Un sottile film biodegradabile capace di rilasciare farmaci direttamente nel cervello, nel punto in cui il tumore è stato rimosso chirurgicamente. È la sfida del progetto NeuroMESH, ricerca coordinata dall’Irccs Istituto Clinico Humanitas insieme all’Istituto Italiano di Tecnologia, che si è aggiudicata un finanziamento da 2,7 milioni di euro del Fondo italiano per le scienze applicate del ministero dell’Università e della ricerca.Migliorare il trattamento del glioblastomaL’obiettivo è migliorare il trattamento del glioblastoma, il più frequente tumore cerebrale maligno dell’adulto, caratterizzato da un’elevata aggressività e da un alto rischio di recidiva. Nonostante i progressi di chirurgia, radioterapia e terapie farmacologiche, infatti, solo una piccola percentuale di pazienti sopravvive a cinque anni dalla diagnosi e circa l’80% delle recidive si manifesta nella stessa area in cui il tumore era stato asportato.La tecnologia Al centro del progetto c’è μMESH, una tecnologia sviluppata nei laboratori dell’IIT di Genova guidati da Paolo Decuzzi. Si tratta di una sorta di patch polimerica biodegradabile, che consente di caricare e rilasciare in modo controllato diversi farmaci. Durante l’intervento neurochirurgico il dispositivo potrebbe essere posizionato direttamente nell’area di resezione del tumore, agendo sulle zone a maggior rischio di ricomparsa della malattia.Una patologia complessa“Il glioblastoma è una patologia estremamente complessa, non solo per la sua aggressività, ma anche per la capacità di adattarsi alle terapie e di interagire con l’ambiente circostante”, spiega Marco Riva, neurochirurgo di Humanitas e coordinatore del progetto. “Anche quando la resezione chirurgica è ampia e le terapie standard vengono applicate correttamente, il rischio di recidiva rimane elevato: è proprio a questa popolazione di pazienti che il nostro progetto mira con μMESH”.“μMESH rappresenta un sistema di rilascio controllato unico nel suo genere: non è un wafer rigido, né un idrogel, ma un film sottile che si adatta alla superficie del tessuto e rilascia per settimane e mesi agenti terapeutici”, sottolinea Decuzzi. Secondo il ricercatore la tecnologia potrebbe “ridefinire il concetto di drug delivery in oncologia”, aprendo prospettive anche in altre patologie.Questo articolo Tumore al cervello, un cerotto intelligente contro il glioblastoma proviene da LaPresse