DHAHRAN — Il quartier generale di Saudi Aramco colpito, l’aeroporto di Riad chiuso, tre partite di campionato rinviate e il Brent sopra i 106 dollari: in una settimana gli attacchi degli Houthi, il movimento yemenita sostenuto dall’Iran, hanno raggiunto uno dopo l’altro i simboli dell’Arabia Saudita. Martedì sera è stato colpito il cuore della più grande compagnia petrolifera del mondo.Il ministero saudita dell’Energia ha confermato, attraverso l’agenzia di Stato Spa, un «incendio limitato» in un edificio amministrativo di Aramco a Dhahran, nella Provincia Orientale, senza morti né feriti. Secondo Bloomberg l’edificio è il quartier generale della compagnia; l’incendio è stato spento e non è chiaro se il colpo sia arrivato da un missile o dai detriti di un’intercettazione. Aramco non ha risposto alle richieste di commento.Il complesso di Dhahran si estende su 58 chilometri quadrati e ospita 11.000 residenti; qui, nel 1938, il pozzo Dammam numero 7 diede il primo petrolio del Regno. «L’esplosione più forte che abbia mai sentito in vita mia», ha raccontato un testimone. La coalizione a guida saudita ha detto di aver intercettato un missile balistico diretto su Dhahran. Nella stessa notte i detriti di due missili sono caduti su quartieri di Riad: quattro feriti, tra cui un bambino, e 15 case danneggiate.Il colpo era stato annunciato. Poche ore prima il portavoce militare degli Houthi, Yahya Saree, aveva definito gli impianti Aramco «obiettivo legittimo» e aveva ordinato l’evacuazione del quartier generale di Dhahran, dell’aeroporto King Khalid di Riad e di una raffineria nella capitale, promettendo una risposta «dura e dolorosa». La minaccia seguiva un raid della coalizione sulla stazione petrolifera di al-Sabah a Sanaa, la capitale yemenita in mano agli Houthi: il portavoce della coalizione, generale Turki al-Maliki, ha sostenuto che il sito e i suoi depositi sotterranei servivano a stoccare missili e droni.L’aeroporto chiuso fino a venerdìIl bilancio più pesante della settimana è a Riad. Sabato un attacco sull’aeroporto King Khalid ha ucciso 13 persone e ne ha ferite più di 300; domenica un altro morto e 11 feriti. In tutto almeno 20 morti, tra cui un cittadino americano, e centinaia di feriti. Lo scalo resta chiuso fino al 17 ottobre, mentre Dammam e Jeddah funzionano; Air France-Klm, Lufthansa, Delta, Qatar Airways ed Etihad hanno sospeso i voli. Il Dipartimento di Stato americano vieta ai propri dipendenti di avvicinarsi a meno di 20 miglia dal confine yemenita.La guerra è entrata anche negli stadi. La Saudi Pro League ha rinviato tre partite della nona giornata, compresa Al Ahli-Al Nassr di Cristiano Ronaldo, spostata al 6 marzo 2027: la nota del campionato parla di «considerazioni logistiche», senza nominare i missili. Lunedì Al Nassr-Neftchi Fergana, di Champions asiatica, era cominciata con un’ora di ritardo per l’abbattimento di missili sulla capitale.Sui mercati il Brent per consegna a dicembre è salito dello 0,6% a 106,33 dollari al barile, il Wti a 94,73. «La preoccupazione per l’offerta derivante dal conflitto fra Houthi e Arabia Saudita sta spingendo i prezzi», ha detto a Reuters Hiroyuki Kikukawa, capo stratega di Nissan Securities Investment. La raffineria di Jazan, nel sud-ovest del Paese, è ferma da un attacco precedente. Il ministro dell’Energia, principe Abdulaziz bin Salman, ha ribattuto che il Regno resta «la capitale della sicurezza energetica».Colpire Dhahran, dove un solo incendio limitato non tocca i pozzi, serve meno a fermare la produzione che a mostrare che nessun indirizzo del Regno è fuori portata. Teheran non ha commentato l’attacco. Due alti funzionari iraniani hanno detto che l’Iran usa nuove tattiche contro le navi nello Stretto di Hormuz per tenere alti i prezzi del greggio; al comandante della Marina dei Pasdaran, che ha rivendicato il controllo dello Stretto, il comando Usa per il Medio Oriente ha replicato che «la marina dei Guardiani non ha una marina».Donald Trump ha scritto su Truth Social che gli Houthi si comportano «molto male» e sono riemersi «probabilmente per volere» dell’Iran, e che non lo dimenticherà dopo le elezioni di metà mandato di novembre. La settimana scorsa aveva detto ai giornalisti che Washington potrebbe unirsi ai raid sauditi. Un dirigente Houthi ha risposto che un intervento americano avrebbe una risposta «rapida e dolorosa».