Secondo le cronache di oggi, ragazzini immigrati di seconda generazione (i più giovani di 11 anni) sono stati i protagonisti dell’ubriacatura del teppismo che ha sconvolto Milano.Sono i fratelli degli antichi scugnizzi, la prima scrematura della manodopera della camorra; sono gli infanti che hanno nutrito le fanterie di tutto il mondo. Oggi, pericolosamente, si organizzano su piattaforme sociali che passano dai telefonini e migrano da una app all’altra, rendendo difficile l’inseguimento della loro organizzazione. Forse sono guidati e aiutati da mani esterne, come è spesso accaduto.Ma i piloti stranieri e teppisti ci sono sempre stati nella storia. Essi non possono avere una risposta solo poliziesca, come ha notato anche Alessandro De Angelis sulla Stampa.I violenti oggi, l’autunno si preannuncia caldo, hanno bisogno di una risposta politica alta e appropriata. Non si può lasciare la politica nelle mani della piazza dei facinorosi o di opposti estremismi che cercano di cavalcare la tigre.Farne solo una questione di ordine pubblico è un peso ingiusto per la polizia. Gli agenti per strada non possono essere l’ultimo e unico cordone di sicurezza. Se così fosse, prima o poi gli agenti romperanno le righe e si uniranno ai rivoltosi. Le forze dell’ordine devono far parte di una risposta istituzionale articolata, politica, appunto. Senza di questo, l’autunno non sarà solo caldo: sarà di rivoluzione.Le manifestazioni sono l’altra faccia della protesta di fondo, che da anni si esprime disertando le urne. È il rigetto della politica da parte della maggioranza degli italiani che non si sente rappresentata da alcuna forza in Parlamento.C’è stato un tradimento profondo da parte della generazione che prometteva la “rottamazione della vecchia politica” con Matteo Renzi, o che le istituzioni si sarebbero aperte come una scatoletta di tonno, come dichiarava il M5S di Beppe Grillo e oggi di Giuseppe Conte. Entrambi intercettavano un malessere profondo di un’Italia che sentiva, e sente, di non funzionare, ma le risposte non sono state adeguate. Evidentemente, dopo quattro anni di stabilità di governo, oggi il governo o l’opposizione non paiono rispondere adeguatamente ai bisogni. Il punto vero è: dov’è la risposta politica di alto livello?Oggi i problemi di lungo termine si focalizzano e si esasperano intorno alle guerre che assediano l’Italia. Non si possono ignorare dicendo: vogliamo la pace. Devono essere affrontate parlando al Paese con umiltà ma chiarezza. Bisogna sapere dire che i tempi sono duri e saranno probabilmente peggiori, per questo bisogna prepararsi. C’è un orizzonte molto complesso e non ci sono soluzioni semplici.Anche qui non c’è nulla di straordinario. Le proteste degli anni ’70 in Italia furono più gravi e lì si era nel cuore della Guerra fredda. Il Paese tremò, ma la politica rispose e rispondeva. Dietro i poliziotti c’erano istituzioni e visioni interne e internazionali. Oggi tutto sembra mancare.Mai come ora ci sarebbe davvero bisogno o di una presa di coscienza della politica o di una nuova forza politica responsabile che sappia parlare agli italiani, alla gente in piazza e alle donne e agli uomini nelle istituzioni.