Pina Picierno lascia il Pd. Dopo le anticipazioni dei giorni scorsi l’europarlamentare ha annunciato il suo addio al partito in un’intervista al Foglio. «Questo non è più il mio partito… non lo riconosco più», è il virgolettato che le attribuisce oggi il Corriere della Sera. Approderà in Europa nel gruppo di Renew e in Italia sarà vicina a Carlo Calenda senza entrare in Azione. Cercherà anche la riconferma come vicepresidente del Parlamento Europeo. Costituirà una sua fondazione. «Resterò fino all’ultimo, fino a quando sarà possibile rimanere nel Pd, non mi farò certo cacciare», aveva detto.Pina Picierno, addio al PdIl punto di rottura è stato il referendum sulla giustizia. Lei ha annunciato il suo sì mentre il resto del partito era schierato per il no, che poi ha vinto. Sui social era partita una caccia: «Fuori Picierno dal Pd». Lei ha chiesto a Elly Schlein di difenderla, non ha ottenuto risposta. Per questo ha deciso di lasciare. «Serve un nuovo soggetto politico largo che nasca per unire esperienze diverse. Mi metto al servizio di questa idea», dice al Foglio.Poi parla dell’Ucraina: «Se oggi esiste un luogo nel quale si misurano la credibilità, la forza e persino il futuro delle democrazie europee, quel luogo è Kyiv. Per questo continuo a guardare con stupore ai distinguo, ai silenzi e alle esitazioni che accompagnano il dibattito italiano sull’Ucraina. Come se la guerra scatenata da Putin fosse una questione periferica e non la più radicale sfida all’ordine democratico europeo dalla fine della Guerra fredda. Ma c’è un aspetto che troppo spesso viene ignorato. In questi anni l’Ucraina non ha soltanto difeso il proprio territorio. Ha dato una lezione all’Europa».Il populismo e il M5sPicierno ne ha anche per gli alleati: «Il Movimento 5 stelle è cambiato profondamente rispetto alle sue origini. Ha perso quella carica di novità, talvolta confusa ma certamente dirompente, che aveva caratterizzato la sua fase iniziale e si è progressivamente adattato ai rituali più tradizionali della politica italiana. Sono passati dall’uno vale uno al Conte al governo vale tutto. Ma non si è trattato di una maturazione politica. Piuttosto di una normalizzazione dell’antipolitica. Il punto, però, non è il destino del Movimento. Il punto è l’influenza culturale che il populismo ha esercitato sull’intero sistema politico italiano».L’addioInfine, sull’addio: «Di dubbi ne ho avuti moltissimi, mi sono più che lacerata, ma credo che per rispetto alla mia dignità politica e personale sia arrivato il momento di lasciare il Partito democratico di Elly Schlein che è divenuto un posto diverso da quello che abbiamo fondato e perché ho sempre chiesto alla politica la forza e il coraggio di fare in coscienza le scelte più giuste. Ora “Denunciare il fascismo putiniano non dovrebbe essere un atto divisivo, ma un dovere politico e morale” tocca a me avere coraggio».L'articolo Il lungo addio di Pina Picierno al Pd proviene da Open.