Le date ci sono: 18 aprile e 2 maggio 2027, fissate dal Consiglio dei ministri lo scorso luglio. Ma il calendario che conta davvero lo tiene in mano la Corte di cassazione, che deve decidere sul ricorso di Marine Le Pen prima che si apra la campagna. Da quella sentenza dipende chi sarà il candidato del primo partito di Francia. Il mandato di Macron scade il 13 maggio 2027 e la Costituzione gli vieta un terzo mandato consecutivo. Per la prima volta dal 2017 il presidente uscente non sarà in campo.La variabile che ha dominato due anni di dibattito è lo stato giudiziario della leader del Rassemblement national. Nel marzo 2025 Le Pen era stata condannata in primo grado per distrazione di fondi pubblici nel caso degli assistenti parlamentari europei, con cinque anni di ineleggibilità immediatamente esecutivi.Il 7 luglio 2026 la Corte d’appello di Parigi ha confermato la condanna ma ha ridotto la pena accessoria a quarantacinque mesi di ineleggibilità, di cui trenta sospesi. I quindici mesi effettivi erano già stati scontati a partire dall’esecuzione provvisoria del 2025 e sono terminati il 30 giugno 2026. Restano tre anni di carcere, due dei quali sospesi, con la parte residua da scontare con braccialetto elettronico fino all’estate del 2027, e centomila euro di multa.La sera stessa della sentenza Le Pen ha annunciato il ricorso in Cassazione e la propria candidatura. Il ricorso sospende l’esecuzione della decisione d’appello: la Corte di cassazione, che valuta solo la corretta applicazione della legge, ha fatto sapere di voler decidere prima del primo turno. Il ritorno di Le Pen in campo chiude la parentesi aperta da Jordan Bardella, che per oltre un anno era stato il candidato di riserva del partito e ora torna a essere il numero due.L’11 ottobre 2026 la primaria Choisir 2027, organizzata da Partito socialista, Place publique e GRS, ha scelto Raphaël Glucksmann al primo turno con il 66,17% e 79.613 voti. Dietro di lui Olivier Faure al 14,46%, Ségolène Royal al 7,62%, Emmanuel Maurel al 5,92% e Jérôme Guedj al 5,83%. Il voto, aperto online, è stato prorogato di un giorno per problemi tecnici.È il candidato dell’area socialdemocratica, non di tutta la sinistra. Il progetto di primaria unitaria lanciato nel novembre 2025 da ecologisti, socialisti e formazioni minori è naufragato: La France insoumise di Jean-Luc Mélenchon non vi ha mai aderito e il suo leader è candidato, i Verdi di Marine Tondelier hanno rinviato la scelta a un referendum interno in dicembre, i comunisti ragionano su una candidatura propria, e si muovono per conto loro anche François Ruffin e l’ex primo ministro Bernard Cazeneuve.Sul versante opposto, stessa frammentazione. Édouard Philippe, ex primo ministro e leader di Horizons, è il più accreditato del blocco centrale. Gabriel Attal, anche lui ex primo ministro, ha ufficializzato la candidatura il 22 maggio 2026 per Renaissance. I Repubblicani hanno investito Bruno Retailleau il 19 aprile 2026 con oltre il 73% dei voti degli iscritti, senza primarie.Il 9 settembre Philippe ha proposto una convergenza tra centro e destra, avvertendo che divisi non si vince. Attal ha risposto che prima si discutono i programmi e il resto si vedrà all’inizio del 2027; Retailleau ha replicato che non parteciperà a una riunione di macronisti e che l’elezione non si vince al centro. Sul tavolo resta l’ipotesi di una primaria, chiesta tra gli altri da David Lisnard e da alcuni dirigenti dei Repubblicani, ma nessuno dei tre favoriti la vuole davvero.Due rilevazioni successive alla primaria danno la fotografia più aggiornata. Ifop-Fiducial per LCI e Sud Radio, realizzata dal 12 al 14 ottobre su 1.390 iscritti alle liste elettorali, colloca Le Pen al 32% nello scenario con più candidati centristi, e al 36% se il centro si presentasse unito dietro Attal. Dietro di lei Mélenchon tra il 16 e il 17%, Philippe tra il 14 e il 18% a seconda della presenza di Attal, Glucksmann tra l’11,5 e il 16%, Retailleau e Lisnard attorno al 6%.OpinionWay per Les Échos e Radio Classique, del 13 e 14 ottobre, attribuisce a Glucksmann il 15% delle intenzioni di voto, in crescita dopo la primaria e a ridosso di Mélenchon e Philippe, con Le Pen sempre prima.Due avvertenze di lettura, però. La prima è che i numeri cambiano molto a seconda di chi si suppone in campo. La vera partita, oggi, è quanti candidati avranno il centro e la sinistra. La seconda è che manca un anno e mezzo al voto, e in Francia i sondaggi a questa distanza hanno un valore indicativo. Nel 2016, ad esempio, Macron non figurava tra i favoriti.La campagna si svolge mentre il paese fatica a darsi un bilancio. Sébastien Lecornu, primo ministro dall’autunno 2025, ha fatto approvare la legge di bilancio per il 2026 ricorrendo all’articolo 49.3 e sopravvivendo a due mozioni di sfiducia il 23 gennaio 2026: quella della sinistra radicale si fermò a 269 voti, diciannove sotto la soglia, perché socialisti e Repubblicani non la votarono. Sul bilancio 2027 i gruppi della sinistra hanno annunciato nuove mozioni e il Rassemblement national, con i suoi 122 deputati, resta l’ago della bilancia. Una crisi di governo può portare a uno scioglimento dell’Assemblea e a legislative anticipate prima delle presidenziali, ribaltando i rapporti di forza a pochi mesi dal voto.Tre decisioni possono cambiare il quadro. La prima è la Cassazione sul caso Le Pen: una conferma della condanna la lascerebbe in corsa, un annullamento con rinvio riaprirebbe tutto, e in ogni caso resta aperta la questione del braccialetto elettronico durante la campagna. La seconda è se il blocco centrale troverà un candidato unico o si presenterà diviso tra Philippe, Attal e Retailleau, che nei sondaggi sommano più voti di quanti ne otterrebbero separatamente. La terza è se Glucksmann riuscirà ad allargarsi oltre l’area socialdemocratica o se la sinistra arriverà al primo turno con tre o quattro candidati, come nel 2022.