La chiusura delle scuole è l’incubo dei genitori: cos’è il “parental burnout”, come si manifesta e come si combatte

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Le lunghe vacanze estive tornano ogni anno al centro del dibattito pubblico, tra chi ne difende il valore educativo e chi le considera sempre più difficili da conciliare con i ritmi delle famiglie contemporanee. Al di là delle polemichesulla durata delle vacanze, però, c’è anche un tema di salute mentale che riguarda direttamente i genitori.Negli ultimi anni gli psicologi hanno iniziato a studiare con crescente attenzione il cosiddetto parental burnout, una condizione distinta dal normale stress genitoriale e caratterizzata da esaurimento emotivo, senso di sopraffazione e difficoltà a rispondere alle richieste quotidiane legate alla cura dei figli. Diversi studi suggeriscono che il rischio aumenta quando il carico percepito supera le risorse a disposizione della famiglia, una situazione che può diventare particolarmente evidente durante l’estate, tra routine che saltano, lavoro che continua e necessità costante di organizzare giornate, attività e momenti di svago. Ma a sorprendere è soprattutto un altro elemento emerso da recenti indagini: tra le principali fonti di preoccupazione per molti genitori non ci sarebbero soltanto la gestione pratica delle vacanze o i costi dei centri estivi.Lo squilibrio tra richieste e risorseDal punto di vista psicologico, il parental burnout viene oggi considerato una sindrome specifica e distinta sia dal normale stress genitoriale sia dal burnout lavorativo. Diversi studi lo descrivono come una condizione di esaurimento fisico ed emotivo legata al ruolo di genitore, accompagnata da senso di inefficacia, distacco emotivo dai figli e perdita di soddisfazione nella relazione familiare. Secondo uno dei modelli più utilizzati in letteratura, il fenomeno emerge quando si crea uno squilibrio cronico tra richieste percepite e risorse disponibili: in altre parole, quando il carico quotidiano associato alla genitorialità supera in modo prolungato la capacità della famiglia di farvi fronte. Alcune ricerche hanno inoltre associato il parental burnout a un aumento del rischio di disturbi del sonno, sintomi depressivi, conflitti familiari e peggioramento del benessere psicologico generale. Proprio per questo periodi come le vacanze estive, in cui i figli trascorrono molto più tempo a casa e vengono meno molte delle routine garantite dalla scuola, sono considerati dagli esperti momenti potenzialmente critici per il benessere psicologico dei genitori.La noia dei figli tra i principali fattori scatenantiSe però in passato le preoccupazioni dei genitori riguardavano soprattutto la sicurezza, la salute o il rendimento scolastico dei figli, oggi una quota crescente di ansia sembra concentrarsi su qualcosa di molto più difficile da misurare: la possibilità che i bambini si annoino. Diverse indagini condotte negli ultimi anni mostrano infatti come molti genitori percepiscano il tempo non strutturato come un problema da evitare, sentendosi responsabili di riempire le giornate dei figli con attività, esperienze e stimoli continui. Un meccanismo che gli esperti commentano parlando anche di paradosso della genitorialità contemporanea: proprio mentre i bambini dispongono di più occasioni di intrattenimento rispetto a qualsiasi altra generazione precedente, la preoccupazione degli adulti cresce proprio per i momenti in cui non hanno nulla di programmato da fare.Gli studiosi poi inseriscono questa tendenza nel modello dell’intensive parenting, che attribuisce ai genitori un ruolo sempre più centrale nel promuovere e supervisionare ogni aspetto dello sviluppo dei figli. «In questo contesto la noia rischia di essere interpretata come un segnale di fallimento educativo o di scarsa attenzione genitoriale, anziché come una normale esperienza dell’infanzia», spiegano.Eppure, di fronte a quella che per molti genitori è diventata una delle principali fonti di preoccupazione soprattutto nel periodo estivo, la letteratura scientifica suggerisce un quadro in parte controintuitivo. Negli ultimi anni diversi ricercatori hanno richiamato l’attenzione sull’importanza del cosiddetto unstructured time, il tempo non strutturato in cui i bambini non sono impegnati in attività organizzate dagli adulti e possono decidere autonomamente come utilizzare le proprie giornate. La review pubblicata su Frontiers in Public Health ha evidenziato come il gioco libero e le attività non strutturate possano contribuire allo sviluppo socio-emotivo, all’autonomia e alle capacità di autoregolazione dei bambini.Gli effettiAnche la noia, secondo diversi psicologi dello sviluppo, potrebbe svolgere una funzione adattiva. In assenza di stimoli immediati o attività già organizzate, i bambini sono infatti più portati a cercare nuove fonti di interesse, attivando processi cognitivi legati a immaginazione, esplorazione e problem solving. Alcuni lavori pubblicati negli ultimi anni hanno inoltre associato il tempo meno strutturato a un maggiore sviluppo delle funzioni esecutive, cioè quell’insieme di capacità cognitive che comprendono pianificazione, controllo dell’attenzione, flessibilità mentale e regolazione del comportamento.Da questa prospettiva, la questione della noia assume un significato che va oltre il comportamento dei bambini. Se i momenti non strutturati non rappresentano necessariamente un rischio per lo sviluppo, allora parte del peso associato alla loro gestione potrebbe derivare dalle aspettative che gravano oggi sui genitori. Diversi studiosi che si occupano di intensive parenting hanno osservato come la genitorialità contemporanea sia sempre più associata all’idea che ogni aspetto della crescita debba essere monitorato, stimolato e ottimizzato. Tra questi la ricercatrice e psicologa della University of Mary Washington, Holly Schiffrin, si concentra sugli effetti: «La crescente pressione a essere genitori costantemente presenti e coinvolti non solo si traduce in un maggior stress e minor benessere psicologico per loro, ma sembra anche non produrre necessariamente benefici proporzionati per i figli».L'articolo La chiusura delle scuole è l’incubo dei genitori: cos’è il “parental burnout”, come si manifesta e come si combatte proviene da Open.