Usa, l’Arizona si unisce al Nevada nella causa contro i tagli del 20% all’acqua del Colorado

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PHOENIX — «Stiamo tracciando una linea nella sabbia». Con queste parole la governatrice dell’Arizona Katie Hobbs, democratica, ha annunciato venerdì che il suo Stato entra nella causa contro il Dipartimento dell’Interno, il ministero federale che amministra il fiume Colorado. La mozione di intervento, depositata in un tribunale federale distrettuale, affianca l’Arizona al Nevada, che ad agosto aveva fatto causa a Washington per fermare i nuovi tagli alle quote d’acqua.Al centro ci sono le linee guida operative diffuse dall’Interior il 21 agosto: riduzioni di circa il 20% per i tre Stati del Basso Bacino, cioè Arizona, California e Nevada, nel biennio 2027-2028, e tagli fino a 3 milioni di acre-feet l’anno (circa 3,7 miliardi di metri cubi) se la siccità peggiora. Per l’Arizona, riferisce il Washington Post, significa 760.000 acre-feet in meno ogni anno, circa il 27% della sua quota.Hobbs accusa il governo federale di non «tenere l’Alto Bacino responsabile» e di minacciare tagli «draconiani». È il nodo della contesa: i quattro Stati a monte, Colorado, Utah, New Mexico e Wyoming, hanno ricevuto solo obiettivi volontari, mentre quelli a valle devono rispettare quote vincolanti. E fra i tre del Basso Bacino l’Arizona sopporta il 61% delle riduzioni, la California il 35%, il Nevada il 4%.Il direttore delle risorse idriche dell’Arizona, Tom Buschatzke, ha detto in conferenza stampa che il quadro federale «ignora elementi basilari della legge del fiume», l’insieme di patti e sentenze che dal Compact del 1922 ripartisce l’acqua fra gli Stati rivieraschi. Nel caso peggiore, i tagli potrebbero «di fatto prosciugare» il Central Arizona Project, il canale che porta l’acqua del Colorado a Phoenix e Tucson: secondo l’ufficio della governatrice la sua portata scenderebbe del 77%.La causa del NevadaIl Nevada aveva aperto la strada il 24 agosto, tre giorni dopo la pubblicazione delle linee guida, con un ricorso firmato dallo Stato, dalla sua commissione per il fiume Colorado e dalla Southern Nevada Water Authority, l’ente che serve Las Vegas. Il governatore Joe Lombardo, repubblicano, ha sostenuto che il Sud dello Stato rischia di perdere «oltre il 70%» della propria quota; il suo capo negoziatore, John Entsminger, ha definito il piano «fondamentalmente viziato».Con l’ingresso dell’Arizona, due dei tre Stati del Basso Bacino, guidati da partiti opposti, siedono ora dalla stessa parte dell’aula contro Washington. L’Arizona si preparava da mesi: a marzo aveva ingaggiato uno studio legale e ha accantonato un fondo da 9 milioni di dollari per il contenzioso.La posta è un fiume che disseta circa 40 milioni di persone e irriga oltre 5 milioni di acri, circa 2 milioni di ettari, fra le città del Sud-Ovest e i campi della California. I due grandi serbatoi, il Lake Mead e il Lake Powell, sono ai minimi storici, e il punto giuridico più delicato riguarda proprio i rilasci minimi che il Powell deve garantire a valle verso il Mead.I giuristi non si aspettano una sospensione rapida dei tagli. Rhett Larson, docente di diritto delle acque all’Arizona State University, ha detto alla CNN che è improbabile che un giudice blocchi le riduzioni e che il caso andrà avanti mentre gli Stati continuano a trattare. Jason Robison, professore di diritto all’Università del Wyoming, prevede che le pretese del Nevada saranno contestate «con le unghie e con i denti» a ogni grado di giudizio.Il Dipartimento dell’Interno ha risposto con una riga del suo portavoce: è «un peccato vedere l’Arizona fare politica invece di lavorare a soluzioni concrete». Il Bureau of Reclamation, l’agenzia federale che gestisce dighe e serbatoi, non ha commentato.