AGI - Marjane Satrapi, l'autrice della graphic novel autobiografica Persepolis e la più nota fumettista iraniana a livello internazionale, è stata fin dall'inizio una convinta sostenitrice del movimento 'Donna, Vita, Libertà' che non esitava a definire "rivoluzione". Ne aveva parlato in occasione della sua ultima visita in Italia, nel 2022, per la Festa del Cinema di Roma, in un momento in cui i giovani nel suo Paese sfidavano il regime scendendo di nuovo in piazza, ma questa volta con dinamiche inedite."Gli uomini, per la prima volta, sono a fianco delle donne nella lotta femminista in corso nelle piazze dell'Iran, una lotta non tra sessi, ma di un popolo intero per la parità di diritti e la democrazia, di cui il peggior nemico è la cultura patriarcale", aveva detto in un incontro con l'AGI e altri media. Da anni esule in Francia, Satrapi parlava come disegnava: frasi e immagini asciutte, ma dense di richiami a una storia di oppressione e soprusi fatta di tanti anni quanti quelli della Repubblica islamica, il cui avvento nel 1979 sconvolse la vita non solo dell'Iran, ma anche della sua famiglia, costretta a emigrare in Europa per l'attivismo politico dei genitori.Satrapi, l'Iran e l'incontro a Roma"Quello che è cambiato in 43 anni è l'atteggiamento dei nostri uomini, che ora combattono al nostro fianco", spiegava Satrapi. "La prima grande manifestazione contro il velo in Iran è stata l'8 marzo del 1980", ricordava, "mia madre era in piazza, ma con noi non c'erano gli uomini e neppure le forze di sinistra, l'opposizione, le quali sostenevano che il velo e la libertà delle donne non c'entrassero nulla con la lotta di classe". Il cambiamento di cui parlava Satrapi ha riscontro anche in dati semplici: all'epoca della Rivoluzione islamica, solo il 40% della popolazione sapeva leggere e scrivere, ora è oltre l'80% e le donne oggi rappresentano il 60% degli studenti nelle università di tutto il Paese.La cosiddetta generazione 80, i ventenni nati nel 1380 del calendario persiano (il nostro 2001), sono cresciuti con internet e informazioni da tutto il mondo, sono senza pregiudizi e non hanno paura del regime, con cui non sono disposti a dialogare. In quelle cinque settimane di proteste, non si contavano piu' le immagini filtrate nonostante il blocco di internet, in cui ragazze si toglievano il velo e inneggiavano alla morte dell'allora Guida Suprema, Ali Khamenei, o strappavano le foto del suo predecessore e padre della Rivoluzione, Ruhollah Khomeini. "Questa generazione è sorprendente per me", riconosceva Satrapi, "nelle piazze i ragazzi scandiscono lo slogan 'Donna, vita liberta'' e le ragazze rispondono con 'Uomo, patria, prosperità'; è una lotta comune della luce contro le tenebre, della democrazia contro la dittatura".Il velo e PersepolisQuella contro l'obbligo del velo è una battaglia che, con la piccola e ribelle Marjane - suo alter ego bambina in bianco e nero, in Persepolis - Satrapi aveva cominciato 22 anni fa. La celebre graphic novel, uscita in Francia nel 2000 (in Italia edita da Rizzoli Lizard), si apre con l'immagine di una bambina col volto imbronciato, costretta a indossare per la prima volta il velo, in classe a Teheran, senza capirne il perché. Un velo di un nero profondo, di cui si può sentire il peso, simbolo della segregazione delle donne, della loro oppressione come pilastro della Repubblica islamica. Era il 1980. Marjane aveva 10 anni. La Rivoluzione islamica, dell'anno precedente, aveva imposto l'hijab alle donne fin dall'infanzia e separato gli alunni maschi dalle femmine. Uno shock per una bimba figlia di progressisti e che fino a poco tempo prima frequentava una scuola francese, in classi miste.Da Persepolis - diventato un film d'animazione premiato al Festival di Cannes nel 2007 - Satrapi non ha più smesso di smascherare, con una forte dose di ironia, le ipocrisie e la violenza del regime. Per questo non gradita a Teheran, la fumettista non può tornare nel suo Paese da 22 anni. "È un grande prezzo da pagare", aveva dichiarato l'artista, "ma rischiare la vita per manifestare è un sacrificio molto più grande"."Vedere ragazzi e ragazze insieme in strada a protestare mi dà speranza, anche se sono estremamente triste per tutta la violenza che stanno subendo: gli uomini uccisi nella repressione, credetemi, sono tanti quanti le donne", ricordava Satrapi. Eppure, "non c'è niente di più bello e stimolante del loro coraggio". "In questo sistema di potere, retto da gente vecchia e arcaica, che appartiene a un altro secolo, i giovani di oggi non vedono più un futuro, non credono neppure alla sua possibile riforma: quella iraniana è una dittatura e se si aprisse alle riforme, smetterebbe di esserlo. È ora di dire 'bye bye' a questi vecchi che governano". "Evviva la gioventù iraniana", aveva concluso Satrapi parlando in italiano.