ISLAMABAD — «Un colpo di Stato». Così il portavoce del Pakistan Tehreek-e-Insaf, il partito dell’ex primo ministro Imran Khan, ha definito su X la decisione con cui il governo federale ha commissariato il Khyber Pakhtunkhwa, la provincia al confine con l’Afghanistan che era l’ultima rimasta nelle mani del partito. Domenica 11 ottobre il presidente Asif Ali Zardari, su richiesta del gabinetto del premier Shehbaz Sharif, ha proclamato lo stato d’emergenza in 12 distretti e ha affidato la provincia al governatore per sei mesi. Il capo del governo provinciale, Sohail Afridi, e il presidente locale del partito sono stati arrestati.Martedì la tensione è arrivata in strada. A Bara, a circa 15 chilometri da Peshawar, il capoluogo, la polizia ha usato lacrimogeni contro i sostenitori di Khan e, secondo i dirigenti del partito, ha sparato anche colpi veri: cinque i feriti, riferisce Reuters. Cinquanta persone sono state fermate e incriminate per terrorismo e sabotaggio. Un centro dell’anagrafe nazionale è andato a fuoco: per un funzionario di polizia lo hanno incendiato i manifestanti, per il partito «ignoti» che hanno assaltato anche gli uffici vicini.L’amministrazione provinciale, ora guidata dal governatore, respinge l’accusa degli spari. La responsabile dell’informazione, Samar Haroon Bilour, l’ha definita «infondata e futile», sostenendo che i video circolati sui social sono stati generati dall’intelligenza artificiale e che la polizia ha risposto ai vandalismi «in modo calibrato». Sul rogo dell’anagrafe, ha aggiunto, deciderà l’inchiesta. Reuters non ha potuto verificare né i filmati né le versioni contrapposte.Islamabad motiva il commissariamento con il «deterioramento dell’ordine pubblico» e con la «deliberata indifferenza» del governo provinciale nella guerra al terrorismo. Il Khyber Pakhtunkhwa è il teatro dell’insorgenza del Tehrik-e-Taliban Pakistan, i talebani pakistani, e i distretti commissariati, dal Waziristan a Bajaur, sono quelli lungo la frontiera afghana. Il ministro della Giustizia Azam Nazeer Tarar ha spiegato in conferenza stampa che il governatore sarà affiancato da un consiglio consultivo di 11 tecnici. Dopo la proclamazione, internet e rete cellulare sono stati interrotti in parti della provincia.Per il partito di Khan la lettura è politica. Il presidente del PTI, Gohar Ali Khan, ha parlato di «un grave errore politico, una misura antidemocratica»; in un’altra dichiarazione il partito ha accusato il governo di «rubare il mandato del nostro popolo pashtun». Il 4 ottobre, dopo la rottura delle trattative con Islamabad, Afridi aveva guidato una marcia verso la capitale per chiedere tra l’altro che i medici potessero visitare Khan, in carcere dal 2023 con accuse di corruzione e di istigazione ai disordini contro siti militari, che lui definisce politiche. Il corteo non ha mai lasciato la provincia: la polizia ha bloccato le strade di Peshawar con i container.Con il commissariamento, a due anni dall’arresto del suo leader, il partito perde l’ultima base istituzionale che gli restava nel Paese.Il voto entro dieci giorniLa proclamazione poggia su due articoli della Costituzione, il 232 e il 234. Se il presidente agisce senza una risoluzione dell’assemblea provinciale, la misura deve essere approvata dalle due camere del Parlamento entro dieci giorni: la scadenza cade intorno al 21 ottobre. I giuristi sono divisi, scrive Arab News. Per Salahuddin Ahmed, ex presidente dell’ordine degli avvocati della corte d’appello del Sindh, «chiaramente non c’era alcun collasso della macchina costituzionale» che giustifichi il ricorso all’articolo 234, e la soglia dell’articolo 232 è «più alta» di un aumento degli attentati. Altri analisti ritengono che il presidente possa agire da solo, purché ottenga poi il voto parlamentare.Martedì, alla Camera di Islamabad, i gruppi di opposizione hanno chiesto il ritiro immediato dell’emergenza e la liberazione di Afridi, hanno definito l’11 ottobre un «giorno nero» per la democrazia pakistana e hanno proposto una strategia antiterrorismo concordata tra centro e province.Il governatore Faisal Karim Kundi, del Partito popolare di Zardari, ha rivendicato la scelta: i giorni dello scarso coordinamento sul terrorismo sono finiti, ha detto, e «le nostre politiche verranno da Islamabad, non da Kabul, Jalalabad o Kandahar».