Una donna iraniana di 23 anni, Najmeh Amini, è stata condannata a morte per blasfemia a causa di un post sui social media. Lo scrive il Guardian spiegando che Amini, studentessa di contabilità, è detenuta nel carcere di Vakilabad, nella città nord-orientale di Mashhad. Una fonte vicina alla famiglia di Amini ha riferito all’organizzazione statunitense Human Rights Activists in Iran (HRAI) che la donna è stata condannata a morte con l’accusa di “sab ol-nabi” (insulto al profeta). Secondo quanto riportato la 23enne è stata arrestata in seguito a un monitoraggio online da parte della polizia informatica iraniana. Il contenuto esatto dei suoi post non è stato reso pubblico.Najmeh Amini rischia l’impiccagione per blasfemia a causa di un post pubblicato sui social mediahttps://t.co/y6pW3fGIjo https://t.co/HlExnsFtCf— Iran Human Rights (IHRNGO) (@IHRights) October 9, 2026In una registrazione audio diffusa il mese scorso e attribuita ad Amini, la donna ha lanciato un appello per l’intervento internazionale, chiedendo alle Nazioni Unite, agli avvocati e alle organizzazioni per i diritti umani di indagare sul suo caso. “Oggi non voglio fare la figura dell’eroina. Voglio solo una cosa: che la mia voce sia ascoltata”, le sue parole. Le organizzazioni per i diritti umani denunciano che le autorità iraniane stanno ricorrendo sempre più spesso alla pena capitale per instillare paura e reprimere il dissenso. Secondo l’organizzazione Iran Human Rights (Ihrngo), con sede a Oslo, quest’anno sono già state eseguite oltre 600 condanne a morte. “Condannare a morte una giovane donna per ciò che ha pubblicato sui social media rischia di normalizzare l’uso della pena di morte contro la libera espressione e di spingere ancora più in là i limiti della pena capitale”, ha affermato Mahmood Amiry-Moghaddam, direttore di Ihrngo. La condanna a morte di Amini non è definitiva ed è soggetta ad appello presso la Corte Suprema iraniana.Questo articolo Iran, Najmeh Amini condannata a morte per blasfemia: la 23enne accusata per un post sui social proviene da LaPresse