Kosovo, la missione Kfor e il contributo dell’Italia

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L’Italia è tornata oggi al comando della missione Kfor (Kosovo Force), con il passaggio di consegne dal comandante turco Ozkan Ulutas al Generale di Divisione dell’Esercito Roberto Vergori, alla presenza del ministro della Difesa Guido Crosetto. La missione, sotto il comando della Nato, è iniziata nel 1999. Vi partecipano in questo momento militari da 31 Paesi, in totale circa 4.600, con l’Italia contributore principale con 900 unità, seguita dagli Stati Uniti con circa 500.Pristina, Kosovo, 14 ottobre 2026 (Foto Claudio Maddaloni/LaPresse)La situazione in Kosovo si è complicata nel 2008: in relazione agli sviluppi connessi con la dichiarazione di indipendenza del Paese, proclamata unilateralmente il 17 febbraio 2008, e la successiva entrata in vigore della relativa Costituzione il 15 giugno 2008, la presenza delle forze Nato è stata incrementata. Dal 1 marzo 2011 ad agosto 2019 Kfor schierava in Kosovo due Multinational Battle Group (di cui uno a comando italiano), un Reggimento Carabinieri MSU (composto esclusivamente da militari dell’Arma dei Carabinieri), un Reggimento con funzioni di Riserva Tattica (multinazionale), tre unità multinazionali Joint Regional Detachment (JRDs) di cui uno a leadership italiana.Il 15 agosto 2019, con la ristrutturazione della catena di Comando e Controllo, i Multinational Battle Group si sono trasformati in Regional Command (RC). Inoltre i comandi multinazionali JRDs sono stati soppressi e le unità da loro dipendenti (Liaison and Monitor Team – LMT) sono transitati sotto il comando dei Regional Command.Questo articolo Kosovo, la missione Kfor e il contributo dell’Italia proviene da LaPresse