L’Ue vuole una “etichetta” di sostenibilità per i data center: in arrivo nuove regole sui consumi di energia e acqua

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L’Europa vuole diventare uno dei poli mondiali per l’intelligenza artificiale e il cloud computing, ma il boom di investimenti per costruire i data center – le infrastrutture che ospitano server e sistemi informatici necessari per far funzionare servizi digitali e modelli di AI – rischia di entrare in collisione con l’agenda di sostenibilità del Green Deal. Per questo, la Commissione europea è al lavoro su un pacchetto di misure che obbligherà le aziende del settore a rispettare standard più stringenti sul consumo di energia, sull’utilizzo dell’acqua e, più in generale, sull’impatto ambientale dei data center.«Sappiamo che in Europa esiste un problema di scarsità idrica e questa deve diventare una priorità politica. Ma allo stesso tempo abbiamo bisogno di nuovi data center e gigafactory», spiega a Open la commissaria europea all’Ambiente, Jessika Roswall, in un incontro con alcuni giornalisti a margine della Green Week, in corso a Bruxelles. «Entro l’estate – spiega Roswall – presenteremo una nuova proposta legislativa. La mia linea rossa è semplice: i cittadini europei ci chiedono di affrontare il tema dell’acqua e noi dobbiamo occuparcene. È una questione di sicurezza».La corsa globale ai data centerIl boom dell’intelligenza artificiale sta alimentando una corsa senza precedenti alla costruzione di nuovi data center. Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia (Iea), gli investimenti globali nel settore sono quasi raddoppiati dal 2022 e hanno raggiunto circa 500 miliardi di dollari nel 2024. La stessa Iea prevede che il consumo elettrico mondiale dei data center passerà da 415 terawattora nel 2024 a circa 945 terawattora nel 2030, un livello paragonabile all’attuale fabbisogno elettrico annuale del Giappone.Anche l’Unione europea punta ad attrarre nuovi investimenti per non restare indietro rispetto a Stati Uniti e Cina. Nel pacchetto di misure per la «sovranità tecnologica» presentato questa settimana, Bruxelles ha indicato i data center come infrastrutture strategiche per colmare il gap negli investimenti in tecnologia e sostenere lo sviluppo dell’AI. Secondo la Commissione, la capacità installata dei data center europei potrebbe più che raddoppiare, passando da circa 12 gigawatt nel 2025 a 28 gigawatt entro il 2030.Bruxelles prepara nuove regole per il settoreEPA/Olivier Hoslet | Dan Jorgensen, commissario europeo all’Energia, e Jessika Roswall, commissaria europea all’AmbienteIl problema è che la crescita dei data center sta avvenendo senza che ci sia una legge europea o italiana che fissi delle regole per il settore, sollevando interrogativi sempre più pressanti sulla sostenibilità. La Lombardia, proprio nei giorni scorsi, è diventata la prima regione italiana ad approvare una legge dedicata proprio a queste strutture. Da un lato c’è il tema dell’energia: i grandi centri di elaborazione dati richiedono enormi quantità di elettricità per alimentare server e sistemi di raffreddamento. Dall’altro c’è la questione dell’acqua, fondamentale per raffreddare le apparecchiature informatiche e mantenerle operative.Negli ultimi mesi, la Commissione europea ha dovuto affrontare polemiche sulla scarsa trasparenza del settore, che in teoria è tenuto a riportare dati sulle performance ambientali ed energetiche dei data center, ma di fatto solo poche aziende lo hanno fatto davvero. Ieri, mercoledì 3 giugno, Bruxelles ha annunciato una roadmap per la digitalizzazione e l’intelligenza artificiale nel settore energetico. Il documento prevede l’utilizzo dell’AI per ottimizzare le reti elettriche, accelerare le autorizzazioni dei progetti energetici e migliorare l’efficienza dei consumi. Ma contiene anche un messaggio rivolto direttamente alle Big Tech: la crescita dell’AI dovrà non può scontrarsi con le leggi ambientali e climatiche di Bruxelles. «Ci aspettiamo che i data center supportino il nostro Green Deal in Europa e la transizione verso un’energia più pulita», ha detto il commissario europeo all’Energia, Dan Jørgensen.Le “etichette” di sostenibilità e il dibattito sul ruolo del nucleareC’è un altro pacchetto europeo, dedicato all’efficienza energetica dei data center, in arrivo nelle prossime settimane e che introdurrà, a partire dal 2027, un sistema di “etichette elettroniche” di sostenibilità. Le strutture saranno valutate sulla base di diversi indicatori, tra cui efficienza energetica, utilizzo dell’acqua, ricorso alle fonti rinnovabili, recupero del calore disperso e impatto sulle reti elettriche. Sempre dal prossimo anno, inoltre, saranno definiti degli standard minimi di performance energetica dei data center.Secondo Politico, l’annuncio del sistema di etichette sarebbe dovuto arrivare già in questi giorni, ma è stato posticipato a seguito di uno scontro politico. Dietro questo ritardo ci sarebbe un disaccordo su cosa debba essere considerato davvero “sostenibile”. Il testo iniziale della Commissione europea menzionava solo le fonti rinnovabili, ma un gruppo di dieci governi – compresa l’Italia – ha chiesto di indicare chiaramente anche il nucleare come una soluzione che può contribuire a coprire il consumo di elettricità dei data center.Il rapporto dell’Onu sui consumi di acqua ed energiaMa oltre all’elettricità, come detto, c’è da considerare anche l’impatto sull’acqua, più difficile da quantificare perché varia molto in base al tipo di sistema di raffreddamento adottato. Secondo un rapporto delle Nazioni Unite pubblicato proprio in questi giorni, entro il 2030 l’intelligenza artificiale consumerà l’acqua necessaria a 1,3 miliardi di persone, l’intera popolazione dell’Africa subsahariana. «Questo rapporto non è un’accusa contro l’AI, ma un appello a un suo utilizzo responsabile e ad affrontare in modo proattivo i suoi impatti indesiderati, per renderla sostenibile ed equa», ha spiegato Kaveh Madani, direttore dell’Istituto per l’acqua, l’ambiente e la salute dell’Università delle Nazioni Unite.June 3, 2026 Lo studio ha analizzato una serie di casi reali. In Uruguay, per esempio, i progetti per un data center ad alto consumo idrico sono coincisi con la siccità del 2023 che ha prosciugato le riserve di acqua dolce di Montevideo, rendendo l’acqua del rubinetto non potabile per gli abitanti della zona. Il fatto è che le cose non devono andare per forza in questo modo. Secondo uno studio della Commissione europea, l’impatto dei data center sui consumi di acqua ed energia può essere ridotto al minimo. Il calore di scarto di queste strutture, per esempio, può essere utilizzato per il teleriscaldamento degli edifici. Mentre la purificazione termica dell’acqua, che utilizza lo stesso calore per convertire l’acqua di falda in acqua potabile, «può trasformare i data center in produttori netti di acqua».Foto copertina: Dreamstime/Vladimir TimofeevL'articolo L’Ue vuole una “etichetta” di sostenibilità per i data center: in arrivo nuove regole sui consumi di energia e acqua proviene da Open.