Servivano gambe fresche, ma soprattutto serviva una risposta. La Roma l’ha trovata nel momento in cui poteva diventare più complicato farlo. Quattro giorni dopo essersi vista scivolare dalle mani una vittoria straordinaria contro il Real Madrid, con una squadra svuotata dalle energie della Champions e falcidiata dalle assenze, i giallorossi battono il Genoa 2-0 e rimettono immediatamente la testa fuori dall’acqua.Non era affatto scontato. La sconfitta di mercoledì aveva lasciato ferite profonde: non soltanto quelle morali di un 3-1 trasformato in 3-4 nel giro di pochi minuti, ma anche quelle fisiche. Svilar, Cristante, Koné e Dybala fuori per infortunio, Malen fermato dalla squalifica. Cinque uomini che hanno rappresentato punti fermi di questa Roma e che, tutti insieme, avrebbero potuto trasformare Roma-Genoa nella più classica delle partite-trappola.Gasperini ha deciso di non limitarsi a tappare i buchi. Ha fatto qualcosa di più radicale: ha cambiato pelle alla squadra. Rispetto alle ultime uscite ha lasciato fuori anche alcuni degli uomini maggiormente utilizzati, da Mancini a Hermoso, passando per Wesley e Molina, rivoluzionando di fatto nove undicesimi della formazione. Una scelta che conteneva inevitabilmente una dose di rischio, ma perfettamente coerente con ciò che l’allenatore continua a ripetere: la rosa deve servire tutta, nessuno può sentirsi una comparsa e chi gioca meno deve essere pronto a diventare decisivo quando arriva il suo momento.Il primo tempo, in realtà, sembrava presentare il conto di una trasformazione così profonda. Il Genoa si è chiuso bene, ha tolto linee di passaggio e spazi, mentre la Roma ha faticato terribilmente a dare velocità alla manovra. Poco ritmo, troppi errori, pochi movimenti senza palla e quasi nessuna accelerazione capace di rompere la struttura rossoblù. Una squadra ordinata ma piatta, che muoveva il pallone senza riuscire realmente a spostare l’avversario. Era esattamente la partita che il Genoa voleva.Nella ripresa, però, la Roma ha iniziato finalmente a cambiare passo. E per aprire una gara che sembrava destinata a rimanere incastrata è servito qualcosa che con tattica e lavagna ha poco a che vedere: il talento. Santiago Castro ha ricevuto il pallone dentro un’area affollatissima e ha inventato una giocata da attaccante vero: un tocco morbido, preciso, di grande qualità, capace di superare la selva di maglie genoane e anche il portiere. Un gol bellissimo, ma soprattutto pesantissimo. Il primo in giallorosso nel momento in cui la Roma ne aveva più bisogno.Ed è proprio Castro a raccontare forse meglio di chiunque altro il senso di questa vittoria. Qualcuno, in estate, aveva giudicato troppo oneroso l’investimento fatto dalla Roma per portarlo nella Capitale. Ma Castro ha appena 22 anni, margini importanti di crescita e qualità che vanno ben oltre quelle di un semplice vice Malen. Fin qui l’olandese ha reso quasi impossibile pensare di togliergli il posto, segnando con una continuità impressionante. Ma proprio serate come questa spiegano perché avere alle sue spalle un’alternativa di livello sia tutt’altro che un lusso.La Roma non può permettersi che l’assenza di Malen trasformi automaticamente l’attacco in un reparto depotenziato. E oggi Castro ha dato la risposta migliore: quando la partita era bloccata e serviva qualcuno capace di inventare qualcosa dal nulla, è stato lui a fare la differenza. Non con un gol casuale, non sfruttando un rimpallo, ma attraverso una giocata individuale da grande calciatore. È esattamente qui che torna uno dei concetti sui quali Gasperini insiste dall’estate: allargare le scelte senza abbassare troppo il livello qualitativo. Non basta avere due giocatori per ruolo se tra il primo e il secondo esiste un abisso. Per competere ogni tre giorni servono alternative capaci di entrare e decidere una partita, magari proprio quando il titolare non c’è. Castro deve ancora crescere e costruirsi il suo percorso, ma stasera ha dimostrato quanto possa essere prezioso avere un attaccante del genere alle spalle di Malen.Da quel momento è cambiata anche la partita della Roma. Il vantaggio ha liberato testa e gambe, il Genoa è stato costretto ad aprirsi e i giallorossi hanno finalmente trovato quegli spazi che erano mancati per quasi un’ora. Il raddoppio porta la firma di Lulli. Gasperini lo ha rilanciato dal primo minuto dopo un periodo nel quale si era visto meno e il giovane esterno ha risposto nel modo migliore possibile. Il gol, a porta sguarnita, è soltanto la fotografia più evidente di una prestazione che conferma quanto di interessante aveva già mostrato in questo avvio di stagione: personalità, corsa e soprattutto la capacità di non vivere certe occasioni con il timore di chi pensa di essere soltanto di passaggio.Alla vigilia Gasperini aveva consegnato ai suoi ragazzi una responsabilità precisa: “I giovani devono portarci alla vittoria”. Detto, fatto. Castro e Lulli hanno messo le firme, ma il discorso comprende anche Rodrigo Mora e Niccolò Pisilli, chiamati a caricarsi addosso minuti e responsabilità in una serata nella quale alla Roma mancavano tanti dei suoi uomini più esperti. È forse questa la notizia migliore che Gasperini si porta a casa. Non soltanto i tre punti, non soltanto la reazione dopo Madrid, ma la conferma che la Roma può iniziare ad allargarsi. Non soltanto nel numero dei giocatori utilizzabili, ma soprattutto nel numero di quelli ai quali affidare davvero una partita.Perché ruotare nove uomini e vincere significa dare sostanza a un principio che altrimenti resterebbe soltanto una bella frase da conferenza stampa. Significa poter guardare verso la panchina senza considerarla semplicemente il luogo nel quale far riposare i titolari. Significa mantenere tutti dentro il progetto e, soprattutto, attraversare settimane come questa senza chiedere agli stessi undici di sopravvivere ogni tre giorni.Questo non cancella i limiti della rosa. Anzi, per certi versi li rende ancora più chiari. La Roma ha bisogno di altre alternative di questo livello, soprattutto nel reparto offensivo. È ciò che Gasperini continua a chiedere e che lo stesso Tony D’Amico ha ribadito prima della partita, parlando della volontà di provare a completare ulteriormente la squadra. Un altro rinforzo davanti darebbe al tecnico nuove combinazioni, più soluzioni e soprattutto la possibilità di non dipendere sempre dagli stessi uomini. La rete di Castro, in questo senso, vale quasi come una dimostrazione pratica. Avere un vice Malen forte non significa avere un doppione: significa avere un’altra arma. E in una stagione lunga, con campionato e Champions da affrontare ad alta intensità, sono proprio queste armi a fare la differenza quando arrivano infortuni, squalifiche e stanchezza.Nel frattempo questa Roma manda un segnale importante anche al campionato. Dopo il pareggio di Como e soprattutto dopo la notte traumatica col Real, perdere altri punti avrebbe potuto aprire una piccola crepa. Il 2-0 al Genoa invece permette ai giallorossi di restare agganciati alle zone altissime della classifica e continuare a tenere il passo dell’Inter, cancellando immediatamente il rischio di trascinarsi dietro le scorie europee.Non è stata la miglior Roma della stagione. Per quarantacinque minuti, probabilmente, è stata una delle meno brillanti. Ma proprio per questo la vittoria pesa di più: è arrivata quando mancavano uomini, energie e certezze. Gasperini aveva chiesto ai giovani di portarlo alla vittoria. Castro e Lulli hanno risposto presente. E la serata lascia anche un’altra indicazione preziosa: una squadra ambiziosa non ha bisogno soltanto di undici titolari, ma di giocatori capaci di far dimenticare chi manca. Oggi Castro lo ha fatto con Malen. Ed è esattamente questa la profondità che Gasperini vuole costruire nella sua Roma.Giallorossi.net | Andrea FioriniL'articolo LA MEGLIO GIOVENTÙ proviene da Giallorossi.net | Notizie AS Roma, Calciomercato ed Esclusive.