Bocconiano accoltellato a Milano: il gup sui 20 anni all’aggressore: “Rideva all’idea della paralisi”

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Non è soltanto la violenza dell’aggressione, ma ciò che è accaduto dopo a pesare nelle motivazioni della condanna. Il gup di Milano Alberto Carboni, nel spiegare i 20 anni di carcere inflitti ad Alessandro Chiani per il tentato omicidio e la rapina aggravata ai danni di Davide Cavallo, insiste soprattutto sulla freddezza mostrata dagli imputati una volta appresa la gravità delle condizioni dello studente.Un atteggiamento di disumanità agghiacciante da parte degli imputatiIl giudice parla di “agghiacciante disumanità” e scrive che “le parole di Alessandro Chiani e degli altri ragazzi consegnano uno spaccato di agghiacciante disumanità di cui, forse, un giorno essi risponderanno davanti alle proprie coscienze”. Ma ciò che conta, sul piano giudiziario, è soprattutto “la mancanza di stupore per il fatto che la vittima si trovava in pericolo di vita”. Nessuno, osserva il gup, “si mostra sorpreso che Davide stesse lottando fra la vita e la morte”.Per Carboni questo elemento offre “un’importante chiave di lettura del profilo psicologico degli imputati al momento dell’aggressione”: non una reazione di choc, non il panico davanti alle conseguenze, ma un atteggiamento calmo, a tratti persino ilare.“Non so perché, però continuo a ridere”Tra i passaggi citati nelle motivazioni c’è la reazione di Chiani dopo aver saputo che Davide Cavallo rischiava di rimanere paralizzato. Il gup la definisce rivelatrice di un carattere “oltre le soglie più estreme di freddezza e cinismo“. Secondo quanto ricostruito, lo stesso Chiani avrebbe raccontato di aver continuato a ridere dopo aver appreso delle condizioni della vittima. A un amico minorenne che gli chiedeva “ma ti sei messo a piangere?”, avrebbe risposto: “non so perché, però continuo a ridere“. Per il giudice, quelle parole non sono una frase isolata o una reazione scomposta priva di significato. Sono invece parte di un quadro più ampio, fatto di conversazioni, commenti e atteggiamenti che mostrano l’assenza di una reale percezione della gravità di quanto accaduto.Le intercettazioni in commissariato: “Io sono quello fottuto”Un ruolo centrale nelle motivazioni viene assegnato alle intercettazioni del 29 ottobre, due settimane dopo l’aggressione. I ragazzi erano stati convocati in commissariato per essere informati dell’esistenza del video che documentava la rapina e l’accoltellamento. In quella stanza, Chiani racconta ad Ahmed Atia il contenuto dell’interrogatorio. Atia, la cui posizione è stata poi riqualificata in omissione di soccorso, è stato condannato a 10 mesi ed è stato scarcerato. “Che devo dire zio? Eh io pensavo di finire subito in carcere invece hanno detto che c’è prima il processo… io sono quello fottuto”, dice Chiani.Gli investigatori annotano un comportamento “calmo, sereno sia a livello fisico che psicologico e caratterizzato da momenti di ilarità”. I due ridono, parlano della festa di Halloween. Chiani commenta le condizioni della vittima con parole che il gup riporta nelle motivazioni: “è in fin di vita solo per il coltello”. Poi aggiunge che uno dei minorenni coinvolti nel pestaggio “gli ha tirato un calcio […] a me han detto che rischia di rimanere paralizzato”.“Voglio vedere se ho picchiato forte”Il quadro si aggrava quando nella stanza entra anche uno dei minorenni coinvolti. Secondo la ricostruzione del giudice, “i ragazzi si coprono il viso con la maglia per nascondere le risate”. Il minore parla del video ripreso dalle telecamere e dice: “però non so se si vede il video dove lo scanniamo […] io anche voglio vedere il video, voglio vedere se ho picchiato forte“. Non solo. Sempre secondo le motivazioni, lo stesso minore prova anche a ragionare su una possibile versione difensiva: “cazzo è tentato omicidio, poi dipende, la roba che ci salva è che diciamo che eravamo ubriachi e che questo ha detto c’ho un coltello e diciamo che io sono andato là ed eravamo tutti molto ubriachi”.Per il gup, quelle conversazioni mostrano che la preoccupazione principale non era la sorte di Davide Cavallo, ma il tentativo di capire come difendersi e contenere le conseguenze giudiziarie dell’aggressione.Il coltello non usato per “graffiare”, ma per colpire in profonditàNelle motivazioni Carboni ricostruisce anche il momento dell’accoltellamento. Secondo il giudice, Chiani “non usa quindi il coltello per pungere o per graffiare, ma lo impugna e lo impiega allo scopo di arrecare il maggior danno possibile e per fare in modo che l’intera lama” affondi nel ventre della vittima. Il pestaggio, durato “21 secondi“, ha provocato danni irreversibili a Davide Cavallo. Per il gup, la modalità dell’azione dimostra che Chiani si rappresentava la morte come conseguenza “altamente probabile” del proprio gesto. A pesare è anche una conversazione WhatsApp con gli altri imputati, nella quale Chiani, commentando la serata, scrive: “al posto di stare con le tipe devo bucare i tossici”. Un linguaggio che, nelle motivazioni, viene letto insieme alla dinamica concreta dell’aggressione e all’uso dell’arma.L'articolo Bocconiano accoltellato a Milano: il gup sui 20 anni all’aggressore: “Rideva all’idea della paralisi” proviene da Nicolaporro.it.