Era il 1818 quando Mary Shelley pubblicava Frankenstein o il moderno Prometeo, un romanzo destinato a segnare profondamente la letteratura gotica e a diventare, nel corso dei due secoli successivi, una delle storie più reinterpretate della cultura occidentale. Da allora, la creatura nata dagli esperimenti di Victor Frankenstein ha attraversato il teatro, il cinema e la letteratura contemporanea, assumendo forme e significati differenti, talvolta lontanissimi dall’opera originale. Il suo fascino, però, è rimasto pressoché intatto, alimentato da interrogativi che continuano a trovare spazio nel dibattito culturale e scientifico. Alle porte di Halloween, questa lunga tradizione cinematografica accoglie una nuova interpretazione, questa volta rivolta anche ai più piccoli: Frankie e le creature dimenticate, il film d’animazione diretto da Steve Hudson, nelle sale dal 15 ottobre con la distribuzione di Vertice 360.Ispirato alla serie di libri per ragazzi TestaCucita di Guy Bass, il film recupera alcuni degli elementi più riconoscibili dell’immaginario di Frankenstein e li trasferisce in un universo animato popolato da creature improbabili, castelli misteriosi e personaggi eccentrici. Le atmosfere gotiche si intrecciano così con una comicità vivace e un racconto di formazione che conserva, pur nella sua leggerezza, alcune delle riflessioni più interessanti legate al capolavoro di Mary Shelley.Foto: Ufficio stampaFrankenstein di Mary Shelley: il significato del romanzo oltre il mito del mostroLa fortuna cinematografica di Frankenstein ha contribuito a fissare nell’immaginario collettivo un’iconografia precisa, fatta di laboratori oscuri, esperimenti proibiti, castelli avvolti nella nebbia e creature dall’aspetto terrificante. Eppure, chiunque abbia letto il romanzo di Mary Shelley sa quanto la vicenda originale sia più complessa rispetto alla rappresentazione del mostro che il cinema ha contribuito a rendere celebre. Al centro della narrazione si trova Victor Frankenstein, uno scienziato che, spinto dall’ambizione di superare i limiti della conoscenza umana, riesce a dare vita a una creatura assemblando parti di corpi senza vita, salvo poi abbandonarla, inorridito dal risultato del proprio esperimento.Il sottotitolo dell’opera, Il moderno Prometeo, richiama il titano della mitologia greca che sfidò gli dèi sottraendo loro il fuoco per donarlo agli uomini. Allo stesso modo, Victor tenta di appropriarsi di un potere che fino a quel momento apparteneva esclusivamente alla natura, senza interrogarsi fino in fondo sulle conseguenze della propria scoperta. La sua vicenda diventa quindi una riflessione sull’ambizione scientifica, sulla responsabilità morale e sui rischi di un progresso che procede senza considerare le implicazioni umane delle proprie conquiste, questioni particolarmente significative nel contesto storico in cui Shelley scriveva, segnato dalle trasformazioni della rivoluzione industriale e dal crescente interesse per gli studi sull’elettricità e sulla vita.Accanto alla figura dello scienziato, tuttavia, è soprattutto la creatura a conferire al romanzo la sua dimensione più dolorosa. Abbandonata dal proprio creatore e respinta dagli esseri umani a causa del suo aspetto, essa sviluppa progressivamente una profonda sofferenza, alimentata dall’impossibilità di stabilire un legame affettivo con il mondo che la circonda. La violenza che finirà per manifestare nasce anche da questa esperienza di esclusione, lasciando emergere una delle questioni centrali dell’opera: quanto del comportamento di un individuo dipende dalla sua natura e quanto, invece, dal modo in cui viene trattato dagli altri?Foto: Ufficio stampaMaxton Hall 3, la stagione finale arriva il 9 dicembreDal cinema gotico alle nuove interpretazioni: perché Frankenstein continua a essere attualeNel corso degli anni, il romanzo ha ispirato adattamenti cinematografici, spettacoli teatrali e riletture che ne hanno esplorato gli aspetti più disparati, privilegiando di volta in volta l’orrore, il grottesco, il dramma psicologico o la dimensione filosofica. Alcune interpretazioni hanno insistito sull’ossessione di Victor Frankenstein e sulla sua incapacità di accettare i limiti della condizione umana, mentre altre hanno rivolto maggiore attenzione alla creatura, riconoscendovi una figura tragica, segnata dal desiderio di appartenere a un mondo che continua a respingerla.Anche la vita di Mary Shelley e le circostanze che portarono alla nascita del romanzo sono diventate oggetto di racconti cinematografici, restituendo il ritratto di una scrittrice capace di elaborare, attraverso la letteratura, inquietudini scientifiche, esperienze personali e interrogativi filosofici che avrebbero continuato a interessare le generazioni successive. Le letture critiche più recenti hanno inoltre individuato nell’opera riflessioni legate alla maternità, al trauma della nascita e all’assenza della figura femminile nel processo creativo di Victor, ampliando ulteriormente le possibilità interpretative di un testo che sembra offrire nuovi spunti a ogni epoca.In questo panorama di continue reinterpretazioni trova spazio anche Frankie e le creature dimenticate, che sceglie di avvicinare il pubblico più giovane all’immaginario gotico attraverso una storia incentrata sull’amicizia e sul bisogno di sentirsi accettati. Il film non si propone come una trasposizione fedele del romanzo di Shelley, ma ne recupera alcuni motivi fondamentali, a partire dal rapporto tra creatore e creatura, per inserirli in un’avventura animata dal tono decisamente più giocoso.Foto: Ufficio stampaFrankie e le creature dimenticate: la trama del film d’animazione di Steve HudsonLa vicenda si svolge in un castello che domina una piccola cittadina, dove un eccentrico Professore trascorre il proprio tempo dando vita a creature sempre più bizzarre, salvo poi dimenticarsene puntualmente per dedicarsi a nuovi esperimenti. Tra gli abitanti del castello c’è Frankie Testa Cucita, la sua primissima creazione, un piccolo mostro timido, premuroso e particolarmente attento al benessere degli altri. Mentre il Professore continua a inseguire nuove invenzioni, Frankie si occupa di mantenere l’ordine, prendersi cura dei suoi stravaganti compagni e impedire che le loro imprese attirino l’attenzione degli abitanti del paese, sempre pronti a trasformarsi in una folla inferocita davanti a qualcosa che non comprendono.Nonostante il suo impegno, Frankie continua a essere ignorato proprio da colui che lo ha creato, una condizione alla quale sembra essersi rassegnato, pur desiderando segretamente di ricevere un po’ di attenzione e affetto. L’occasione di cambiare vita si presenta con l’arrivo di Fulgenzio Trovamostri, impresario di uno scalcinato spettacolo itinerante che, alla disperata ricerca di una nuova attrazione, individua nel piccolo mostro la possibilità di conquistare finalmente il pubblico.Fulgenzio promette a Frankie fama, fortuna e soprattutto la prospettiva di essere ammirato e amato da tutti, convincendolo a lasciare il castello e gli amici per intraprendere un’avventura lontano dall’unico mondo che abbia mai conosciuto. La promessa di una vita sotto i riflettori, però, finirà per rivelarsi molto diversa da ciò che il protagonista aveva immaginato, costringendolo a confrontarsi con la differenza tra il desiderio di essere guardati e quello, ben più profondo, di essere compresi.Nord Sud Ovest Est, gli 883 tornano su Sky: tutto cominciò con una bocciaturaTestaCucita di Guy Bass: il libro che ha ispirato Frankie e le creature dimenticateIl film diretto da Steve Hudson nasce dalla serie letteraria TestaCucita (Stitch Head), firmata da Guy Bass, pluripremiato autore britannico di libri per ragazzi, che ha costruito attorno al suo piccolo protagonista un universo narrativo capace di combinare suggestioni gotiche, situazioni paradossali e personaggi dall’aspetto mostruoso, ma dal carattere sorprendentemente umano.La trasposizione cinematografica riprende questa particolare combinazione di elementi, affidando alla vivacità dell’animazione il compito di rendere accessibile ai bambini un immaginario tradizionalmente associato alla paura. Le creature del castello, con le loro caratteristiche improbabili e i comportamenti spesso imprevedibili, contribuiscono a costruire una dimensione fantastica nella quale il grottesco diventa occasione di divertimento, mentre le vicende di Frankie permettono alla narrazione di sviluppare una componente emotiva che accompagna l’intera avventura.In occasione dell’uscita del film, Rizzoli ripropone il libro con una fascetta che riproduce il poster cinematografico originale, creando un collegamento tra l’opera letteraria e il suo adattamento per il grande schermo.Foto: Ufficio stampaFrankie e le creature dimenticate: amicizia, diversità e il desiderio di trovare il proprio posto nel mondoIl legame con l’opera di Mary Shelley emerge soprattutto nella caratterizzazione del protagonista e nel rapporto che intrattiene con il Professore. Come la creatura del romanzo ottocentesco, anche Frankie deve fare i conti con l’indifferenza di chi gli ha dato la vita, sebbene la sua reazione sia profondamente diversa. Il piccolo mostro continua infatti a occuparsi degli altri abitanti del castello, mettendo spesso da parte i propri desideri e convincendosi che, per ottenere finalmente l’attenzione che gli manca, debba necessariamente diventare qualcuno di speciale agli occhi del mondo.L’incontro con Fulgenzio introduce così un altro elemento interessante della narrazione, legato al rapporto tra popolarità e riconoscimento personale. La possibilità di essere applaudito da un pubblico rappresenta per Frankie una forma di riscatto rispetto all’invisibilità che ha caratterizzato la sua esistenza, ma il percorso che lo attende finirà per mettere in discussione proprio questa convinzione. La ricerca di approvazione, quando diventa l’unico parametro attraverso il quale misurare il proprio valore, rischia infatti di allontanare da quei rapporti nei quali l’affetto non dipende da ciò che si è in grado di offrire o dimostrare.Anche il tema della diversità assume un ruolo centrale, soprattutto attraverso la rappresentazione degli abitanti del castello, creature che condividono una condizione di marginalità rispetto al mondo degli esseri umani, pur possedendo personalità, sensibilità e desideri differenti. La loro mostruosità appartiene principalmente all’aspetto esteriore, mentre i comportamenti e le relazioni che sviluppano restituiscono un’umanità nella quale è facile riconoscere fragilità ed emozioni comuni.La scelta di raccontare questi argomenti attraverso una commedia animata permette al film di rivolgersi a spettatori di età diverse, lasciando ai bambini il piacere di seguire le avventure di Frankie e offrendo agli adulti la possibilità di cogliere i riferimenti letterari e le riflessioni che attraversano la storia. L’ambientazione gotica, particolarmente adatta al periodo di Halloween, contribuisce a creare un’atmosfera riconoscibile senza trasformare il racconto in un’esperienza spaventosa, accompagnando invece il pubblico in un mondo dove le creature apparentemente più terrificanti possono rivelarsi anche le più sensibili.A oltre duecento anni dalla pubblicazione del romanzo di Mary Shelley, Frankie e le creature dimenticate dimostra quanto l’immaginario di Frankenstein possa ancora essere reinterpretato e avvicinato a nuovi pubblici. Nel passaggio dalle inquietudini del gotico ottocentesco ai colori dell’animazione contemporanea, il piccolo Frankie eredita soprattutto la fragilità della creatura originale, quel desiderio di essere riconosciuto e accolto che attraversa il romanzo e che qui trova una declinazione più tenera, costruita attorno all’amicizia e alla scoperta del proprio valore. Un modo diverso di raccontare una storia antica, conservandone uno degli interrogativi più universali: che cosa significa sentirsi amati per ciò che si è, anche quando si è diversi da tutti gli altri?Kasia Smutniak e Pietro Taricone, dall’amore al viaggio in Nepal: la loro storia rivive in Mustang| Da Rumors.it