Caso ricina, gli investigatori passano al setaccio i dati del server

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Cinque ore per acquisire tutti i dati dal server che gestisce le connessioni di rete dell’istituto agrario di Riccia. Questa mattina la prima delle quattro «ispezioni informatiche» disposte dalla Procura di Larino nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, avvelenate con la ricina durante le scorse festività natalizie a Pietracatella, piccolo borgo della provincia di Campobasso.I 71 computer della scuola sono rimasti al loro posto, gli uomini della Squadra Mobile del capoluogo molisano e dello Sco (Servizio Centrale Operativo) sono entrati poco prima delle dieci all’interno dell’istituto.Presente all’accertamento irripetibile disposto dalla procuratrice Elvira Antonelli anche Gianni Alfonso, consulente informatico nominato dalla difesa di Gianni Di Vita, marito e padre delle due vittime che ad oggi è parte offesa nel procedimento penale aperto contro ignoti con l’ipotesi di duplice omicidio volontario premeditato.Le ricerche sulla ricina e i dati del serverLa speranza di chi indaga è che dai dati immagazzinati del server sarà possibile risalire alle ricerche di interesse investigativo riguardanti la ricina, dalle modalità di reperimento a quelle di preparazione e conservazione. «Si potrebbe risalire a quale pc ha fatto l’operazione tramite username e password», ha spiegato ai cronisti il tecnico di parte per poi aggiungere che al momento si tratta «solo di ipotesi».Ad allungare i tempi della perquisizione di ieri, il necessario studio dell’infrastruttura telematica della scuola. Resta da capire se l’archiviazione dei dati attraverso il firewall che gestisce la rete è tale da poter andare a ritroso nel tempo di quasi un anno.Le altre tre scuole nel mirinoAll’istituto agrario di Riccia lavora come tecnico di laboratorio il marito della professoressa amica di Gianni Di Vita, il commercialista ed ex sindaco di Pietracatella con un passato anche da tesoriere regionale del Pd. E tra domani e venerdì le ispezioni informatiche proseguiranno in altre tre scuole frequentate da persone più o meno vicine alle vittime.Domani mattina nuova perquisizione a Riccia, questa volta nel liceo scientifico dove insegna la docente più volte messa a confronto con Di Vita. Giovedì, invece, la polizia si sposterà a Campobasso per l’ispezione informatica nel liceo classico, scuola frequentata fino allo scorso anno dalla quindicenne Sara Di Vita e dalla sorella Alice, da qualche mese studentessa universitaria.Venerdì la quarta e ultima perquisizione nel liceo delle scienze umane di Casacalenda, dove lavora come insegnante di sostegno Laura Di Vita, cugina di Gianni, già ascoltata più volte dagli inquirenti. Era stata proprio lei, nei mesi successivi alla tragedia, ad ospitare il cugino Gianni e la figlia Alice.L’ipotesi del vero bersaglio della ricinaAlla polizia la procuratrice Antonelli ha chiesto sia di verificare «l’eventuale utilizzo di strumenti destinati alla navigazione anonima» che analizzare «gli artefatti digitali idonei a ricostruire l’attività di navigazione, ricerca, consultazione, download, creazione, modifica o cancellazione di contenuti pertinenti ai fatti per cui si procede».Fatti in relazione ai quali la Procura non esclude l’ipotesi che vedrebbe proprio in Gianni Di Vita il reale bersaglio della ricina. Nei prossimi tre giorni si procederà ad acquisire ogni dato utile, nella speranza che da almeno uno dei quasi 200 pc finiti nel mirino possa arrivare il tassello che gli inquirenti stanno cercando ormai da settimane. L’anello mancante del giallo di Pietracatella.L'articolo Caso ricina, gli investigatori passano al setaccio i dati del server proviene da La Verità.