Non c’è pace per le Case di Comunità. Dopo lo scontro con i medici di famiglia, si apre il capitolo degli ospedalieri. L’idea del Veneto di impiegare questi operatori nelle Case di Comunità per salvare i fondi del Pnrr non piace alla Federazione Cimo-Fesmed, che – con le regole attuali – esclude questa possibilità.Il sindacato di Guido Quici invita a leggere il contratto nazionale di lavoro e considera “inaccettabile” che alcune Aziende sanitarie, come quelle di Vicenza e Bassano, chiedano ai medici ospedalieri di lasciare i reparti per coprire turni nelle Case di Comunità. Un’iniziativa giudicata “estremamente pericolosa”, anche perché “potrebbe allargarsi ad altre Regioni”, paventa il sindacato.Il nodo del contrattoIl contratto collettivo nazionale “esclude che i medici che operano nei presidi ospedalieri possano essere coinvolti in servizi fuori sede. E, ancora prima delle norme, è il buon senso a suggerire prudenza: in una fase segnata da una gravissima carenza di personale medico e da liste d’attesa sempre più lunghe – sottolinea Cimo-Fesmed – sottrarre professionisti agli ospedali significherebbe aggravare ulteriormente le difficoltà nell’organizzazione dei turni e peggiorare la qualità della vita lavorativa dei medici”.Insomma, Guido Quici, presidente della Federazione Cimo-Fesmed, proprio non ci sta: “Il cerino non può, come sempre, rimanere in mano agli ospedalieri. Non è ipotizzabile che, per giustificare il funzionamento delle Case di Comunità e non perdere quindi i fondi del Pnrr, si pensi di utilizzare a costo zero i medici ospedalieri e non coloro che istituzionalmente dovrebbero ricoprire questo ruolo sul territorio, ovvero gli specialisti ambulatoriali”. Una strada, quest’ultima, che prevede indubbiamente costi maggiori. “Ma nella legge di Bilancio del 2022 sono stati stanziati oltre due miliardi di euro per finanziare il personale destinato alle nuove strutture territoriali del Ssn. Che fine hanno fatto questi soldi?”, chiede Quici.La soluzione? LiberalizzareSe davvero si vuole consentire ai medici ospedalieri di lavorare anche sul territorio, “si approvi rapidamente l’eliminazione delle incompatibilità oggi previste per i dipendenti del Servizio sanitario nazionale. Sarà così il singolo medico, in piena libertà e autonomia, a decidere come impiegare il proprio tempo al di fuori dell’orario di lavoro: se dedicarsi alla famiglia, ai propri interessi personali oppure svolgere attività professionale nello studio privato, nelle cliniche o nelle Case e negli Ospedali di Comunità”, conclude Quici.Questo articolo Medici ospedalieri nelle Case di Comunità? Le reazioni proviene da LaPresse