L’Iran rilancia l’offerta agli Usa sullo stretto di Hormuz: «Se accettano le nostre condizioni, riapre in 6 giorni»

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TEHERAN — Sei giorni per riaprire lo stretto di Hormuz. A una condizione: che Washington accetti le richieste di Teheran. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha rilanciato domenica l’offerta parlando all’agenzia semi-ufficiale Tasnim: l’Iran sta ancora esaminando i «commenti» americani sul piano di cessate il fuoco in sette giorni presentato a settembre, ma le condizioni restano quelle. «Se rispettano le nostre condizioni, lo stretto di Hormuz riaprirà il sesto giorno e i negoziati cominceranno il settimo», ha detto. «Le nostre condizioni sono eque, e se gli Stati Uniti sono disposti a riaprire lo stretto, possono soddisfarle in pochi giorni».È un’offerta ripetuta, non una trattativa. Il piano è lo stesso che il presidente americano Donald Trump ha respinto il 26 settembre davanti alla Casa Bianca: «Sto respingendo il loro accordo. Vogliono un accordo perché stanno perdendo malamente». Alle parole di Araghchi, nel pomeriggio di domenica, nessuno a Washington ha risposto.Le richieste iraniane sono note dal 25 settembre: fine del blocco navale americano sui porti iraniani, revoca delle sanzioni sul petrolio, sblocco di circa 12 miliardi di dollari di fondi congelati, una tregua regionale che comprenda Libano e Yemen. I primi passi entro quattro o cinque giorni, lo stretto riaperto il sesto, il tavolo sul nucleare il settimo.Per capire la sequenza bisogna tornare a giugno. Il 17 Iran e Stati Uniti avevano firmato a Islamabad un memorandum che doveva aprire la strada a un’intesa; Araghchi ha legato il piano di settembre a un’attuazione accelerata di quel testo, rimasto lettera morta. Dal 13 aprile la Marina americana blocca i porti iraniani; l’Iran, dal canto suo, colpisce il traffico diretto ai Paesi del Golfo. Due blocchi incrociati su una via d’acqua da cui passa circa un quinto del petrolio e del gas liquefatto del mondo.Dieci navi in una settimanaMentre Teheran parla di riapertura, il traffico è ai minimi. L’agenzia britannica per il monitoraggio marittimo UKMTO conta almeno dieci navi attaccate dentro o vicino allo stretto nell’ultima settimana, il massimo dall’inizio della guerra a febbraio; dal 1° ottobre gli attacchi sono 23, quasi il doppio della media. Due mercantili sono affondati, tra cui la GFS Pride, battente bandiera di Singapore, colata a picco al largo dell’Oman. Lunedì sono transitati poco più di 4 milioni di barili, meno di un quarto dei livelli prebellici, e il greggio resta sopra i 100 dollari.Sabato i Pasdaran hanno rivendicato l’esplosione su una mina di una superpetroliera che usciva da una rotta non autorizzata da Teheran. Le navi degli altri Paesi del Golfo passano di notte, con i transponder spenti, scortate dalla Marina americana.Dall’altra parte il blocco americano prosegue. Sabato una nave cargo è stata messa fuori uso nel Golfo dell’Oman dopo aver ignorato gli avvisi; a settembre, per la prima volta da quando la società di analisi Kpler raccoglie i dati, dal 2013, dai porti iraniani non è partito un solo carico di greggio. Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale, ha parlato di uno dei periodi economici più difficili per il Paese.Trump ha detto l’8 ottobre di non avere piani di attacco contro l’Iran prima delle elezioni di metà mandato di novembre. Secondo il Wall Street Journal, che cita funzionari dell’amministrazione, dopo il voto valuta la ripresa dei raid. Il nuovo ministro della Difesa iraniano, Mehrdad Akhlaghi, ha avvertito domenica che gli Stati Uniti subirebbero «danni enormi» se riprendessero gli attacchi. Con il greggio a tre cifre e il voto americano a poco più di due settimane, l’offerta di Teheran è tarata sul calendario di Washington prima che sul proprio.Quello che l’offerta non risolve è la tregua regionale. La clausola su Libano e Yemen chiama in causa governi che non siedono al tavolo. Sabato a Baghdad, ai margini della riunione dell’Organizzazione della cooperazione islamica, Araghchi ha discusso di Golfo e di Hormuz con diversi omologhi e ha proposto una mediazione iraniana sullo Yemen: il governo yemenita l’ha respinta.