BRUXELLES — Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, ha scritto ai 27 capi di Stato e di governo in vista del prossimo Consiglio europeo. Una frase sopra tutte: «Dobbiamo rendere chiaro che non comprometteremo mai la protezione delle nostre frontiere esterne». La lettera, riferisce Politico Europe, chiede misure più dure contro la migrazione irregolare e sui rimpatri.È una lettera, non ancora un piano. I due testi che la Commissione annuncia da settimane sono ancora in cantiere: un quadro europeo di risposta alle emergenze per i movimenti di massa «ingegnerizzati e usati come arma» da Paesi terzi, e un rafforzamento di Frontex, l’agenzia europea per le frontiere, con un corpo permanente più numeroso. Nessuno dei due è stato presentato ai governi.I numeri, intanto, vanno nella direzione opposta all’allarme. A Strasburgo, nel discorso sullo stato dell’Unione del 16 settembre, von der Leyen ha rivendicato un calo degli arrivi irregolari del 55% in due anni e del 35% nel 2026. Il tono di emergenza ha però una spiegazione, scritta in una nota del 2 ottobre della direzione Migrazione e affari interni della Commissione: «La crisi estiva a Ceuta ha mostrato quanto rapidamente arrivi improvvisi e massicci possano creare situazioni di emergenza alle frontiere esterne». Le cifre in calo e il tono d’emergenza convivono perché, dopo Ceuta, la Commissione si misura sulla capacità di reagire a due giorni, non su una media annuale.Per capire bisogna tornare al 30 e 31 luglio. In quelle 48 ore oltre 70.000 persone hanno attraversato il confine dal Marocco verso Ceuta, enclave spagnola sulla costa nordafricana che conta 80.000 abitanti. La maggior parte è rientrata nel giro di ore. Migliaia sono rimaste per settimane in accampamenti di fortuna e rifugi d’emergenza. Domenica oltre 350 agenti e militari hanno sgomberato l’ultimo campo.Il re torna a CeutaOggi re Felipe VI e la regina Letizia sono arrivati a Ceuta, prima visita nell’enclave dopo gli arrivi dell’estate. Dormiranno in città; domani sarà la volta di Melilla, l’altra enclave spagnola in Marocco. Secondo France 24 la visita divide i residenti e rischia di riaccendere la tensione con Rabat, che rivendica la sovranità su entrambe le città. Dal governo marocchino non è arrivata alcuna reazione.Il re non è nuovo a parole nette sul tema. A inizio ottobre, alla cena di gala per la visita di Stato del presidente francese Emmanuel Macron, aveva definito «inaccettabili» gli arrivi di luglio e parlato di una responsabilità «condivisa» dell’Unione.La durezza sulle frontiere non è solo un affare di Bruxelles. A Londra, lunedì, Robert Jenrick, responsabile economico di Reform UK ed ex ministro conservatore, ha detto a TalkTV: «Schierate i Royal Marines nella Manica. Se dovranno usare la forza letale, potranno farlo». L’idea, ha spiegato, è riportare i barconi in Francia.Il governo laburista ha risposto per bocca di Luke Pollard, ministro per la prontezza della Difesa: parole «illegali e disgustose», «ripugnanti per i valori militari britannici». Oggi è arrivata la frenata di Nigel Farage, leader di Reform UK, che ha detto al Guardian che un suo governo non autorizzerebbe mai la forza letale e che le frasi di Jenrick sono state «completamente travisate». Un precedente c’era già: il generale di divisione in congedo Julian Thompson, ex comandante dei Royal Marines, aveva detto al Mail on Sunday che i barconi andrebbero mitragliati.La lettera di von der Leyen non dice che cosa accadrebbe, in un nuovo 30 luglio, alle persone che non rientrano in poche ore, né quale Paese dovrebbe accoglierle. Il quadro d’emergenza che la Commissione cita non ha ancora un testo. Per ora ai 27 si chiede una frase: che le frontiere esterne non si negoziano.