di Claudia Serena PauselliPossibile che un sistema costruito anche per garantire la continuità educativa finisca, nel passaggio alla sua applicazione concreta, con il separare degli studenti dalle professioniste che li seguivano da anni?È la domanda che resta dopo aver ricostruito quanto accaduto all’Istituto di Istruzione Superiore Via Roma 298 di Guidonia nelle prime settimane dell’anno scolastico.A raccontare al quotidiano online Tiburno.Tv quanto accaduto sono alcune delle professioniste che negli anni scorsi hanno svolto il servizio di assistenza specialistica nell’Istituto, tra cui Raffaella Laurini, Nadia Di Stefano, Lavinia Martini, Priscilla Carli e Lucrezia Cocciarelli, insieme ad alcuni genitori degli studenti coinvolti.Mentre per centinaia di studenti il rientro nelle aule ha seguito il normale rituale di ogni settembre, per un gruppo di professioniste che negli anni precedenti aveva prestato servizio nell’assistenza specialistica degli alunni con disabilità qualcosa è cambiato.Alcune lavoravano nell’Istituto da anni.Psicologhe e psicoterapeute, professioniste esterne con partita Iva, selezionate attraverso i bandi pubblicati annualmente dalla scuola.«Avevamo un contratto da collaboratore esterno. Eravamo psicologhe e psicoterapeute con partita Iva e la scuola pubblicava un bando al quale partecipavamo. Veniva poi stilata una graduatoria in base ai punteggi e si entrava con un contratto di collaboratore esterno», racconta Lucrezia Cocciarelli.Lei lavorava nell’Istituto da quattro anni, mentre alcune colleghe vi prestavano servizio da molto più tempo. «Ci sono colleghe del gruppo che lavoravano lì da tredici, dodici, anche quindici anni».Il loro lavoro non era soltanto fatto di ore trascorse in classe: nel tempo avevano costruito rapporti con studenti, insegnanti e famiglie, accompagnando in alcuni casi gli stessi ragazzi lungo più anni del loro percorso scolastico.Quest’anno, però, il bando che aspettavano non è arrivato.«A settembre, come ogni anno, eravamo in attesa del bando. Avevamo visto che erano usciti i fondi stanziati dalla Regione e aspettavamo la pubblicazione come negli anni precedenti. Dopo aver chiesto informazioni, ci è stato comunicato via WhatsApp di cercare “un piano B”, perché quell’anno la scuola avrebbe utilizzato un accordo quadro e sarebbe entrata una cooperativa», racconta Lucrezia Cocciarelli a Tiburno.Da quel momento comincia una vicenda che, letta soltanto attraverso sigle, bandi e articoli del Codice degli appalti, rischia di sembrare incomprensibile. Abbiamo quindi provato a ricostruirla partendo dai documenti ufficiali e ascoltando le parti coinvolte.Negli anni precedenti l’Istituto Via Roma 298 selezionava direttamente, attraverso un bando, le professioniste incaricate dell’assistenza specialistica. Psicologhe e altre figure specializzate lavoravano come professioniste esterne con partita Iva e venivano pagate direttamente dalla scuola.Per l’anno scolastico 2026/2027 il sistema è cambiato. La Regione Lazio ha assegnato all’Istituto oltre 302 mila euro per il servizio di assistenza specialistica agli studenti con disabilità.Nel provvedimento della scuola si legge che, per l’importo ricevuto, l’Istituto non poteva affidare direttamente il servizio e aveva quindi bisogno di rivolgersi a un ente qualificato per gestire la procedura. La scuola si è così affidata alla Città Metropolitana di Roma Capitale, che aveva predisposto un Accordo Quadro per l’assistenza specialistica nelle scuole.La dirigente scolastica Roberta Moncado, contattata da Tiburno, ha spiegato che «la scuola ha necessariamente delegato Città Metropolitana alla gara».Con il nuovo sistema, il Via Roma 298 ha individuato per il servizio l’ATI composta dalle cooperative La Lanterna di Diogene e S.S. Pietro e Paolo.Inizialmente erano 10-11 le professioniste che non avevano accettato le nuove condizioni proposte. Nei giorni successivi alcune hanno scelto di aderire: ad oggi sono 6 quelle che non hanno accettato il nuovo rapporto di lavoro.Ed è qui che entra in gioco una parola importante: continuità.La procedura prevedeva infatti che nella scelta di chi avrebbe gestito il servizio si tenesse conto anche della necessità di garantire agli studenti la continuità educativa e didattica. Anche le condizioni offerte al personale e il suo possibile riassorbimento erano tra gli aspetti presi in considerazione.La continuità del percorso educativo degli studenti, dunque, non era un aspetto secondario della nuova procedura, ma uno degli elementi espressamente considerati.Poi arrivano le telefonate. La cooperativa ha contattato le professioniste che avevano lavorato nell’Istituto l’anno precedente, proponendo loro un nuovo rapporto di lavoro con l’applicazione del CCNL delle Cooperative Sociali.«Ci siamo rese disponibili ad essere contattate dalla cooperativa perché ci tenevamo tanto a mantenere la continuità. Abbiamo creato rapporti umani, legami con ragazzi con disabilità e diverse fragilità e rapporti con le famiglie. Ci sono assistenti che hanno preso dei ragazzi dal primo superiore e quest’anno li avrebbero accompagnati fino al quinto», racconta Cocciarelli.È sulle condizioni proposte che emergono le divergenze.Secondo quanto riferito dalle professioniste, le proposte ricevute telefonicamente prevedevano condizioni economiche e contrattuali molto diverse rispetto al precedente rapporto da libere professioniste.«A me hanno proposto 10 euro e 30 lordi all’ora. Ad altre hanno proposto 11 euro lordi con un contratto di collaborazione. Abbiamo anche chiesto se fosse possibile continuare a partita Iva, ma ci è stato risposto che come cooperativa non avevano questa possibilità», spiega Lucrezia Cocciarelli.Le professioniste raccontano di aver provato a trovare un punto d’incontro.«Siccome ci tenevamo veramente tanto a mantenere la continuità, abbiamo fatto una controproposta e chiesto di arrivare almeno a 14-15 euro l’ora. Siamo psicologhe e psicoterapeute specializzate sulla disabilità e sul sostegno, con diversi titoli. Abbiamo cercato di contrattare puntando proprio su quanto sia importante la continuità per questi ragazzi», racconta Cocciarelli.La proposta, riferiscono, non è stata accolta.L’accordo non è stato trovato e diverse delle professioniste che seguivano gli studenti da anni non sono tornate in classe.Su quanto accaduto, la cooperativa offre una lettura diversa.Contattata da Tiburno, l’ATI composta da La Lanterna di Diogene e S.S. Pietro e Paolo ha spiegato di applicare il CCNL delle Cooperative Sociali e di essersi impegnata, proprio al fine di garantire la continuità educativa e tutelare i livelli occupazionali, a utilizzare prioritariamente, se disponibile, il personale impiegato nell’anno scolastico precedente.Secondo quanto comunicato dall’ATI, tutte le precedenti lavoratrici sarebbero state contattate preliminarmente e quelle «resesi disponibili al riassorbimento» sarebbero state assunte con priorità.Soltanto dopo quella che la cooperativa definisce «l’indisponibilità delle restanti lavoratrici al riassorbimento» sarebbero state individuate nuove figure in possesso dei requisiti richiesti.È proprio sulla parola “indisponibilità” che le due ricostruzioni divergono.Per la cooperativa alcune lavoratrici non si sono rese disponibili al riassorbimento.Le professioniste raccontano invece di essersi rese disponibili a proseguire il lavoro, ma di non aver accettato le condizioni proposte.«Ci siamo rese disponibili ad essere contattate dalla cooperativa proprio perché ci tenevamo tanto a mantenere la continuità», ribadisce Cocciarelli. «Abbiamo cercato di contrattare con loro, cercando proprio di puntare su quanto sia importante la continuità per questi ragazzi».Ed è qui che la questione della continuità torna centrale.Il nuovo sistema prevedeva infatti strumenti destinati a favorire sia la continuità educativa sia il riassorbimento del personale già impiegato.Anche la dirigente scolastica dell’Istituto d’Istruzione superiore viale Roma 298, Roberta Moncado, sottolinea questo aspetto.Nella risposta fornita a Tiburno ha spiegato che la cooperativa, «per garantire continuità educativa ai nostri giovani», avrebbe contattato tutte le assistenti specialistiche dell’anno precedente per proporre loro l’assunzione con contratto nazionale.Per le professioniste, tuttavia, la continuità non riguarda soltanto la presenza di un assistente in classe.«È importantissima la continuità della stessa figura su un ragazzo disabile, fragile», sottolinea Lucrezia Cocciarelli. «Abbiamo creato rapporti umani, legami, rapporti con le famiglie. Ci sono assistenti che hanno preso i ragazzi dal primo superiore e quest’anno li avrebbero accompagnati fino al quinto».Ed è proprio questo l’aspetto sul quale insistono anche le famiglie.A raccontare cosa significhi tutto questo fuori dalle procedure amministrative sono alcuni genitori, che hanno chiesto di rimanere anonimi.«In tutti questi anni di scuola, l’assistente specialistica non è stata solo un supporto, è stata un punto di riferimento, una presenza sicura – racconta una mamma – Mio figlio ha attraversato momenti davvero difficili, anche crisi forti in cui sembrava che tutto si fermasse. E in quei momenti, se li ha superati, è stato anche grazie a lei», racconta uno dei genitori.E insiste soprattutto su una parola: continuità.«Per ragazzi come lui, la continuità non è un dettaglio, è la base del suo benessere e del suo diritto a stare bene a scuola. Cambiare la figura di riferimento significa ricominciare da zero e perdere tutto il lavoro costruito con fatica».Poi l’auspicio:«Mi auguro che l’Istituto possa tornare sui propri passi o che le cooperative assumano il personale che ha lavorato in modo proficuo con il polo da anni, riconoscendo loro un compenso adeguato alle loro professionalità e competenze».Anche un’altra madre racconta quanto possa essere delicato ricostruire da capo un rapporto di fiducia quando viene meno una figura di riferimento.Lo riassume con poche parole: «Mia figlia mi ha detto che si sentiva vista, capita e ascoltata».Le procedure spiegano come si è arrivati fin qui.Nonostante la continuità educativa fosse uno degli aspetti considerati dal nuovo sistema, molte delle professioniste che seguivano questi studenti da anni oggi non sono più al loro fianco.Resta allora una domanda: possibile che nessuno, prima dell’avvio del servizio, si sia chiesto che cosa sarebbe accaduto alla continuità educativa se gran parte delle professioniste che seguivano quei ragazzi non avesse accettato le nuove condizioni?L'articolo GUIDONIA – Cambia l’assistenza agli studenti con disabilità all’ex Majorana-Pisano, una mamma: «Per mio figlio significa ricominciare da zero» proviene da Tiburno Tv.