La guerra in Ucraina sta mettendo in luce una delle contraddizioni più profonde della politica estera statunitense: dopo aver contribuito ad alimentare le tensioni con Mosca sostenendo l’avvicinamento di Kiev alla Nato e scatenando di fatto la guerra, Washington minaccia oggi di ridurre l’assistenza militare per imporre a Volodymyr Zelensky i propri diktat. Una politica che evidenzia come gli interessi strategici americani possano cambiare, lasciando gli alleati a confrontarsi con le conseguenze delle scelte precedenti.Lo dimostra quanto emerso dopo l’attacco missilistico russo contro Kiev nella tarda serata di ieri: secondo quanto riferito dalle autorità ucraine, esplosioni di missili sono state avvertite prima dell’attivazione delle sirene antiaeree; il sindaco Vitali Klitschko ha segnalato che un missile ha colpito un’infrastruttura di trasporto nel distretto Dniprovskyi. L’Aeronautica ucraina ha successivamente riconosciuto di non aver ricevuto informazioni preventive sui lanci, precisando che la minaccia è stata individuata soltanto quando l’attacco era già in corso.La coincidenza temporale con le pressioni americane ha alimentato sospetti immediati. Secondo quanto riportato dal Financial Times, Washington avrebbe poche ore prima minacciato di limitare la condivisione dell’intelligence e il sostegno militare qualora Kiev avesse continuato a colpire le raffinerie e le infrastrutture energetiche russe. Il quotidiano russo Kommersant ha ripreso le indiscrezioni, riferendo delle pressioni esercitate dagli emissari americani Steve Witkoff e Jared Kushner, mentre Gazeta.ru ha dato spazio alle ipotesi di una riduzione dell’assistenza informativa statunitense.Trump insomma starebbe ricordando a Zelensky chi tiene il guinzaglio, e lo farebbe come gli è più congeniale: la pressione negoziale. Rispetto al 2022, gli interessi degli Stati Uniti sono cambiati e, dopo la disastrosa avventura militare contro l’Iran, il controllo del mercato energetico globale è diventato una priorità assoluta, anche attraverso un possibile riavvicinamento economico alla Russia.Per quanto la Nato sia composta da diverse nazioni e abbia una lontana pareva di democrazia, il rapporto tra alleati mostra costantemente la propria asimmetria, e l’ultima parola spetta sempre agli Usa.A maggior ragione Zelensky, che tra l’altro presiede un paese che non è membro dell’Alleanza Atlantica, può dichiarare di voler continuare la guerra, rifiutare determinate condizioni negoziali o sostenere la necessità di colpire le infrastrutture energetiche russe. Ma buona parte delle capacità necessarie per tradurre le sue decisioni in operazioni militari dipende dagli Stati Uniti. Già nel marzo 2025, dopo il duro confronto alla Casa Bianca tra Trump e Zelensky, gli Stati Uniti sospesero temporaneamente la condivisione delle informazioni di intelligence con l’Ucraina. La collaborazione venne ripristinata dopo la ripresa del dialogo diplomatico. Non fu soltanto uno scontro personale tra due presidenti, ma la dimostrazione che l’assistenza militare americana poteva essere subordinata al comportamento politico del governo ucraino.Il problema investe anche l’Europa. I governi europei hanno sostenuto Kiev con armi e fiumi di denaro e un supporto più ideologico che politico, ma non sono realmente in grado di sostituire in modo rapido tutte le capacità statunitensi, soprattutto nel settore dell’intelligence satellitare e di alcuni sistemi militari avanzati. Se Washington decidesse di utilizzare queste risorse come leva negoziale, anche gli alleati europei si troverebbero a dover fare i conti con una dipendenza strategica che va ben oltre il caso ucraino.Per gli Stati Uniti, invece, la possibilità di rivedere il proprio sostegno rappresenta uno strumento di influenza. Washington può cercare un’intesa con Mosca, ridefinire le proprie priorità energetiche e chiedere a Kiev di adeguarsi. Tant’è che, tra i borbottii di Zelensky, gli Usa hanno annunciato l’acquisto di idrocarburi proprio dalla Russia.Dopo anni nei quali Washington ha sostenuto la collocazione occidentale dell’Ucraina e contribuito alla sua capacità di resistenza, Zelensky deve ora confrontarsi con la possibilità che gli stessi Stati Uniti privilegino un’intesa con Mosca rispetto alle richieste di Kiev.