Etiopia-Eritrea, Rubio telefona al premier Abiy Ahmed: «Il Corno d’Africa non può tollerare altri conflitti»

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NAIROBI — Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha telefonato mercoledì al primo ministro etiope Abiy Ahmed per chiedergli di tornare al dialogo con l’Eritrea, nel quadro dell’accordo di pace che i due Paesi firmarono nel 2018. «Tutti i Paesi del Corno d’Africa devono rispettare la sovranità e l’integrità territoriale dei vicini ed evitare incursioni transfrontaliere», si legge nella nota del Dipartimento di Stato. «La regione non può tollerare altri conflitti».La chiamata arriva mentre le truppe federali etiopi sono rientrate a Zalambessa, città di circa 15.000 abitanti sul confine con l’Eritrea, dopo il ritiro dei soldati eritrei che la settimana scorsa vi erano entrati a sostegno dei ribelli tigrini. Lo riferisce Reuters citando sei fonti, tra cui un diplomatico; un portavoce di una milizia filogovernativa non ha confermato. Un tassista del posto, Hayelom Gebretsadkan, ha raccontato all’Associated Press di aver visto gli eritrei per l’ultima volta «quando se ne sono andati, in tarda mattinata».Secondo Acled, l’osservatorio americano sulla violenza politica, il ritiro eritreo attraverso Zalambessa è avvenuto lunedì 12 ottobre. Nelle stesse ore una colonna federale con carri armati è partita da Adigrat verso il confine. Il Critical Threats Project dell’American Enterprise Institute calcola un’avanzata di circa 37 chilometri in due giorni, con scarsa resistenza. Un alto ufficiale federale, parlando in forma anonima, ha ammesso che restano «piccole sacche di forze nemiche che resistono».Human Rights Watch segnala civili uccisi e feriti da colpi d’artiglieria nel Tigray meridionale e strutture sanitarie chiuse. Laetitia Bader, vicedirettrice per l’Africa dell’organizzazione, chiede un monitoraggio indipendente, il ripristino delle comunicazioni e un accesso umanitario sicuro, senza indicare chi abbia sparato. A settembre l’Ufficio Onu per i diritti umani aveva documentato raid aerei dell’esercito federale su cinque scuole del Tigray, con morti e feriti, e reclutamenti forzati di civili e minori da parte dei ribelli del Fronte popolare di liberazione del Tigray.Le lettere al Palazzo di VetroVenerdì il ministro degli Esteri etiope Gedion Timothewos ha scritto al Consiglio di sicurezza che truppe eritree meccanizzate e di fanteria si trovano fino a 60 chilometri dentro l’Etiopia, e ha invocato l’articolo 51 della Carta, quello sulla legittima difesa, senza fornire prove né indicare le aree occupate. Il suo omologo eritreo Osman Saleh ha chiesto al Consiglio di condannare una «deplorevole dichiarazione di guerra» di Addis Abeba, senza confermare né smentire il passaggio delle truppe. Asmara nega qualsiasi incursione e chiede all’Onu «misure deterrenti» contro l’Etiopia.Le due lettere si accusano a specchio, e ciascuna chiede alle Nazioni Unite di punire l’altra, mentre sul confine gli eserciti si sfiorano. Il ministro dell’Informazione eritreo Yemane Meskel ha scritto su X che l’Etiopia «lavora apertamente per un cambio di regime in Eritrea», dando rifugio a «mercenari che si dicono opposizione». Nessuna delle due capitali ha risposto alle domande dei cronisti sui combattimenti. Martedì il Consiglio di sicurezza si è riunito a porte chiuse su richiesta degli Stati Uniti; il segretario generale António Guterres si era detto «profondamente preoccupato» per la presenza di forze eritree in territorio etiope.Guterres ha richiamato i firmatari dell’accordo di Pretoria, che nel 2022 chiuse la guerra del Tigray: circa 500.000 civili morti per violenze, carestia e collasso sanitario, secondo i ricercatori dell’Università di Gand. Allora Etiopia ed Eritrea combatterono fianco a fianco contro il Fronte tigrino; oggi i soldati di Asmara entrano a Zalambessa accanto a quegli stessi ribelli. L’accordo, mediato da istituzioni africane e da Washington, non è mai stato attuato per intero: circa un milione di persone non è tornata a casa.Nella primavera del 2025 i ribelli hanno ripreso l’offensiva a fine settembre, e da inizio ottobre l’esercito federale ha riconquistato Mekelle, Adigrat, Adwa e Axum. Almeno 150.000 persone sono sfollate nella vicina regione Afar, secondo una fonte umanitaria.Sullo sfondo resta il Mar Rosso. Asmara accusa Addis Abeba di cercare un pretesto per invadere e ottenere uno sbocco diretto alla costa. L’Etiopia non ha accesso al mare dal 1993, quando l’Eritrea divenne indipendente e la frontiera passò sopra Zalambessa, sulla strada che da Adigrat sale verso Asmara.