KIEV — Cinque missili balistici sulla capitale e nessun avvertimento. Lo ha scritto martedì il presidente ucraino Volodymyr Zelensky su X e Facebook, dopo una notte in cui la Russia ha lanciato sull’Ucraina oltre cento tra missili e droni: «C’è stato un attacco balistico piuttosto feroce su Kiev, cinque missili che hanno colpito infrastrutture civili. Purtroppo non c’è stato alcun avvertimento dai nostri partner. È proprio questo che aiuta a evitare morti, quando c’è un preavviso sui balistici».La frase pesa perché arriva tre giorni dopo l’avvertimento di Washington a Kiev. L’amministrazione Trump, ha rivelato il Financial Times, ha fatto sapere a ucraini ed europei che potrebbe sospendere la condivisione dell’intelligence e gli acquisti europei di armi americane per l’Ucraina se Kiev non ferma i raid in profondità contro raffinerie e impianti energetici russi. Il preavviso sui lanci balistici è uno dei frutti più concreti di quella condivisione, e la denuncia di Zelensky lo mette in piazza come la posta della nuova pressione americana.Secondo l’aeronautica ucraina, dalle 18 di lunedì (le 17 in Italia) la Russia ha lanciato cinque missili Iskander e S-400 dalla regione di Bryansk, nove munizioni vaganti e 108 droni Shahed, oltre a droni esca. A Kiev sono morte due donne, colpiti nodi di trasporto e magazzini. A Kharkiv, seconda città del Paese, i morti sono quattro: parte di un palazzo di quattro piani è crollata e i feriti sono una quarantina. Una donna è stata uccisa a Lozova, danni nelle regioni di Lviv e Rivne. In due giorni sono state colpite 19 regioni.Il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha ha precisato nel pomeriggio che l’Ucraina continua a ricevere intelligence dagli Stati Uniti. Un funzionario della Nato ha assicurato che proseguono anche le forniture d’armi con il meccanismo che fa pagare agli europei il materiale americano, compresi i missili intercettori di cui Kiev è a corto. La Casa Bianca e il Pentagono non hanno risposto alle parole di Zelensky sul mancato preavviso.La tregua sul dieselTutto nasce venerdì scorso. Trump ha annunciato sui social un accordo con Vladimir Putin, maturato in una telefonata: la Russia fornirà agli Stati Uniti oltre 300.000 tonnellate di diesel subito e altre 500.000 a novembre, con la sospensione per sei mesi delle sanzioni sull’export di carburante russo. In cambio Kiev avrebbe dovuto smettere di colpire le raffinerie. «Fate alla Russia quello che volete. Non colpite le raffinerie, perché quello è un problema mondiale», ha detto Trump. L’annuncio arriva a poche settimane dalle elezioni di metà mandato, con il gasolio rincarato per una guerra con l’Iran che Zelensky indica come il vero motore dell’aumento.Zelensky ha saputo della «tregua energetica» dai notiziari, ha raccontato al Warsaw Security Forum, in Polonia, e l’ha definita «una decisione debole di un partner forte», un regalo che dà a Putin «altri soldi per questa guerra». Da Washington la lettura è opposta: un funzionario Usa ha fatto sapere che Zelensky aveva ignorato «una mezza dozzina» di richieste di fermare i raid sulle raffinerie e che «ha letto male la stanza». Il premier finlandese Petteri Orpo ha parlato di «un’enorme delusione».Da due giorni l’Ucraina non colpisce più le raffinerie russe, ha detto Zelensky. La Russia nello stesso arco di tempo ha continuato: sei siti energetici lunedì, compresa la centrale termoelettrica CHP-5 di Kharkiv, attaccata poche ore dopo l’annuncio. Nella notte tra lunedì e martedì, però, per la prima volta nessun impianto energetico è stato centrato, riferisce Reuters: il bollettino del ministero della Difesa russo non elenca obiettivi energetici e un missile è caduto a poco più di un chilometro da una centrale di teleriscaldamento di Lviv. Non è chiaro se Mosca abbia risparmiato l’energia di proposito.Il Cremlino non ha mai confermato pubblicamente l’intesa. Interrogato sulla tregua, il portavoce Dmitrij Peskov si è limitato a dire che «i contatti proseguono». Kiev ha riconfermato la disponibilità a una tregua energetica piena «se la Russia smette di attaccare le nostre infrastrutture energetiche», ha scritto Sybiha dopo un colloquio con il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul.A Washington la legge di sanzioni contro la Russia, firmata da Trump il mese scorso, porta anche la firma del senatore democratico Richard Blumenthal. L’intesa sul diesel, ha detto, «ci rende complici della guerra di Putin contro l’Ucraina».