Trump congela le sanzioni alla Russia che aveva firmato un mese fa: Zelensky parla di «blackout»

Wait 5 sec.

WASHINGTON — La legge che doveva colpire la Russia con dazi fino al 500% entra in vigore oggi, domenica, e nessuno la applicherà. Donald Trump l’aveva firmata lui stesso il mese scorso, dopo un voto bipartisan del Congresso, e la legge porta il nome del suo alleato Lindsey Graham, il senatore repubblicano della Carolina del Sud morto improvvisamente a luglio. Venerdì, con un ordine esecutivo, lo stesso presidente ne ha congelato le parti essenziali.L’ordine sospende per 60 giorni le due armi del provvedimento: i dazi fino al 500% su tutte le merci russe e quelli fino al 100% sui Paesi che figurano tra i primi cinque acquirenti di greggio o gas russo, cioè in primo luogo Cina e India. Restano in piedi le sanzioni decise con i precedenti ordini presidenziali. La Casa Bianca invoca la clausola dell’«interesse nazionale» prevista dalla legge e ha trasmesso al Congresso le certificazioni richieste. Un funzionario dell’amministrazione ha spiegato che il presidente «accoglie questa storica autorità su dazi e sanzioni», che «gli dà anche la flessibilità e il potere negoziale necessari».La sospensione arriva nove giorni dopo un altro passo nella stessa direzione. Il 9 ottobre Trump ha annunciato un accordo con Vladimir Putin per la fornitura agli Stati Uniti di oltre 300.000 tonnellate di diesel russo, con le prime spedizioni da novembre. Il Tesoro ha incaricato l’Ufficio per il controllo dei beni esteri, l’organismo che gestisce le sanzioni, di emettere una licenza generale temporanea: le transazioni sono autorizzate per circa sei mesi, fino al 7 aprile.Il segretario di Stato Marco Rubio ha difeso la scelta sabato, parlando ai cronisti prima di imbarcarsi per l’Uzbekistan, riferisce Reuters. «Il presidente vuole prendersi i 60 giorni per analizzare che cosa significherà imporre sia sanzioni sia dazi per l’economia globale e anche per quella americana», ha detto. Le misure, ha ricordato, toccano più Paesi e non solo la Russia, e sui prezzi dell’energia pesano già vari conflitti, «la guerra americana contro l’Iran» e gli attacchi degli Houthi yemeniti all’Arabia Saudita.Sul diesel Rubio è stato esplicito: «Il diesel che Putin avrebbe venduto, lo avrebbero immesso sul mercato globale in un modo o nell’altro. L’unica differenza è quanto ne avrebbero ricevuto gli Stati Uniti». E ha concluso: «È un’ottima decisione, e sarà una decisione buona per il Paese e, credo, buona per il mondo». Trump, lo stesso giorno, ha detto di non aver ancora annunciato una decisione definitiva. «Lo capiremo noi, e lo capirete voi», ha risposto ai giornalisti, definendo comunque la scelta «una decisione molto buona».La protesta al CongressoIl Congresso che aveva approvato la legge non ha gradito. In settimana un gruppo bipartisan di senatori ha definito le licenze sul diesel «un tradimento del popolo ucraino» e ha chiesto di applicare sanzioni e dazi. Il deputato repubblicano Michael McCaul ha detto di temere che la revoca delle sanzioni sul petrolio russo «finirà solo per finanziare la macchina bellica del Cremlino, incoraggiando altra violenza e distruzione».La voce più scomoda per il presidente viene dalla sua stessa parte. Darline Graham, sorella del senatore scomparso e oggi senatrice repubblicana della Carolina del Sud, ha detto di non essere d’accordo con Trump e di volergliene parlare la prossima settimana, quando il presidente verrà a fare campagna elettorale per lei. Condividono, ha precisato, «lo stesso obiettivo».Da Kiev Volodymyr Zelensky ha denunciato su Telegram un «blackout sanzionatorio americano». L’allentamento della pressione sull’aggressore, ha scritto il presidente ucraino, «che di fatto è una ricompensa finanziaria per Putin, lo incoraggia solo a continuare gli attacchi». Ai giornalisti ha aggiunto: «Mi sembra che questo non fermerà Putin. Al contrario, prova gioia e felicità per un simile sostegno». La legge Graham, ha detto, «avrebbe potuto aiutare enormemente», e ha previsto che «l’allentamento delle sanzioni continuerà».Peter Harrell, studioso di sanzioni alla facoltà di legge della Georgetown University, ha osservato su X che l’apertura sul diesel «dimostra più o meno che la legge Graham sulla Russia non avrebbe costretto l’amministrazione Trump ad aumentare la pressione economica su Mosca».Il gas nel piano di paceIl congelamento della legge si inserisce in un disegno più largo, che il New York Times ha ricostruito sabato: il ritorno del gas russo in Europa è un «elemento chiave» del piano di pace dell’amministrazione. Gli inviati Jared Kushner e Steve Witkoff hanno sollevato l’idea con funzionari ucraini ed europei, e con lo stesso Zelensky, incontrato a Kiev il mese scorso. La tesi americana è che, per convincere la Russia a chiudere la guerra, Kiev dovrebbe considerare la riapertura dei gasdotti, con i ricavi di transito che affluirebbero all’Ucraina e con «l’inevitabile desiderio degli elettori europei di energia più a buon mercato». I funzionari europei coinvolti nel negoziato hanno reagito negativamente.La legge pensata per stringere Mosca diventa così, nelle mani di Trump, una leva da tenere sospesa sopra il tavolo mentre a Kiev si chiede di riaprire i tubi. La Casa Bianca lo dice quasi apertamente: la guerra «sta facendo salire i prezzi dell’energia in tutta Europa», e gli Stati Uniti lavorano «a una proposta di pace complessiva che include incentivi economici sia per la Russia sia per l’Ucraina». L’obiettivo, recita la dichiarazione, «non è semplicemente fermare i combattimenti, ma creare le condizioni per una pace duratura».Il Cremlino non nasconde l’interesse. «Riprendere la cooperazione energetica in qualsiasi forma è nel nostro interesse, e in questo momento potrebbe essere anche nell’interesse dell’Europa», ha detto il portavoce Dmitry Peskov. Kirill Dmitriev, inviato di Putin per gli investimenti e capo del fondo sovrano russo, ha parlato di «un momento importante e davvero storico»: «Invece di sanzioni e confronto, abbiamo dialogo, cooperazione reciprocamente vantaggiosa e responsabilità condivisa per la stabilità globale». L’agenzia di Stato russa Tass, nel riprendere il messaggio, ha ricordato che Graham era «riconosciuto in Russia come terrorista ed estremista».Sul campo, intanto, la «tregua energetica» annunciata da Trump il fine settimana precedente, con la richiesta ai due Paesi di non colpire le reciproche infrastrutture, non ha retto: dopo nuovi attacchi russi Zelensky ha detto in settimana che l’Ucraina non si asterrà più dal colpire le raffinerie. Trump, interrogato sul presidente ucraino, ha risposto: «non sono un suo grande fan». Stati Uniti e Russia discutono di possibili affari dall’anno scorso, e nulla di tutto questo, finora, ha spostato Putin dalle sue richieste di fondo.