Nel corso dell’ultima puntata di Quarta Repubblica si è parlato a lungo delle recenti novità emerse sul caso di Garlasco, con particolare riferimento alla questione esplosiva del sempre più presunto Dna/sangue rilevato sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi. In estrema sintesi, mettendo in fila i vari passaggi, le cose sembrano essere andate in questo modo: il 19 settembre del 2007 un ufficiale del Ris di Parma, che non è il consulente della Procura Alberto Marino, effettua un test sul materiale rinvenuto sui medesimi pedali, il cui esito non lascia dubbi circa la presenza del Dna/sangue della povera Chiara Poggi. Il giorno successivo Marino in persona, evidentemente colto da alcuni dubbi, effettua due contro analisi sorprendentemente negative. Nello stesso 20 settembre quest’ultimo, a cui evidentemente i dubbi non erano venuti meno, esegue l’Obti test sullo stesso materiale (è lo stesso test, molto attendibile, che viene utilizzato negli screening di massa per trovare sangue occulto nelle feci) ed anche qui il risultato risulta negativo.Ora, in un mondo normale, visto che i due rilievi scientifici a carico di Stasi venivano messi in forte discussione da quanto appena riportato, ci si sarebbe aspettati che un dettagliato resoconto di ciò sarebbe finito sul tavolo della Pm dell’epoca, la dottoressa Rosa Muscio, informando contestualmente le parti in causa. Nulla di tutto questo accadde. Infatti Marino, all’epoca capitano, scrive il 24 settembre, in qualità di consulente della pm Rosa Muscio, che i risultati “positivi” ottenuti il 19 settembre porterebbero “al di là di ogni ragionevole dubbio” al Dna di Chiara Poggi. Ma soprattutto si specificano gli esiti positivi del Combur test su “micro tracce di consistenza ematica di lunghezza pari a circa 3 mm”. Insomma, che quello sui pedali sia sangue di Chiara Poggi sembrerebbe dato per scontato. Del risultato negativo dell’Obti test nemmeno un cenno.Non solo, in una successiva integrazione del 26 settembre, i Ris ribadiscono con alta probabilità, dando per scontata la presenza del Dna della vittima, che sui pedali vi fossero tracce di materiale ematico. Ebbene, in questo Nicola Porro ha fatto un sapiente uso della maieutica, che è il metodo socratico di far partorire le idee, arrivando a far trarre dai suoi ospiti in studio una a mio avviso plausibile spiegazione di questo imbarazzante pasticcio, in cui da tempo si intravede un probabile scambio di provette.Leggi anche:Nuova bomba su Garlasco, una nota dei Ris sparita dalla relazione: “Niente sangue sui pedali”In pratica, considerato che gli evidenti scrupoli di Marino, che lo portarono a mettere in discussione tanto il Dna della vittima, quanto il suo sangue sui pedali, dimostrerebbero la sua iniziale buona fede, il conduttore si è chiesto ed ha chiesto ai presenti cosa poi avrebbe impedito – anche qui il condizionale è d’obbligo – al militare di rendere note le sue ulteriori analisi. Alla fine, dopo una certa insistenza, a rispondere è stato l’amico Gianluca Zanella, il quale ha semplicemente dichiarato che a Marino “forse gli è stato suggerito”.Ora, dato che secondo la testimonianza di Marco Pizzamiglio, il vice di chi comandava il Ris di Parma in quel frangente, tutto doveva passare al vaglio del generale Garofano, e considerando che si trattava comunque di un raggruppamento d’élite di un corpo militare, non è difficile formarci una idea su come siano potute andare le cose.In tal senso, dobbiamo solo aspettare che le indagini della magistratura facciano il loro corso.Claudio Romiti, 16 ottobre 2026L'articolo Garlasco, il retroscena inquietante dei test sui pedali di Stasi proviene da Nicolaporro.it.