Il governo Meloni punta a superare i 5 miliardi di euro di prestiti europei Safe per finanziare le spese militari italiane. Sfumata la scadenza del 31 maggio senza una firma definitiva sul pacchetto UE a tasso agevolato per la difesa, nel governo si lavora a due tavoli paralleli: da un lato quello, ancora non definito in tutti i passaggi, per l’elasticità da parte dell’Ue su maggior debito in materia di energia; dall’altro quello – soprattutto tra Difesa e resto della maggioranza a cominciare dalla premier Giorgia Meloni e dal ministro Giancarlo Giorgetti – perché i progetti legati a Safe vengano mantenuti o riprogrammati. Se non tutti, quasiAnche se la premier ha recentemente detto più volte che, sebbene ritenga importanti le spese in difesa, non può indebitarsi sulle armi senza fare lo stesso in energia, a quanto apprende Open da fonti vicine al dossier, è in atto una trattativa sotto traccia per arrivare ad una cifra di impegni economici in armi che, pur non arrivando ai 14.9 previsti inizialmente, superi quel numero – 5 – che aveva irrigidito il ministro Guido Crosetto. La trattativaI numeri del resto non mentono. Se per arrivare al 2% di Pil dedicato alla Difesa chiesto dalla Nato sono bastati gli artifici contabili, per aggiungere un ulteriore 1,5% in dieci anni bisogna iniziare a spendere da subito. Crosetto ha anche sottolineato più volte che alcuni dei sistemi su cui l’Italia si è di fatto già impegnata difenderebbero il paese nel suo complesso. Il discorso vale, ad esempio, per i sistemi di difesa sottomarina e per quelli cibernetici. Il vertice di AnkaraMa non c’è solo Crosetto a premere. A metà luglio il vertice Nato di Ankara sarà la prima occasione in cui Giorgia Meloni e Donald Trump si ritroveranno faccia a faccia. E, anche se ha marcato le distanze e ha dovuto incassare le aspre critiche che il presidente americano ha consegnato al Corriere della Sera, la premier vuole evitare nuovi incidenti e presentarsi con una postura fredda ma non di lite aperta. Mostrare che gli investimenti si sono fermati ma non sono del tutto bloccati sarà certamente un elemento utile ad abbassare la tensione. Specie se l’Europa si confermerà più elastica in materia di energia (rinnovabile). L'articolo Spese militari, il governo Meloni pronto a superare i 5 miliardi di prestiti europei. La mossa in vista del faccia a faccia con Trump proviene da Open.