Enrico Ruggeri rischia di non poter esibirsi a Codogno. Il PD locale ha chiesto al sindaco di bloccare il suo concerto, motivando la richiesta con le posizioni “no-vax” espresse dall’artista durante il 2020. Il sindaco ha risposto con buonsenso — “non è un dibattito, è uno spettacolo” — ma il solo fatto che nel 2026 si tenti ancora di censurare un cantautore per opinioni espresse sei anni fa la dice lunga sul clima attuale. Ruggeri aveva ricordato di essere stato tra i primissimi a dubitare pubblicamente della narrazione Covid, pagandone un prezzo concreto: lavori, ingaggi, partecipazioni. E aveva posto una domanda scomoda: c’è differenza tra chi si schiera rischiando grosso e chi sale sul carro già in corsa? Parlare di Palestina oggi, con il singolo estivo in uscita o il tour in prevendita, non è coraggio — è surfare l’onda.Il coraggio di non sapereLorenzo Paci, esperto di comunicazione e voce della pagina Spiegato in breve, aveva già commentato sui suoi social le parole di Francesco De Gregori — che si era detto a disagio di fronte agli artisti che pronunciano sentenze apoditiche su Gaza o Israele dal palco, dichiarando candidamente: “Ho le idee confuse, e mi sembra onesto avere le idee confuse”.Ospite di Un Giorno Speciale su Radio Radio, Paci ha spiegato la sua posizione con nettezza: “Ho chiesto semplicemente alla mia mini comunità cosa ci fosse di così sconvolgente tra le cose che ha detto De Gregori”. La risposta, nei commenti, era arrivata sotto forma di insulti e attacchi da profili senza volto. Un copione già visto.“Non sono l’avvocato di De Gregori, non credo che abbia bisogno di avvocati. Trovavo che ci fossero delle affermazioni che erano veramente sopra le righe”, sostiene Paci. Il punto, per lui, è più profondo: “Sono sempre molto perplesso quando c’è un pensiero unico, in generale. Avere dei dubbi mi sembra il minimo sindacale su certe situazioni.”Quando il pensiero si tifa come una squadraLa chiave della riflessione di Paci è tutta in una frase: “Non c’è più un pensiero proprio. Si tifa un’ideologia come fosse una squadra di calcio, che ti porta a essere forse accecato.” Una dinamica che conosce bene anche sulla propria pelle: “Ho fatto fatica anch’io nella mia piccola pagina — anche io mi son preso dei ‘ah, ma sei così e sei così’. Ma non stavo difendendo nient’altro che la libertà di pensiero, non mi sembra così sconvolgente.”E c’è da riflettere sul meccanismo dei commenti ostili: “Ti accorgi che gli account da cui arrivano i commenti peggiori spesso non hanno nemmeno la faccia — sono account farlocchi.” Non è dibattito, è gestione del consenso. “Noi viviamo in una società che nel momento in cui è scoppiata la guerra tra Russia e Ucraina voleva vietare Dostoevskij nelle scuole.” Il parallelo con il caso Ruggeri a Codogno regge da solo.La conclusione, nella sua semplicità, è quella che De Gregori aveva affidato a Dylan: contenere moltitudini non è debolezza, è onestà intellettuale. Nel video l’intervista da Fabio Duranti.The post “Ruggeri e De Gregori hanno smontato la falsità di chi è contro per moda” appeared first on Radio Radio.