Il carbonio-14 riscrive la storia dell'impero Inca

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AGI - L'impero Inca potrebbe essere nato diversi decenni prima del 1438, la data tradizionalmente indicata dagli storici, e aver avviato la propria espansione territoriale oltre un secolo prima di quanto si ritenesse. A riscrivere la storia di una delle più grandi civiltà dell'America precolombiana sono nuove datazioni al radiocarbonio ottenute da siti archeologici distribuiti tra Perù, Ecuador, Bolivia, Argentina e Cile. Le scoperte, raccontate in un approfondimento pubblicato sulla rivista Science, mettono in discussione una cronologia utilizzata per oltre ottant'anni e restituiscono un'immagine profondamente diversa della conquista delle Ande: non una campagna militare rapida e incontrastata, ma un processo durato generazioni, segnato da guerre, resistenze locali, alleanze e negoziati.Tra i risultati più significativi figurano quelli ottenuti da un gruppo internazionale di archeologi impegnato negli scavi di Saqsaywaman, il grande complesso cerimoniale che domina Cusco, in Perù. Le analisi condotte da ricercatori tra cui Julia Earle, dell'Università di Varsavia, e gli archeologi peruviani Abimael Choqque Torres e Sabino Quispe Serrano indicano che la trasformazione monumentale del sito iniziò intorno al 1400, con un'intensificazione delle costruzioni a partire dal 1418. I primi risultati delle datazioni sono in corso di pubblicazione sulla rivista Antiquity. The traditional Inca chronology has collapsed. New radiocarbon dates show the empire lasted longer than was previously thought—and met more resistance. Learn more this week in Science: https://t.co/fjkEBiyaNv https://t.co/40M0AL53iR — Science Magazine (@ScienceMagazine) October 15, 2026La cronologia 'antica' di John RowePer oltre mezzo secolo, la storia dell'impero Inca è stata ricostruita sulla base di una cronologia elaborata negli anni Quaranta dall'archeologo statunitense John Rowe. Secondo questa interpretazione, l'impero sarebbe nato nel 1438, quando Pachacuti depose il padre e assunse il potere a Cusco. Nel giro di appena 94 anni, prima dell'arrivo dei conquistadores spagnoli nel 1532, gli Inca avrebbero costruito un dominio immenso, esteso lungo la catena delle Ande.Rowe aveva ricavato questa sequenza soprattutto dalle cronache coloniali spagnole, in particolare da quella del sacerdote Miguel Cabello de Balboa, che attribuiva date precise ai regni degli imperatori. Ma gli Inca non disponevano di un sistema di scrittura paragonabile a quello delle civiltà europee. Per amministrare il loro impero utilizzavano i khipu, complessi sistemi di corde annodate capaci di registrare informazioni numeriche e probabilmente altri dati. La loro memoria storica era affidata in larga misura alla tradizione orale e poteva essere modificata dai sovrani per rafforzare la propria legittimità.I primi dubbi sulla cronologia tradizionaleI primi dubbi sulla cronologia tradizionale erano emersi già diversi decenni fa. Dennis Ogburn, archeologo dell'Università della Carolina del Nord a Charlotte, aveva individuato nel sito di Chamical, nell'Ecuador meridionale, resti di ceramiche e armi inca, tra cui punte di freccia in osso e una pietra da fionda. L'assenza di rifiuti domestici e di altre tracce di occupazione prolungata suggeriva che il luogo fosse stato utilizzato come avamposto militare durante l'espansione dell'impero.Secondo la ricostruzione di Rowe, la conquista dell'Ecuador meridionale sarebbe avvenuta tra il 1463 e il 1471, sotto Pachacuti e con il comando militare del figlio Topa Inca. Ma le analisi al carbonio-14 di semi, legno e carbone provenienti dagli strati più antichi del sito indicavano una costruzione molto precedente, probabilmente tra il 1432 e il 1451. Risultati analoghi erano arrivati dall'Argentina, dove alcuni archeologi avevano ottenuto datazioni anteriori di oltre cinquant'anni rispetto a quelle previste dalla cronologia ufficiale.Inizialmente queste scoperte furono accolte con scetticismo. Lo stesso Rowe, durante una conferenza del 1997, contestò pubblicamente le datazioni presentate dall'archeologo Terence D'Altroy, della Columbia University, sostenendo che le fonti storiche fossero più affidabili del radiocarbonio. Ogburn, invece, considerò quelle discrepanze un segnale della necessità di rivedere l'intera ricostruzione. Nel 2012 pubblicò sulla rivista Radiocarbon un lavoro nel quale invitava gli archeologi delle Ande a costruire una nuova cronologia dell'impero basata direttamente sulle evidenze archeologiche.Datazioni più precise per gli IncaA rendere oggi possibile questa revisione sono i progressi delle tecniche di datazione. Il carbonio-14 permette di stimare l'età dei materiali organici misurando il decadimento di un isotopo radioattivo assorbito dagli organismi durante la vita. In passato, tuttavia, i margini di incertezza potevano estendersi per decenni o persino oltre un secolo, rendendo difficile distinguere le diverse fasi di un impero che si riteneva fosse durato meno di cento anni. I nuovi modelli statistici consentono in alcuni casi di restringere gli intervalli di incertezza a circa vent'anni. Anche il miglioramento delle curve di calibrazione basate sugli anelli degli alberi e lo studio delle differenze nella circolazione atmosferica del carbonio tra gli emisferi hanno contribuito ad aumentare la precisione delle analisi.La revisione è ormai diventata un obiettivo condiviso da una parte significativa della comunità scientifica. Durante un incontro di studiosi delle Ande organizzato nel 2025 presso la Pontificia Università Cattolica del Perù, i partecipanti hanno votato all'unanimità per abbandonare la cronologia tradizionale e ricostruirla sulla base delle nuove evidenze. Il lavoro, tuttavia, è ancora lontano dall'essere completato. Ogni sito deve essere studiato separatamente, perché una data ottenuta in una regione non può essere automaticamente estesa ad altre. Erik Marsh, archeologo ed esperto di radiocarbonio del Consiglio nazionale argentino per la ricerca scientifica e tecnica, CONICET, sottolinea che non esiste ancora una cronologia alternativa completa.Il deposito rituale di SaqsaywamanUno dei luoghi decisivi per comprendere l'origine dell'impero è Saqsaywaman, a circa 3.600 metri di altitudine, sopra Cusco. Nell'ottobre 2025, durante gli scavi sostenuti dall'Università di Varsavia, il gruppo guidato dall'archeologo peruviano Abimael Choqque Torres ha portato alla luce un deposito composto da 18 oggetti metallici. Le analisi preliminari hanno mostrato che la maggior parte era realizzata in bronzo e alcuni in rame. Si trattava di strumenti di forme diverse, tra cui aste appuntite, una piccola spatola ricurva con margine dentellato e un oggetto triangolare dotato di impugnatura. Gli oggetti non presentavano segni di utilizzo, suggerendo che fossero stati realizzati o selezionati per una deposizione rituale.Il deposito si colloca in una fase di profonda trasformazione architettonica del complesso. In origine Saqsaywaman era caratterizzato da grandi terrazze aperte delimitate da muri costruiti con pietre locali, probabilmente utilizzate per ospitare banchetti destinati a consolidare il prestigio degli Inca e i rapporti con le comunità vicine. Successivamente quelle strutture furono abbandonate o smantellate per lasciare spazio a imponenti costruzioni in pietra perfettamente lavorata, comprese tre grandi mura a zigzag realizzate anche con blocchi trasportati da decine di chilometri di distanza. Secondo gli archeologi, il cambiamento riflette il passaggio da una società che cercava consenso attraverso cerimonie e alleanze a un potere capace di mobilitare il lavoro di popolazioni distribuite su territori molto più vasti.La trasformazione sembra confermare almeno in parte il racconto tradizionale di una svolta improvvisa nella storia inca. Ma la sua collocazione cronologica cambia radicalmente. Le datazioni del carbone recuperato negli scavi indicano che il processo era iniziato intorno al 1400, quasi quarant'anni prima della data tradizionale dell'ascesa di Pachacuti. La costruzione monumentale avrebbe poi conosciuto una forte accelerazione a partire dal 1418. Il deposito di oggetti metallici non è stato ancora datato direttamente, ma la sua posizione stratigrafica suggerisce un collegamento con questa fase di trasformazione politica e religiosa.Il ruolo dei primi sovraniLe nuove analisi aprono anche interrogativi sull'identità dei sovrani che guidarono le prime conquiste. Marsh e il collega Kevin Lane, del CONICET, osservano che, se Pachacuti assunse il potere da giovane all'inizio del Quattrocento, doveva essere nato tra gli anni Settanta e Novanta del Trecento. Eppure, le datazioni provenienti da Argentina, Bolivia e Cile mostrano la presenza di ceramiche e architetture inca già in quel periodo, oltre un secolo prima di quanto prevedesse la cronologia di Rowe per alcune regioni meridionali. Una possibilità è che la prima espansione verso sud sia stata promossa da Yahuar Huacac, nonno di Pachacuti, una figura sulla quale le fonti storiche forniscono poche informazioni. Il suo ruolo potrebbe essere stato successivamente ridimensionato per attribuire maggior prestigio ai discendenti.Le scoperte modificano anche la rappresentazione delle conquiste militari. Secondo la cronologia tradizionale, un esercito relativamente piccolo ma efficiente avrebbe attraversato le Ande sottomettendo rapidamente popolazioni e territori. Le nuove datazioni indicano invece che l'espansione fu discontinua. Infrastrutture, ceramiche e architetture inca comparvero in siti geograficamente vicini anche a distanza di decenni, mentre la durata della presenza imperiale variava sensibilmente da una località all'altra. Francisco Garrido, archeologo del Museo nazionale di storia naturale di Santiago del Cile, che ha studiato la valle di Copiapó, descrive un processo nel quale l'influenza inca si diffondeva in territori diversi producendo risultati differenti, anziché seguire un'unica avanzata militare.Le popolazioni che resistettero alla conquistaParticolarmente significative sono le scoperte relative alle popolazioni che resistettero alla conquista. Nell'altopiano peruviano, a nord del lago Titicaca, l'archeologa Elizabeth Arkush, dell'Università di Pittsburgh, e Sarah Kennedy, del Carleton College, stanno studiando le fortificazioni costruite dalle comunità locali e i siti realizzati dagli Inca. A partire dal 1300, molte popolazioni dell'altopiano, tra cui i Colla, vivevano in insediamenti fortificati sulle alture, chiamati pukara. Queste strutture erano sorte in un contesto di instabilità politica e violenza seguito a precedenti crisi climatiche e al collasso degli stati Wari e Tiwanaku.Le cronache coloniali raccontavano che Pachacuti avesse conquistato rapidamente queste comunità, costringendole ad abbandonare le fortezze. Ma Arkush, ricalibrando le datazioni al radiocarbonio dei siti locali e di quelli inca, ha scoperto che le due realtà coesistettero per un periodo compreso tra 30 e 60 anni. Alcune delle maggiori fortificazioni continuarono a essere rafforzate per decenni dopo la comparsa dei primi insediamenti inca, intorno al 1400. Questo significa che molte comunità non si arresero immediatamente, ma continuarono a organizzare la propria difesa mentre l'impero cercava di affermare il controllo sulla regione. La resistenza sembra essersi protratta fino alla metà del Quattrocento. Le datazioni indicano infatti che gli ultimi pukara furono abbandonati intorno al 1450, mentre i siti inca continuarono a essere occupati.Una delle strutture più enigmatiche è Sicllani Incacancha, un complesso costruito su una montagna a oltre 4.200 metri di altitudine, affacciato sull'altopiano. Gli archeologi si aspettavano di trovare abbondanti resti di banchetti e cerimonie, ma gli edifici si sono rivelati quasi completamente privi di manufatti. La scoperta di un frammento di ceramica inca ha confermato l'identità culturale del complesso senza però chiarirne la funzione. Secondo una delle ipotesi, gli edifici potrebbero essere stati costruiti dopo la sconfitta definitiva dei Colla come monumenti destinati a rendere visibile il dominio imperiale. Un'altra possibilità è che siano stati realizzati durante le prime fasi dell'occupazione per ospitare cerimonie e banchetti, ma che le popolazioni locali abbiano rifiutato di partecipare, rendendo inutilizzate le strutture. Gli archeologi hanno raccolto frammenti di erba ichu conservati nella malta dei muri, che saranno sottoposti a datazione al radiocarbonio per distinguere tra queste interpretazioni.Violenza e accordi nella valle di CopiapóAnche nella valle cilena di Copiapó emergono tracce di un rapporto molto più conflittuale tra conquistatori e popolazioni locali. Nel sito di Iglesia Colorada, Garrido ha individuato evidenze di una profonda trasformazione dell'insediamento tra il 1400 e il 1440. Le analisi di crani umani decapitati, alcuni dei quali presentavano perforazioni compatibili con l'esposizione come trofei, suggeriscono episodi di violenza associati alla conquista. Le comunità locali sembrano aver manifestato la propria opposizione anche attraverso il rifiuto di utilizzare ceramiche inca nelle sepolture, una forma di resistenza culturale al nuovo potere.Dopo il 1440, tuttavia, la strategia imperiale nella regione sembra essere cambiata. Le nuove datazioni indicano che gli Inca concentrarono la propria presenza nelle vicinanze di un centro dedicato alla fusione del rame, una delle principali risorse economiche della valle, lasciando maggiore autonomia agli insediamenti locali. Questo suggerisce che la conquista non comportasse necessariamente un controllo uniforme del territorio, ma potesse tradursi in accordi e forme di dominio selettivo, concentrate sulle risorse considerate strategiche.Gli Inca, un impero più antico e meno centralizzatoIl quadro che emerge è dunque quello di un impero più antico, più complesso e meno centralizzato di quanto suggerissero le cronache coloniali. Le nuove datazioni non negano la rapidità con cui gli Inca riuscirono a costruire un grande potere politico, ma mostrano che tale processo ebbe probabilmente radici molto precedenti e si sviluppò attraverso modalità diverse nelle singole regioni. Le popolazioni conquistate non furono semplici spettatrici dell'espansione imperiale: combatterono, negoziarono, collaborarono o cercarono di preservare la propria autonomia.Resta ancora da stabilire quando sia iniziata esattamente l'espansione inca e quale ruolo abbiano avuto i diversi sovrani. Per rispondere sarà necessario moltiplicare le datazioni e collegarle alle trasformazioni architettoniche, economiche e sociali documentate dagli scavi. Ma la direzione della ricerca appare ormai definita: la storia dell'impero non può più essere ricostruita affidandosi esclusivamente alle date tramandate dai cronisti spagnoli. Come osserva Julia Earle, i prossimi anni potrebbero trasformare profondamente le conoscenze sulla civiltà inca, restituendo alla storia delle Ande anche le vicende delle popolazioni che per secoli sono rimaste ai margini del racconto dei conquistatori.