Per Meloni questo "ci consentirà di spendere 14 miliardi di euro nei prossimi tre anni per mitigare l'impatto dell'aumento dei prezzi dell'energia che colpisce chiaramente le famiglie vulnerabili, le imprese energivore, che colpisce gli italiani". Ma cosa significa per l'Italia la possibilità per gli Stati membri di una flessibilità aggiuntiva, fino allo 0,3% del Pil?Premesso che la flessibilità della spesa per la sicurezza energetica può riguardare solo misure che riducano la dipendenza dalle fonti fossili, non ne aumentandone quindi la domanda, e che incrementino la resilienza del sistema energetico, riducendo le dipendenze dall'esterno, è chiaro che la Commissione non prenderà in considerazioone misure come quelle già prese dall'Italia riguardo alla riduzione delle accise sui carburanti, o eventuali sussidi agli autottrasportatori come compensazione dei rincari sugli stessi carburanti, e qualunque misura di sostegno che abbia l'effetto di ridurre i costi pagati per le fonti fossili. Sarebbero ammissibili invece tutte le misure per ridurre la dipendenza da carburanti fossili e promuovere la decarbonizzazione, per accelerare l'elettrificazione (compresi gli investimenti per lo sviluppo delle reti elettriche, lo stoccaggio di elettricità e le batterie), per il risparmio di energia e per l'espansione delle fonti di energia pulite. La possibilità per un paese di superare di un punto e mezzo percentuale la soglia del 3% del deficit/Pil con la propria spesa per la difesa (e fino allo 0,3%, all'interno di questo margine, per la sicurezza energetica), senza che questo comporti l'apertura di una procedura Ue per deficit eccessivo non può riguardare oggi l'Italia. Questo perché questa clausola vale solo per i paesi che non sono sotto procedura. Invece, i paesi in deficit eccessivo, come attualmente l'Italia, se utilizzano la clausola dovranno comunque tornare sotto la soglia del 3% del Pil, senza che sia scomputata dal deficit la spesa per la difesa, prima di poter uscire dalla procedura.