WASHINGTON — I prezzi al consumo negli Stati Uniti sono saliti del 3,7% in un anno. Lo ha comunicato mercoledì il Bureau of Labor Statistics, l’ufficio federale di statistica del lavoro: ad agosto l’inflazione era al 3,4%, gli analisti si aspettavano il 3,6%. In un solo mese i prezzi sono cresciuti dello 0,6%.Il numero non chiude la partita della Federal Reserve, la banca centrale americana, che decide sui tassi il 28 ottobre. Dopo il dato gli operatori hanno portato la probabilità di un rialzo al 46%, dal 21,6% del giorno prima, riferisce Reuters sulla base dei dati LSEG: meno di una moneta lanciata in aria. E la Casa Bianca parla di un episodio isolato.A trainare la corsa è il carburante. L’indice dell’energia è salito del 5,2% nel mese, la benzina del 9,1%: da sola vale oltre metà dell’aumento complessivo, scrive l’ufficio di statistica. Su dodici mesi la benzina costa il 34,2% in più, il gasolio da riscaldamento il 74,2%. Ma anche l’inflazione di fondo, quella senza cibo ed energia, è passata dal 2,4% al 2,6%, sopra le attese, con gli affitti in aumento. Mark Zandi, capo economista di Moody’s, parla di un’inflazione «scomodamente forte».Wall Street ha reagito al ribasso. Nel pomeriggio l’indice S&P 500 perdeva circa lo 0,8% e il Nasdaq l’1,2%, con i semiconduttori in calo per la settima seduta. Le banche hanno toccato il minimo da oltre quattro mesi: Bank of America ha ceduto l’8,5% dopo aver accantonato 1,2 miliardi di dollari per sanzioni regolatorie. Il rendimento del Treasury decennale è salito al 5,2%.Il nodo delle elezioniA settembre la Fed aveva alzato i tassi di un quarto di punto, al 3,75-4%, il primo rialzo in oltre tre anni. John Williams, presidente della Fed di New York, ritiene appropriato un altro ritocco entro l’anno. Sam Stovall, capo stratega di CFRA Research, pensa invece che a ottobre la banca centrale si fermerà: «Non abbiamo mai avuto due rialzi a due mesi dalle elezioni di metà mandato». Per lui la data più probabile è dicembre.La Casa Bianca minimizza. Kevin Hassett, consigliere economico del presidente, ha detto mercoledì mattina che il dato di fondo «è stato un episodio isolato» e che alla Fed servono altri numeri prima di decidere. Donald Trump, in un comizio in Alaska, ha rivendicato di aver tenuto aperte le rotte del petrolio e ha detto che l’Iran «non è più il bullo del Medio Oriente». Settimane fa aveva promesso che «subito dopo le elezioni i prezzi del petrolio caleranno».Per capire bisogna tornare a febbraio, quando Stati Uniti e Israele hanno aperto la guerra con l’Iran. Allora l’inflazione era al 2,4% e la benzina costava meno di 3 dollari al gallone. La tregua preliminare dell’estate è scaduta ad agosto. Oggi la benzina media supera i 4,30 dollari e il diesel i 6,29, secondo l’automobile club americano AAA. Moody’s Analytics stima un costo di 2.000 dollari per famiglia.Il rincaro parte dallo Stretto di Hormuz, il passaggio obbligato del greggio del Golfo. Il Brent è sopra i 106 dollari al barile. Funzionari iraniani hanno detto a Reuters che Teheran intensificherà gli attacchi alle petroliere con «nuove tattiche», avviate una decina di giorni fa, proprio per tenere alti i prezzi prima del voto americano. La società di analisi Kpler conta almeno 18 navi colpite in due settimane e transiti di greggio al 54% dei livelli prebellici. Martedì i ribelli yemeniti Houthi hanno colpito la sede di Saudi Aramco.Il prezzo alla pompa in Ohio e la scheda del 3 novembre sono così diventati la stessa partita, giocata da Teheran quanto da Washington. L’Agenzia internazionale dell’energia ha segnalato mercoledì noli marittimi record e margini negativi per i raffinatori asiatici.Il dato di oggi lascia aperta la domanda che conta per la Fed: se il rincaro resti confinato all’energia o si stia allargando, come suggerisce la componente di fondo. Giovedì escono i prezzi alla produzione, in giornata parlano i presidenti delle Fed regionali. La decisione sui tassi cade il 28 ottobre, sei giorni prima delle urne.