Follie green, stangata sulle auto aziendali

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Le follie green continuano a presentare il conto a chi produce e lavora. L’ultimo intervento del Governo sulle auto aziendali, inserito nel decreto correttivo della delega fiscale atteso in Consiglio dei ministri, introduce infatti nuove regole che finiscono ancora una volta per colpire le imprese. Se da un lato vengono corrette alcune anomalie emerse dopo la manovra 2025, dall’altro arriva una vera e propria stretta sulla tassazione dei veicoli più anziani presenti nelle flotte aziendali.L’obiettivo dichiarato dall’esecutivo è quello di ridurre i cosiddetti sussidi ambientalmente dannosi e accelerare il ricambio del parco auto. Nella pratica, però, il risultato è l’ennesimo aumento del peso fiscale a carico delle aziende, chiamate a sostenere nuovi costi in nome della transizione ecologica.Scatta la stretta su diesel e benzinaLa misura più pesante riguarda le auto diesel e benzina presenti nei parchi aziendali da oltre cinque anni. Il correttivo prevede infatti un incremento del 50% del prelievo fiscale applicato a questi veicoli, con l’intento di scoraggiarne l’utilizzo e spingere le aziende a sostituirli più rapidamente.Secondo l’impostazione del Governo, le imprese dovrebbero arrivare a effettuare un turnover delle flotte ogni quattro anni. Una prospettiva che, tuttavia, rischia di trasformarsi in un ulteriore aggravio economico per migliaia di aziende che utilizzano le auto aziendali come strumento indispensabile per la propria attività. In un contesto già caratterizzato da una forte pressione fiscale, l’ennesimo intervento punitivo rischia di pesare soprattutto sulle realtà produttive che non possono permettersi di sostituire continuamente i propri veicoli.Fringe benefit, cambiano le regole sugli optionalTra le modifiche contenute nel provvedimento figura anche una revisione delle regole che disciplinano i fringe benefit legati agli optional installati sui veicoli. Finora, secondo l’interpretazione dell’Agenzia delle Entrate, gli accessori non compresi nella tariffa standard delle tabelle Aci potevano determinare un incremento della tassazione applicata all’auto concessa in uso promiscuo al dipendente.Con il correttivo, invece, il valore del fringe benefit verrà aumentato in modo forfettario del 5%, introducendo un sistema più semplice e meno soggetto a interpretazioni controverse. Si tratta di una correzione richiesta da tempo dalle aziende, che avevano denunciato la presenza di regole poco chiare e potenzialmente penalizzanti.Leggi anche:Follie green: l’auto elettrica si trasformerà in una stangata fiscaleFollie green: nel 2028 stangata su carburanti e bollette con gli ETSAuto, nuova follia Ue: flotte aziendali tutte elettriche dal 2030Corretto il regime transitorio richiesto dalle aziendeUn altro intervento riguarda il regime fiscale applicabile alle auto aziendali prenotate nel 2024 e assegnate durante il 2025. Le associazioni imprenditoriali avevano più volte segnalato il rischio che alcuni veicoli potessero essere assoggettati a una tassazione particolarmente onerosa.Con la modifica in arrivo viene definitivamente esclusa la possibilità che i mezzi assegnati ai dipendenti dopo il 30 giugno 2025 vengano tassati al valore normale. Una correzione che evita un ulteriore aumento dei costi per le imprese e mette fine a una delle principali incertezze generate dalla precedente riforma.Stop alle penalizzazioni per le riassegnazioni dei veicoliIl decreto interviene inoltre sulla gestione delle flotte aziendali, eliminando possibili penalizzazioni per le società che riassegnano a un nuovo dipendente un veicolo già utilizzato in precedenza da un altro lavoratore.Anche in questo caso si tratta di un aggiustamento tecnico che evita conseguenze fiscali considerate eccessive per operazioni assolutamente normali nella vita di un’azienda. Una correzione necessaria che, però, non cambia il quadro generale.Le imprese pagano ancora il prezzo delle follie greenSe alcune delle modifiche introdotte servono a correggere problemi creati dalle norme precedenti, il punto centrale resta l’ennesimo aumento della tassazione sulle auto aziendali più vecchie. Una scelta che colpisce soprattutto le aziende che hanno investito in passato e che oggi si trovano a fare i conti con nuove imposizioni fiscali.Ancora una volta, dietro la giustificazione della sostenibilità ambientale, si nasconde un intervento che scarica sulle imprese, sui lavoratori e sul sistema produttivo il costo delle follie green. Il risultato è un fisco sempre più invasivo che tenta di orientare le scelte delle aziende attraverso tasse e penalizzazioni, invece di lasciare al mercato e alla libertà d’impresa il compito di determinare tempi e modalità del rinnovamento tecnologico.Enrico Foscarini, 4 giugno 2026L'articolo Follie green, stangata sulle auto aziendali proviene da Nicolaporro.it.