Il clima continua a essere una sfida per l’Italia. Il Paese resta indietro sulla riduzione delle emissioni inquinanti al 2030. Diretta conseguenza – come spiega l’analisi di ECCO (il think tank italiano per il clima) – è il rallentamento della transizione energetica.Nonostante l’avvicinarsi del 2030, e quindi degli impegni europei sul taglio delle emissioni, ECCO offre un quadro poco rassicurante: “La transizione energetica in Italia rallenta“. Dall’andamento si evince siamo proprio sul taglio delle emissioni, e in particolare gli ambiti più critici sono i trasporti e il settore civile. Un ritardo che paghiamo, non soltanto a caro prezzo ma – come spiega il rapporto di ECCO – ma per ben “due volte, sia in bolletta che nei conti pubblici“.Nel 2025 – si rileva nello studio – “le emissioni di gas serra sono tornate a crescere di circa 9 milioni di tonnellate di CO2 equivalente rispetto all’anno precedente. Per rispettare gli impegni europei al 2030 l’Italia deve ancora ridurre le proprie emissioni di circa 95 milioni di tonnellate di CO2 equivalente (MtCO2eq) rispetto ai livelli del 2025: un quarto delle emissioni del Paese, da tagliare in cinque anni”.Gli obiettivi europei di riduzione delle emissioni per trasporti, edifici, agricoltura, rifiuti e piccola industria sono “vincolanti per il Paese. Con l’attuale ritmo di riduzione delle emissioni, però, l’Italia rischia di mancare tali obiettivi”.Secondo le proiezioni dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) – che nel bilancio dedicato al 2024 segnalava invece un buon andamento della riduzione delle emissioni – “tra il 2021 e il 2025 l’Italia ha già accumulato un eccesso per circa 30 MtCO2eq, destinato a salire a 39 entro il 2030. Questo può comportare un rischio di spesa stimato tra 3,8 e 5,7 miliardi di euro per l’acquisto di diritti di emissione”.Il ritardo che paghiamo nelle bollette e nei conti pubblici arriva a costare fino a 5,7 miliardi per compensare le emissioni in eccesso. Senza contare il fatto che “le risorse pubbliche vengono disperse per la mancanza di una strategia chiara sulla transizione”, tanto che in base ai rendiconti pubblici “il Pnrr si chiude con il 45% dei fondi per la transizione effettivamente spesi e dei 18,2 miliardi incassati dalle aste Ets tra il 2012 e il 2024 solo il 9% dei proventi è andato a misure per il clima”. Due proposte messe in campo da ECCO potrebbero aiutare a sistemare un po’ la situazione, come l’uso delle risorse della flessibilità concessa dall’Ue e quindi gli spazi che dovrebbero aprirsi in legge di Bilancio per rendere i consumi di luce e gas meno pesanti per le tasche delle famiglie e l’anticipo del finanziamento del Piano sociale per il clima che vale oltre 9 miliardi ma non sarà operativo prima del 2027.Questo articolo Clima, Italia indietro sul taglio delle emissioni inquinanti proviene da LaPresse