BANGKOK — Il primo azionista chiede alla Banca Mondiale di scendere sui fondali oceanici a cercare minerali; la Banca risponde con un piano da 19 miliardi di dollari che dei fondali non fa parola. Nel discorso preparato per la sessione plenaria delle assemblee annuali del Fondo monetario internazionale e della Banca Mondiale, oggi al centro congressi Queen Sirikit di Bangkok, il presidente del Gruppo Ajay Banga annuncia che l’istituzione quintuplicherà in cinque anni la propria attività sui minerali critici, con venti Paesi partner potenziali. «Nei minerali critici prevediamo di quintuplicare il nostro business in cinque anni», si legge nel testo anticipato da Reuters.Le cifre stanno nel piano di attuazione su metalli e minerali: 19 miliardi di finanziamenti negli esercizi dal 2026 al 2030, contro i 3,6 miliardi del quinquennio precedente. Dentro ci sono prestiti, garanzie e capitale privato per l’estrazione e la lavorazione di litio, nichel, cobalto, gallio e terre rare, i materiali di batterie, magneti e semiconduttori di cui la Cina controlla gran parte della raffinazione mondiale. «Questa settimana abbiamo lanciato i primi accordi-Paese con le banche multilaterali di sviluppo, per costruire industrie locali e tenere a casa più posti di lavoro e più valore», ha aggiunto Banga. L’elenco dei venti Paesi non è stato diffuso.La richiesta americana era arrivata due giorni prima. Nella dichiarazione ai comitati direttivi delle due istituzioni, diffusa la sera di mercoledì, il segretario al Tesoro Scott Bessent ha elencato ciò che Washington si aspetta dalla Banca: la fine del divieto di finanziare esplorazione e produzione di petrolio e gas, riforme degli appalti «che producano più concorrenza e qualità», un’uscita più rapida dei Paesi ormai ricchi dal credito agevolato, Cina e Polonia in testa. E i minerali sottomarini: «Questo include l’estrazione in acque profonde, dove la Banca può avere un ruolo catalizzatore fornendo conoscenze e orientamento in un settore nascente».Banga non ha pronunciato quelle parole. Il piano della Banca riserva al settore un «approccio precauzionale» e vincola gli eventuali investimenti alle politiche interne dell’istituzione, che per ora non li prevedono. Sull’energia Bessent era stato più netto: «La Banca non può invocare in modo credibile la titolarità dei Paesi mentre esclude per principio i progetti upstream prima ancora di valutarne i meriti di sviluppo». Nessuna organizzazione ambientalista ha commentato finora la parte sui fondali.I numeri che Banga porta a Bangkok rispondono anche a chi, a Washington, giudica la Banca lenta. Nell’esercizio chiuso il 30 giugno il Gruppo ha mobilitato 112 miliardi di capitale privato, più del triplo rispetto all’anno prima del suo arrivo, su un totale di 230 miliardi di finanziamenti.Le licenze di PechinoIl piano arriva mentre la Cina usa le terre rare come leva nel confronto con gli Stati Uniti e come moneta di scambio con l’Europa. Giovedì, a una domanda dell’emittente americana Cnbc, il portavoce del ministero del Commercio cinese ha detto che Pechino è pronta a continuare ad approvare le licenze di esportazione verso l’Europa a prescindere dalla scadenza di gennaio della tregua commerciale con Washington. La settimana scorsa il ministro del Commercio Wang Wentao e il commissario europeo Maroš Šefčovič hanno firmato a Pechino sedici intese, tra cui un «canale verde» per le licenze su terre rare e magneti destinati all’industria europea.La leva è stata costruita per gradi. Nell’aprile 2025 Pechino ha imposto un regime di licenze su sette terre rare pesanti, dal disprosio all’ittrio, con l’obbligo di certificarne l’uso civile. In ottobre ha esteso i controlli a qualunque prodotto contenga almeno lo 0,1 per cento di terre rare di origine cinese, dopo che gli Stati Uniti avevano allargato la lista nera commerciale alle controllate delle società cinesi. Il vertice tra Xi Jinping e Donald Trump di fine ottobre 2025 ha sospeso la regola per un anno; Bessent ha poi annunciato una proroga di due mesi, fino a gennaio, mentre la moratoria sulla norma extraterritoriale scade il 10 novembre.Nella stessa dichiarazione il segretario al Tesoro ha chiesto al Fondo monetario più analisi sulle «politiche non di mercato» e ha annunciato un contributo iniziale americano a un nuovo fondo fiduciario per l’energia nucleare amministrato dalla Banca. Nessuna reazione cinese al piano di Banga è arrivata finora. Secondo un rapporto del Council on Foreign Relations, centro studi di New York, tra il 2023 e il 2026 la Cina ha introdotto controlli all’export su gallio, terre rare e almeno altri sette materiali, quasi sempre nelle settimane successive a nuovi dazi o restrizioni tecnologiche americane.