SAMARCANDA — «Non è intelligente che il mondo intero dipenda da un solo posto per il 100% di qualsiasi cosa». Marco Rubio, segretario di Stato americano, lo ha detto a Samarcanda, in un’intervista a Euronews, poche ore prima di sedersi questa mattina al tavolo con i cinque ministri degli Esteri dell’Asia centrale. Parlava di minerali critici. Non ha nominato nessun Paese.Gli Stati Uniti tornano nella regione con il formato C5+1, che riunisce attorno a Washington Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan, e lo fanno con una delegazione di «quasi 300 imprese americane» e con la promessa di «miliardi di dollari di accordi» che, nelle parole di Rubio, «arricchiranno i Paesi della regione ma gioveranno anche all’economia degli Stati Uniti». Il segretario di Stato ha annunciato «intese concrete» in arrivo; al momento delle sue dichiarazioni non circolava ancora né una lista dei contratti né un valore complessivo.La ministeriale si è tenuta al Congress Center della città, l’antica capitale di Tamerlano sulla Via della Seta. Seguono la firma dei documenti, il primo round del dialogo di partenariato strategico rafforzato fra Stati Uniti e Uzbekistan e un Consiglio d’affari con il presidente uzbeko Shavkat Mirziyoyev. Rubio era atterrato domenica sera, accolto dal ministro degli Esteri Bakhtiyor Saidov e da Saida Mirziyoyeva, figlia del presidente e capo della sua amministrazione; con lei ha parlato ai cronisti in piazza Registan, davanti alle tre madrase di maiolica azzurra.«L’Asia centrale non ha ricevuto negli ultimi vent’anni, dai nostri decisori, l’attenzione che merita. Ma questo sta cambiando. Per questo siamo qui adesso», ha detto. La storia la conferma: interesse americano dopo l’indipendenza del 1991, poi il calo; la ripresa dopo l’11 settembre 2001, con basi e corridoi logistici per la guerra in Afghanistan; il ridimensionamento dopo il ritiro da Kabul.I conti con Mosca e PechinoIn quegli anni si sono mossi altri. La Cina tiene con i cinque un vertice biennale e un segretariato permanente; l’Unione europea ha firmato un partenariato strategico proprio a Samarcanda, nell’aprile 2025; il Giappone ha tenuto il primo summit dei leader lo scorso anno. Il Kazakistan, primo produttore di petrolio dell’area, esporta circa l’80% del suo greggio attraverso l’oleodotto del Caspian Pipeline Consortium, che attraversa la Russia.Due giorni prima dell’arrivo di Rubio, Donald Trump ha sospeso l’applicazione delle norme della nuova legge sulle sanzioni che avrebbero imposto dazi ai Paesi acquirenti di greggio russo, fra i quali poteva finire proprio il Kazakistan. L’amministrazione si è detta inoltre favorevole ad abrogare per l’Asia centrale l’emendamento Jackson-Vanik, la norma del 1974 che condiziona ancora i rapporti commerciali americani con gli ex Paesi sovietici. In una regione che manda il greggio attraverso la Russia e siede ogni due anni al tavolo di Pechino, la frase sul «solo posto» non ha bisogno di un destinatario esplicito.Sui minerali critici, per ora, ci sono colloqui. L’inviato speciale per l’Asia centrale e meridionale Sergio Gor, che è anche ambasciatore a Nuova Delhi, ha incontrato in via preliminare Air Products, Starlink e Traxys, società di trading dei metalli, per parlare di agricoltura, energia e miniere; nessun contratto di fornitura mineraria è stato firmato. L’Istituto geologico degli Stati Uniti non registra in Uzbekistan né produzione né riserve accertate di terre rare.Il precedente è il vertice alla Casa Bianca del novembre 2025, quando Trump e i cinque presidenti annunciarono oltre 25 miliardi di dollari fra accordi e impegni, dai macchinari agricoli alle ferrovie. Nel pacchetto c’era un progetto sul tungsteno in Kazakistan da 1,1 miliardi. Mosca e Pechino non hanno commentato la visita di Samarcanda.Il viaggio, la 31ª trasferta estera del mandato, prosegue in India, a Mumbai e Jamnagar. È partito tra le voci, riportate dall’Associated Press, secondo cui il capo della diplomazia preferirebbe le missioni sicure ai dossier più duri, Iran, Gaza e Ucraina. Rubio ha respinto l’accusa. «Storicamente l’Asia centrale è stata il crocevia del commercio fra Occidente e Oriente», ha detto ai colleghi al tavolo della ministeriale, «e gli Stati Uniti vogliono essere un partner forte».