – Lukas Del GiudiceLa parte elettronica di questo Spring Attitude è quella che lego maggiormente a quella nostalgia di cui scrivevo all’inizio dell’articolo. Perché okgiorgio fa della nostalgia una forma di identità, sotto cui ritrovarsi a ballare piangendo. Non so come faccia, ma ogni volta il producer bergamasco riesce a superarsi e a portare live qualcosa di più. Un’ora e 40 di live, una canzone registrata in presa diretta con l’aiuto del pubblico, le batterie di Leonardo De Franceschi e Nicola Regonesi ad accompagnarlo: okgiorgio è l’esempio da prendere per fare musica elettronica in Italia oggi, partire dallo studio per poi portare sul palco qualcosa di unico, suonato live, nel suo piccolo ogni singola volta irripetibile.Anche i fratelli Parisi promettono nostalgici sospiri, perlomeno all’inizio del set, per poi portarci dentro il loro mondo che respira di feste open air e libertà. Perdersi dentro il momento per ritrovarsi, così come nel set di Yousuke Yukimatsu, un folle viaggio in mix azzardati e riusciti, da Britney Spears a Lorenzo Senni passando per i Prodigy e arrivando a Jamie XX: uno dei migliori djset che abbia mai visto in anni. Quando si dice che chiunque è dj oggi, non si capisce quanto lavoro e un pizzico di delirio siano necessari per fare qualcosa che sia veramente fuori dagli schemi.YOUSUKE YUKIMATSU – Kimberley RossDelle 15 edizioni ho avuto modo di partecipare solo alle ultime due, ma una cosa è molto chiara non appena si arriva a Spring Attitude: questo è un festival fatto da chi, prima di tutto, è appassionato di musica e la mette sempre in primo piano. Una nota di merito da segnalare è stata la democratica scelta di eliminare la zona vip fronte palco, nel pit fotografi: molti avranno storto il naso, ma ho trovato corretto che ogni persona, soprattutto i più fan, abbia avuto la possibilità di godersi il live dalla prima fila, se questo era il suo desiderio. Come dicevo: l’amore per la musica supera oltre ogni zona vip e privilegio. Ad altri 15 anni di ricerca e scoperta.The post Spring Attitude: identità, messaggi, 15 anni di ricerca (e nessun privilegio) appeared first on Soundwall.