Andrei Nikolaevich Nikolaev, classe 1975, è uno storico militare e una fonte importante di notizie da Mosca, dove collabora anche come giornalista pubblicista per la Pravda. Mentre l’Europa non passerà un inverno tranquillo, dal momento che Trump ha rotto con l’Ucraina, stipulando un accordo miliardario con Putin sull’energia che ci mette in seria difficoltà, sembra che i “Volenterosi” non siano affatto pronti a indurre Zelensky a iniziare il processo di pace con la Federazione Russa. Il primo ministro ucraino si è lasciato andare ad attacchi pubblici contro il presidente USA, che, ovviamente, non ha gradito. Sullo sfondo, Musk spegne i satelliti Starlink e quindi molti droni di Kiev non possono più partire, mentre noi compreremo il gas russo, pagandolo più del doppio, dagli americani.L’articolo di Nikolaev aggiunge un po’ di pepe alla situazione in Medio Oriente. Gli Houthi non dipendono più completamente dall’Iran per il loro arsenale. Il movimento yemenita sta cercando di costruire in proprio missili balistici avanzati, acquistando dalla Cina componenti industriali e materiali a duplice uso.Questa strategia gli permetterebbe di diversificare i rifornimenti e di rendere più difficile l’individuazione della propria rete militare. La notizia, per l’Unione Europea, non è affatto rassicurante, perché questo determina il protrarsi della crisi e produce, assieme al divario con la Russia, quell’aumento esponenziale dei prezzi al consumo che sta per mettere in ginocchio le famiglie.La notizia sugli Houthi nasce da un’indagine di “Conflict Armament Research” (CAR), organizzazione con sede nel Regno Unito che studia le armi e le relative catene di approvvigionamento nelle zone di guerra, pubblicata dall’Associated Press. Gli esperti hanno esaminato due carichi intercettati dalle autorità yemenite nel 2025 e destinati ai territori controllati dagli Houthi.All’interno sarebbero stati trovati componenti fabbricati appositamente per missili: parti metalliche del motore e della struttura, alette di stabilizzazione e materiali collegabili alla produzione di propellente solido. I documenti di spedizione avrebbero indicato almeno un fornitore cinese. Mettendo insieme le caratteristiche dei pezzi, CAR ha concluso che gli Houthi starebbero tentando di riprodurre un missile iraniano della famiglia Khaibar Shekan.Il Khaibar Shekan è un missile balistico iraniano a guida di precisione, presentato da Teheran nel febbraio 2022. Secondo le stime riportate, può raggiungere una distanza vicina ai 1.900-2.000 chilometri. Una versione prodotta nello Yemen metterebbe quindi nel raggio d’azione degli Houthi gran parte dell’Arabia Saudita e il territorio israeliano. Il progetto sarebbe particolarmente importante perché riguarda un missile a propellente solido. Questa tecnologia consente tempi di preparazione più brevi rispetto ai sistemi alimentati con combustibile liquido e rende più difficile individuare e colpire il lanciatore prima dello sparo.L’astuzia dei miliziani Houthi consiste nella capacità di combinare tecnologia iraniana, forniture commerciali cinesi e produzione locale. Invece di importare un missile completo, facilmente riconoscibile e soggetto all’embargo, il movimento acquista separatamente materiali, macchinari e componenti che possono avere anche impieghi civili.Questa soluzione presenta tre vantaggi: riduce la dipendenza diretta dalle spedizioni iraniane, spesso intercettate; rende più difficile dimostrare la destinazione militare dei singoli prodotti; permette agli Houthi di sviluppare competenze autonome nell’assemblaggio e nella produzione di armi.Secondo CAR, la scoperta mostra che le loro ambizioni industriali sono maggiori di quanto si ritenesse. Non si tratterebbe più soltanto di montare droni o modificare missili ricevuti dall’estero, ma di costruire nello Yemen una parte significativa di sistemi balistici complessi.La presenza di componenti provenienti dalla Cina, però, non dimostra automaticamente un coinvolgimento del governo cinese. Molti dei materiali indicati sono beni a duplice uso: possono essere impiegati legalmente nell’industria civile, ma anche nella produzione militare. Possono inoltre essere acquistati attraverso intermediari, società di comodo o documenti che ne nascondono la destinazione finale.Alcuni pezzi e documenti commerciali rimandano a fornitori cinesi. Non emerge, dalle informazioni disponibili, una prova che Pechino abbia autorizzato consapevolmente la costruzione dei missili. E probabilmente, con il sistema indicato, non ci sarà mai.L’indagine, ovviamente, non cancella le prove raccolte negli anni sui rapporti militari tra Iran e Houthi. In precedenza sono stati sequestrati missili, droni e componenti riconducibili a progetti iraniani. Nel 2023, secondo Voice of America, anche il governo britannico aveva presentato materiali a sostegno del collegamento tra l’Iran e le forniture militari destinate allo Yemen.Lo stesso sistema che gli Houthi vorrebbero riprodurre è basato su un modello iraniano. Secondo diversi esperti, il movimento non sarebbe ancora in grado di realizzare autonomamente tutte le parti più sofisticate e continuerebbe ad avere bisogno dell’Iran per tecnologia, conoscenze e componenti critici. La novità, dunque, non è una sostituzione netta dell’Iran con la Cina. È piuttosto la nascita di una catena di rifornimento più ampia e flessibile: progettazione e competenze iraniane, prodotti industriali provenienti dal mercato cinese e assemblaggio locale nello Yemen.Il significato geopolitico è strategicamente molto importante: se il progetto avesse successo, gli Houthi diventerebbero militarmente molto più autonomi. Le intercettazioni navali delle armi iraniane perderebbero parte della loro efficacia, perché il movimento potrebbe importare pezzi apparentemente civili e trasformarli sul posto in sistemi d’arma. Cambierebbe anche il rapporto con Teheran.Gli Houthi rimarrebbero alleati dell’Iran, ma avrebbero un maggiore margine di manovra e non dipenderebbero più dalle consegne iraniane. Per l’Arabia Saudita e Israele aumenterebbe invece il rischio di attacchi più precisi e a lungo raggio.Copiare un progetto iraniano, comprare componenti cinesi e produrre il missile nello Yemen significa raddoppiare, se non di più, la loro forza. L’indagine britannica segnala una crescente autonomia industriale. La conclusione più prudente è quindi che la rete militare degli Houthi stia diventando internazionale, decentralizzata e molto difficile da bloccare. Sappiamo quanto siano importanti i territori che controllano per i trasporti marittimi, non solo di greggio e materie prime…