Trump caccia l’ambasciatrice Usa in Grecia Kimberly Guilfoyle dopo lo scoop sui 100.000 dollari chiesti a un donatore

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WASHINGTON — Una chat su Signal del 3 luglio 2025, sei giorni prima dell’audizione di conferma al Senato. Una richiesta di 100.000 dollari da versare su una carta American Express, «così non comparirà da nessuna parte». Un imprenditore del Kentucky vicino a Trump che ha conservato gli screenshot. È la ricostruzione del Wall Street Journal, e martedì pomeriggio (le 16 in Italia) è costata il posto a Kimberly Guilfoyle, 57 anni, ambasciatrice degli Stati Uniti in Grecia.«Abbiamo chiesto all’ambasciatrice Guilfoyle di dimettersi. È stata una risorsa preziosa per la squadra e le auguriamo il meglio», ha detto la nuova portavoce della Casa Bianca, Katie Zacharia, alla sua prima conferenza stampa, rinviando ogni altra domanda al presidente. Poco dopo Guilfoyle ha annunciato l’addio su X: «Servire come ambasciatrice in Grecia è stato l’onore di una vita. Queste accuse sono false e intendo difendere con forza il mio nome, la mia reputazione e la mia integrità».Donald Trump, in mattinata, era stato più asciutto: «È andata in Grecia. Stava facendo un buon lavoro, ma non ci piaceva quello che leggevamo». Guilfoyle, ex conduttrice di «The Five» su Fox News, ex moglie del governatore della California Gavin Newsom ed ex fidanzata di Donald Trump Jr., era stata tra le testimonial più in vista della campagna del 2024. Aveva giurato come ambasciatrice ad Atene il 29 settembre 2025.L’uomo dei messaggi si chiama Eric Deters, 63 anni, ex avvocato ed ex candidato repubblicano al Congresso. A CBS News, che ha ricevuto da lui gli screenshot, ha parlato di «quid pro quo»: i 100.000 dollari, racconta, erano il prezzo per avere accesso a funzionari dell’amministrazione. Nei messaggi Guilfoyle scrive: «Sono stata annunciata ufficialmente, tesoro, ho bisogno che tu lo faccia per me oggi», e allega un pdf con le istruzioni per il bonifico. Deters sostiene di non aver mai pagato: «Non avevo 100.000 dollari da buttare, altrimenti sarei stato abbastanza idiota da darglieli». Alla Casa Bianca, secondo le fonti dell’emittente, i messaggi sono stati giudicati autentici.La versione dei legaliI difensori di Guilfoyle, David Schwartz e Jesse Binnall, hanno dato due risposte. In una nota diffusa domenica sera sostengono che quei soldi fossero compensi arretrati per interventi a eventi di Deters, precedenti alla nomina: «Chiedere a un cliente di pagare un lavoro già fatto non è corruzione. È l’opposto della corruzione». Binnall ha però anche messo in dubbio l’autenticità dei messaggi, senza indicare quali passaggi sarebbero falsi. Deters nega di doverle alcunché e dice di averle già versato, negli anni, 300.000 dollari per quelle apparizioni.C’è poi il filone greco. Il Wall Street Journal ha raccontato viaggi in jet privato e ospitalità pagati da due magnati del Paese, tra cui un soggiorno al Four Seasons George V di Parigi offerto dall’armatore Nikolas Tsakos. A un ricevimento l’ambasciatrice avrebbe detto che gli Stati Uniti potrebbero minare il governo greco, se volessero, e avrebbe ricevuto in udienza privata i lobbisti di una società di costruzioni ed energia. Un portavoce dell’ambasciata ha replicato che Guilfoyle «ha seguito fedelmente le linee guida etiche e di segnalazione dei regali del Dipartimento di Stato». L’ispettore generale del dipartimento, l’organo di controllo interno, ha aperto un’indagine.Fino a giovedì l’amministrazione l’aveva coperta. Il segretario di Stato Marco Rubio, in visita ad Atene proprio nei giorni dello scoop, aveva rifiutato di commentare dalla pista dell’aeroporto: «Non so nemmeno se quello che riportate è vero», e l’aveva definita «un’ambasciatrice forte». Anche il vicepresidente JD Vance l’aveva difesa. Domenica un alto funzionario descriveva Trump e Rubio come «furiosi»; lunedì il presidente diceva: «Ci stiamo guardando. Non siamo contenti». In quattro giorni la linea è passata dalla difesa alla richiesta di dimissioni, una volta che i messaggi sono stati giudicati autentici.Nel post di addio Guilfoyle ringrazia Trump e Rubio: «La mia gratitudine e il mio rispetto restano incrollabili». Il democratico Gregory Meeks, capogruppo di minoranza nella commissione Esteri della Camera, ha scritto a Rubio per chiedere chiarimenti. Restano aperti l’inchiesta dell’ispettore generale e il nodo dei messaggi, autentici per la Casa Bianca e per Deters, contestati dai legali. Nessun successore né incaricato d’affari è stato finora indicato per l’ambasciata di Atene.