BERLINO — Francia e Germania hanno trattato per giorni e giovedì sera erano a un passo dalla firma: un’intesa che fissa al 90% il taglio delle emissioni di CO2 delle auto nuove nel 2035, rispetto al 2021, senza l’obbligo di compensare il 10% restante. Al tavolo il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Friedrich Merz, con il commissario europeo all’Industria Stéphane Séjourné, francese, nel ruolo di mediatore. In gioco c’è la sopravvivenza del motore termico in Europa dopo il 2035 e la riapertura al Regno Unito delle regole del «made in Europe» per l’auto.L’accordo però non è stato firmato. A sera un portavoce del governo tedesco ha fatto sapere che non esiste alcuna intesa finale, riferisce Politico Europe: a frenare sono i socialdemocratici della Spd, socio minore della coalizione di Merz, che temono un indebolimento degli obiettivi climatici. Parigi non ha commentato.La bozza l’ha vista Reuters. Il -90% resta senza alcuna compensazione, mentre la Commissione, nel pacchetto auto del 16 dicembre 2025, chiedeva di colmare il resto con acciaio europeo a basse emissioni, carburanti sintetici e biocarburanti. Le regole «made in Europe» coprirebbero i 27 e i partner che al 1° gennaio 2020 facevano parte del mercato interno: una data scelta per includere Londra, uscita dal mercato unico alla fine di quell’anno.La porta aperta ai britannici ha un prezzo. Il testo chiede «piena reciprocità» e un «allineamento dinamico alle condizioni Ue sugli investimenti dai Paesi terzi e alle misure Ue di difesa commerciale»: in pratica Londra dovrebbe adottare i dazi europei contro le elettriche e le ibride cinesi.Lo scambio tra le due capitali, ricostruito dalla stampa economica tedesca, è più largo. Merz e Macron sarebbero d’accordo sul 90% secco; in cambio Berlino accetterebbe di riservare gli incentivi pubblici alle auto prodotte nei 27, con possibile estensione britannica, e quote crescenti di batterie e componenti europei. Cadrebbero anche gli obblighi di elettrificazione per le grandi flotte aziendali.Il freno dei socialdemocraticiIl nodo è nella coalizione tedesca. Il ministro dell’Ambiente Carsten Schneider, socialdemocratico, aveva proposto una soglia del 95% con 5 punti coperti dall’acciaio a basse emissioni. La bozza va nella direzione opposta: 90% più altri 10 punti di flessibilità in cambio di investimenti nei carburanti alternativi, e cancella l’obbligo di acquistare acciaio verde. Il testo invoca «un migliore equilibrio tra obiettivi climatici, competitività industriale, sviluppo tecnologico e rafforzamento della creazione di valore europea».Macron aveva messo le mani avanti già lunedì, al salone dell’auto di Parigi: «Ci sono vincoli politici dall’altra parte del Reno, e rispetto del tutto le discussioni di coalizione». Séjourné, due giorni dopo, parlava di un’intesa possibile «in poche ore o giorni», ma «gli obiettivi di decarbonizzazione non vanno cancellati».La legge europea del marzo 2023 vietava dal 2035 la vendita di auto nuove con emissioni. La Commissione l’ha riscritta a dicembre al 90%: secondo le sue stime, dopo il 2035 resterebbe termica tra il 27 e il 29% delle immatricolazioni. Il pacchetto deve ancora passare dal Consiglio e dal Parlamento europeo, dove parte dei deputati tedeschi dei popolari punta a respingerlo o indebolirlo.Le reazioni sono divise. L’organizzazione ambientalista Transport & Environment avverte che l’allentamento «distoglierà investimenti dall’elettrificazione proprio mentre i costruttori europei devono recuperare sui cinesi». I costruttori tedeschi della Vda avevano bocciato come «deludente» la proposta di dicembre per i vincoli su acciaio e carburanti; l’associazione europea Acea teme che condizioni troppo strette sul «made in Europe» si rivelino controproducenti. Nel frattempo le vendite di sole elettriche sono cresciute del 26% nei primi dieci mesi del 2025, fino al 16% del mercato.Il calcolo che spiega la fretta è nei numeri del Consiglio. Finora la Francia guidava, con Spagna, Svezia, Danimarca, Paesi Bassi, Portogallo e Lussemburgo, la minoranza che bloccava l’allentamento: il suo passaggio dall’altra parte consegnerebbe a Berlino la maggioranza, ed è questa la partita che si gioca sotto la cifra del 90%. Giovedì sera, dalla cancelleria, è arrivata soltanto la smentita di un’intesa conclusa.